Conferenza stampa del Forum Catanese Acqua Pubblica

Le proposte del Forum catanese dopo l’annullamento del contratto con la Sie

Una gestione dell’acqua pubblica e partecipata

[“La Sicilia”, domenica 23 gennaio 2011, p. 36]

Il «Forum Catanese per l’acqua pubblica», che ha sede presso l’Arci, in piazza Carlo Alberto n. 47, continua la propria battaglia contro la privatizzazione di un bene primario qual è l’acqua. Campagna che ha sensibilizzato l’opinione pubblica, trovando una grande rispondenza di idee e di ideali, e che si è tradotta in un notevole sostegno alla raccolta di firme per proporre un referendum abrogativo della legge che ha privatizzato l’acqua, referendum che, ritenuto ammissibile dalla Corte Costituzionale, si terrà in primavera, elezioni permettendo. Leggi tutto

La privatizzazione del servizio idrico sarà una “occasione perduta”?

Referendum Acqua: come stanno veramente le cose? Le manchevolezze del sistema idrico della Sicilia derivano principalmente da un fallimento della regolazione pubblica, non dall’incapacità dei gestori privati

Il “via libera” della Consulta a due dei quattro referendum sull’acqua impone di interrogarsi sullo “stato dell’arte”. L’Istituto Bruno Leoni lo fa con un Briefing Paper di Luciano Lavecchia, fellow dell’IBL: “L’occasione perduta. La gestione del Sistema idrico integrato in Sicilia” (PDF). Leggi tutto

(Caltagirone) La privatizzazione dell’acqua pubblica è fallita?

[“La Sicilia”, mercoledì 15 dicembre 2010, p. 50]

«La Sie deve sciogliersi» – Caltagirone. I soci dell’Ato Idrico chiedono di rendere operativa una sentenza del Cga

Continuano le riunioni sul problema idrico: adesso viene chiesto lo scioglimento della Sie.
L’assemblea dei soci dell’Ato idrico Catania ha dato mandato, al consiglio di amministrazione dello stesso Ato, di rendere operativa una sentenza emanata a suo tempo dal Cga che, nella sintesi, annullerebbe la costituzione e l’attività della Sie, la società Servizi idrici etnei spa.
A darne notizia è Gigi Cascone, segretario cittadino di Rifondazione comunista (Prc) di Caltagirone che, attraverso un documento, ha poi fornito ulteriori chiarimenti in merito alla spinosa questione. La sentenza del Cga in discussione è la 589 del 27 ottobre del 2006. Leggi tutto

Caltagirone verso il ritorno all’acqua pubblica?

[fonte]

L’acqua è di tutti, il sindaco Pignataro forse questo non lo sa…

COMUNICATO STAMPA

Esprimiamo soddisfazione per la decisione presa dal consiglio provinciale, su proposta del PRC-PdCI di impegnare l’amministrazione provinciale affinché si attivi per la fuoruscita dell’Ente dalla SIE Spa, gestore unico del servizio idrico dell’intera provincia.
La SIE, infatti, è stata dichiarata illegittima con sentenza n. 589 del 27/10/2006 del CGA, che ha annullato importanti atti amministrativi riguardanti la costituzione e l’attività della società mista S.I.E. spa Continua a leggere

Acqua pubblica – in Provincia di Catania si abbandona il gestore privato

Un primo passo verso la ripubblicizzazione dell’acqua. L’Ato idrico e la provincia di Catania approvano la fuoriuscita dalla SIE (Servizi Idrici Etnei)

Nella seduta di lunedì 22 Novembre il consiglio provinciale di Catania ha approvato un documento che impegna l’amministrazione provinciale affinchè si attivi per la fuoriscita dell’Ente dalla SIE Spa – gestore unico del servizio idrico dell’intera provincia. Il documento proposto dai consiglieri provinciali Antonio Tomarchio (PDCI), Valerio Marletta (PRC) e altri è stato condiviso dall’amministrazione Castiglione.
Dopo anni di battaglia politica in consiglio e nel forum acqua pubblica di Catania, arriva la tanto richiesta decisione dell’ammnistrazione provinciale. Si pone fine all’esperienza della società Sie Spa(capitale misto 51% pubblico e 49% privato) creata nel 2004 per la gestione unica del servizio idrico integrato nella provincia di Catania. Leggi tutto

(Catania) Assemblea per l’acqua pubblica

Domenica 14 novembre 2010 a Catania nell’Aula magna del Liceo Scientifico Boggio Lera (Via Quartarone n. 3) dalle ore 10.30 si svolgerà un incontro organizzativo: “Il Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua ed il Coordinamento Nazionale: obiettivi , strategie e metodi comuni – dalle criticità alle soluzioni”. Leggi tutto

Referendum sull’acqua pubblica – si forma il Comitato per il no

2010.07.20 – Presentato ufficialmente oggi, alla Camera dei Deputati, Acqualiberatutti, il comitato per il No al referendum sulla nazionalizzazione dell’acqua. “Se vincerà il fronte del sì – denuncia il neocomitato – uno dei risultati inevitabili sarà che gli italiani dovranno pagare una nuova tassa per l’acqua, dal momento che per far fronte agli sprechi e ai necessari investimenti di ammodernamento degli acquedotti servono 60 miliardi di euro”.Secondo Acqualiberatutti (che sta raccogliendo le adesioni di politici di entrambi gli schieramenti, ricercatori, professionisti e società civile), chi ha firmato contro la “privatizzazione dell’acqua” ha in realtà firmato contro la libertà di organizzazione del settore. “Le attuali norme prevedono che, ferma restando la proprietà pubblica dell’acqua, la gestione dei servizi sia affidata tramite procedure di gara trasparenti – spiega Antonio Iannamorelli (Pd), uno dei promotori – Se vincessero i sì, si tornerebbe ad una gestione di sprechi, più imposte ai cittadini e un uso clientelare della cosa pubblica”.
“Il comitato per il sì ha fatto una propaganda falsificata, facendo passare un messaggio errato – spiega Benedetto Della Vedova (Pdl e presidente di Libertiamo), – Il decreto Ronchi non prevede certo che l’acqua diventi privata. Quello che è in discussione è il servizio di trasporto dell’acqua dalla sorgente al rubinetto, che ha dei costi. Ma il fronte del sì vuole che tutto ciò sia fatto dello Stato, tornando quasi ad una gestione sovietica del servizio. Eppure in Italia la libera concorrenza sul fronte dell’elettricità e della telefonia ha dato grandi risultati”. Per il presidente di Libertiamo, il referendum butterà’ una bomba a orologeria nel Pd: alla consegna delle firme raccolte per promuovere il referendum mi sarei aspettato una presa di posizione da parte del Pd o del suo segretario, per chiarire quella che è la realta”. E cioè, continua Della Vedova, ‘che l’impostazione del referendum e’ quella di riportare la gestione del servizio idrico ad un sistema statale, quasi sovietico. O Bersani pensa di dire in televisione che il decreto Ronchi attenta a un diritto fondamentale? Non puo’ farlo e lo sa, perchè non è vero”.
Per Giuliano Cazzola, l’altro deputato del PdL presente alla conferenza stampa, si tratta di una “battaglia difficile e resa ancora più complicata dal fatto che i referendari hanno veicolato, un messaggio sbagliato”.
“Il comitato si costituirà ora”, conclude Piercamillo Falasca, vicepresidente di Libertiamo, “presso la Corte Costituzionale. Ci batteremo per sottolineare l’incostituzionalità dei quesiti referendari. Metà dell’acqua trasportata si perde e viene sprecata. E se si elimina qualsiasi forma di redditività del servizio, nessuno farà mai gli investimenti necessari”. A condividere la battaglia dei referendari per il ‘no’ anche la deputata dell’Udc Anna Teresa Formisano e Franco Bassanini, ex ministro e Presidente della Cassa depositi e prestiti.
Tra le organizzazioni aderenti, oltre a Libertiamo, anche l’Istituto Bruno Leoni e l’Adam Smith Society.

L’Istituto Bruno Leoni aderisce al Comitato per il no ai referendum sulla “privatizzazione” dell’acqua.

Dice Carlo Stagnaro, direttore ricerche e studi dell’IBL: “un milione e quattrocentomila persone sono state ingannate: gli è stato chiesto di firmare contro la ‘privatizzazione’ dell’acqua e contro gli aumenti tariffari, quando in realtà stavano firmando per consegnare alla casta il controllo delle risorse idriche. In Italia, infatti, l’acqua non è mai stata privatizzata e nessuno propone di privatizzarla: semplicemente, il nostro paese si è parzialmente allineato agli standard europei che prevedono di affidare il servizio idrico tramite gara. Solo in questo modo è possibile costruire una cornice legale e regolatoria favorevoli agli investimenti necessari in tutto il ciclo idrico, dalla captazione delle acque fino alla depurazione.
L’alternativa, naturale conseguenza dell’eventuale vittoria dei sì ai referendum, è la gestione politicizzata, clientelare e sprecone che ci ha portato nell’attuale situazione in cui più di un terzo dell’acqua va sprecata e troppi comuni sono ancora privi di impianti di depurazione decenti. La normativa esistente è per molti versi inadeguata, ma occorre farle fare dei passi avanti verso una maggiore apertura al mercato, non un balzo indietro verso un passato partitocratico che nessuno rimpiange”.

In provincia di Siracusa si lotta per il ritorno all’acqua pubblica.

QUALCUNO LUCRA SULL’ACQUA CHE APPARTIENE ALLA NATURA DELL’UOMO

“La Nota 7”, sabato 19 dicembre ’09.

(gregorio valvo) Augusta, Avola,
Noto, Floridia, danno vita a tan-
ti movimenti civici del “No” alla
privatizzazione dell’acqua e chie-
dono alla politica un ripensamento
sull’affidamento a Sai8. A Siracu-
sa l’azione più clamorosa viene
dai consiglieri dei gruppi federati
con l’UDC ( Udi e Udc per il Ter-
ritorio) che vogliono un dibattito
consiliare sulle inadempienze di
Sai8 nella gestione della rete idri-
ca. Il Comune di Melilli attende di
risolvere davanti ai giudici del Tar
la volontà del suo sindaco, Pip-
po Sorbello, di non consegnare a
Sai8 la gestione della propria rete
idrica. Sono segnali di maturità
che salgono dalla società per fer-
mare la speculazione del futuro.
E’ un fronte che si rafforza di gior-
no in giorno quello contro la ge-
stione privata dell’acqua. In molti
comuni della Provincia di Siracusa
è già diventata una battaglia civica
per impedire che l’acqua possa di-
venire un bene di consumo come
ormai in molte parti del mondo
avviene. Non a caso l’ultimo ? lm
del famoso agente 007 (Quantum
of Solace) si è occupato proprio
del grande affare mondiale dello
sfruttamento estremo delle risor-
se idriche da parte della grandi
organizzazioni criminali. Non è
novità che alcune multinaziona-
li senza scrupoli in paesi a bassa
economia hanno portato il prezzo
dell’acqua a superare quella dei
carburanti. L’acqua la devono ne-
cessariamente utilizzare ( compra-
re ) anche i più poveri a differenza
della benzina che serve solo a chi
può permettersi il lusso dell’auto.
Da anni un libro divenuto “Van-
gelo” è quello scritto da Shiva
Vandana “Le guerre dell’acqua”
che utilizza il suo Paese, l’India,
per comprendere cosa si muove
in un mondo di società che si ap-
propriano, grazie alla complicità
di governanti corrotti, delle risor-
se idriche attraverso la stipula di
contratti che assegnano a società
private lo sfruttamento dell’acqua.
Lo scenario finale è quello di società che si
quotano in borsa e poi ? niscono per essere
acquisite da multinazionali senza naziona-
lità e senza volti, avente il solo scopo di
guadagnare il massimo possibile. Si ap-
prende di società che usano il bene acqua
come da noi i petrolieri usano il prezzo
alle pompe af? dandosi solamente ai giochi
delle borse mondiali. Per noi ancora non è
così. Sappiamo tutti che senza la necessaria
vigilanza delle popolazioni potrebbero ar-
rivarci presto, in pochi anni, se lasciassimo
la nostra classe politica libera di decidere
per noi. I tentativi sono stati fatti e sono
anche riusciti. Ha iniziato il Governo Pro-
di, ha proseguito quello in carica di Berlu-
sconi. La politica, a cominciare dal basso,
saprà resistere alle tentazioni che arrivano
sotto forma di società private che voglio-
no fare diventare il loro business l’acqua?
Molti dubitano anche in provincia di Sira-
cusa, e non perché hanno visto un ? lm o
letto un libro, dubitano perché conoscono
i loro bisogni e i politici che votano. Ad
Avola, a Noto, ad Augusta, a Floridia e a
Melilli sono sorti comitati spontanei ca-
paci di vedere lontano e a cominciare ad
imporre ai loro politici di confrontarsi nei
consigli comunali, nelle istituzioni di base,
dove ancora ci sono politici che vivono tra
la gente e non viaggiano quotidianamen-
te in auto blu e in aereo. A loro bisogna
chiedere di guardare oltre l’assunzione del
parente. Ad Avola anche la chiesa cattolica
per voce di un parroco ha detto “no”alla
vendita dell’acqua. Davanti ai consiglieri
e ai rappresentanti dei comitati civici di
tutela dell’acqua, Don Giovanni Caruso
ha posto l’interrogativo: cosa farà la Sai8,
quando qualcuno non pagherà la bollet-
ta dell’acqua? Ovviamente la staccherà.
E siamo solamente all’inizio della strada.

[fonte]