Randagismo: cosa dovrebbe fare il Comune di Mineo?

Rth.F., in un pomeriggio d’aprile, si trovava nel centro storico di Mineo. Da una abitazione nelle vicinanze si avvicinava a piedi tra le piccole stradette per raggiungere la propria automobile, parcheggiata in un’area di sosta nei pressi della Biblioteca Comunale, sotto l’ex mulino. Da qualche tempo abitualmente vi soggiornano alcuni cani randagi, tra i tanti che circolano nel borgo così come nelle zone rurali circostanti. In questo caso la loro permanenza si spiega anche perché qualche concittadino che ha malinteso il senso della solidarietà si prodiga a nutrirli, motivo per cui da là non si spostano. Quali conseguenze igieniche ciò comporta si possono immaginare, con escrementi ovunque. Ma c’è di peggio, quando cioè animali di fatto lasciati a sé stessi si riuniscono in branco e si convincono di essere padroni del territorio. Così R.F., nel tentativo di arrivare alla vettura per lasciare la zona, si trovava in notevoli difficoltà vista la presenza inquietante dei numerosi animali proprio in quello spazio, mentre per altre persone l’esperienza è stata arricchita anche da tentativi di attacco da parte degli stessi animali, che potevano portare a conseguenze gravi per l’incolumità delle persone coinvolte. Il 13 maggio in Piazza Buglio un bambino la sera mentre giocava insieme a altri è stato morso alla gamba da un cane di proprietà ma lasciato incustodito. Finora segnalazioni all’amministrazione non hanno prodotto risultati. Ogni giorno, finché non si provvederà da parte degli organi competenti, c’è una situazione di rischio permanente che può colpire chiunque, soprattutto i soggetti più deboli come bambini e persone anziane poco autosufficienti. 

Il 23 giugno 2014 viene pubblicata una ordinanza sindacale – la n. 7425 Prot. Gen. – riguardante il caso di un cane che è stato gestito dagli uffici del Comune.
Il documento dice che il cane nel 2014 ha avuto un incidente, forse investito da un’auto. Il cane era stato consegnato al Rifugio sanitario “Oasi Cisternazza” s.a.s. di Zafferana Etnea per essere curato. Inoltre l’animale viene sterilizzato e provvisto di microchip per l’iscrizione all’anagrafe canina.
È una nuova tecnologia che permette di recuperare informazioni utili a gestire i casi di smarrimento, abbandono o rapimento: un minuscolo circuito inserito sottopelle rende sorpassato il metodo del tatuaggio e riporta un codice di 15 cifre (le prime 3 identificano la ditta produttrice o il Paese) che permette di attribuire l’identità a un numero di quasi cinquecento milioni di animali secondo il calcolo combinatorio. Nel nostro Paese il Ministero della Salute dichiara che sono quasi otto milioni gli animali iscritti all’Anagrafe degli animali d’affezione – cani, gatti, furetti – provvisti di microchip o tatuaggio. La lettura viene effettuata con apposito congegno dai servizi veterinari delle Asl, gli ambulatori veterinari privati e la Polizia municipale. La banca dati nazionale è aggiornata dalle singole regioni e attualmente per quanto riguarda la Sicilia sono registrati 400.000 cani, 2.500 gatti e 1 furetto.
Al cane ritrovato a Mineo viene assegnato il codice 380260040927976, dove i primi tre numeri indicano la nazione Italia. Inserendo il codice nella banca dati dell’Anagrafe animali d’affezione si viene a sapere che al cane è stata attribuita la data di nascita 1 gennaio 2012, è di razza meticcia, di taglia media e sterilizzato. Inoltre viene indicata come sede sanitaria di riferimento l’Asp di Catania e l’email salvatore.rubbino@aspct.it, tel. 095/482135. Una volta guarito, il cane è stato riconsegnato al Comune di Mineo che a sua volta lo ha reimmesso in libertà, attestandone “l’indole docile”.
Quali sono le normative sull’argomento, e cosa dicono? La Regione Siciliana – Assessorato della Sanità – Dipartimento Attività Sanitarie e Osservatorio Epidemiologico ha realizzato nel 2012 un opuscolo informativo, scaricabile dalla rete, dal titolo Tutela degli animali d’affezione e lotta al randagismo. La campagna di comunicazione si rivolge alle Istituzioni ma anche agli operatori professionali o di volontariato nel settore degli animali domestici senza proprietario e persegue l’obiettivo di incentivare l’iscrizione dei cani all’Anagrafe canina regionale e il controllo delle nascite. La Legge 14 agosto 1991 n. 281 ha sostituito alcune parti del testo unico per la finanza locale Regio Decreto 14 settembre 1931, n. 1175 e ha ripreso la Convenzione europea per la protezione degli animali da compagnia approvata a Strasburgo il 13 novembre 1987. Come principio generale, “Lo Stato promuove e disciplina la tutela degli animali di affezione, condanna gli atti di crudeltà contro di essi, i maltrattamenti ed il loro abbandono, al fine di favorire la corretta convivenza tra uomo e animale e di tutelare la salute pubblica e l’ambiente”. Gli animali sprovvisti di proprietario non possono essere soppressi né destinati alla sperimentazione, a meno che non risultino incurabili o di comprovata pericolosità sociale. Una volta iscritti all’Anagrafe apposita, sterilizzati e vaccinati, possono essere ceduti a privati o associazioni che ne assumono cure e responsabilità. Per i gatti è prevista la reimmissione in libertà. È compito delle regioni istituire l’Anagrafe regionale, adottare un programma di prevenzione del randagismo e determinare i criteri per il risanamento dei canili comunali e la costruzione dei rifugi per cani, strutture sottoposte al controllo sanitario delle Asl. Le regioni devono inoltre promuovere iniziative di informazione da svolgere anche in ambito scolastico “al fine di conseguire un corretto rapporto di rispetto della vita animale e la difesa del suo habitat”, ma anche indennizzare le perdite di capi di bestiame uccisi da cani randagi. I Comuni, a loro volta, utilizzano i fondi erogati dalle regioni per costruire i canili e possono attivare servizi orientati alla gestione del randagismo. La legge prevede sanzioni amministrative per il proprietario di un animale che lo abbandona, che non lo registra all’anagrafe e – reato con pene pecuniarie più pesanti – fa commercio di animali al fine di sperimentazione.
Soltanto il 3 luglio del 2000, con la legge regionale n. 15, la Regione Siciliana ha recepito la legge nazionale e ne ha emanato il relativo Regolamento di attuazione. Altre successive modifiche sono state disposizioni concernenti il divieto di maltrattamento degli animali e contro le lotte o competizioni clandestine (L. n. 189 del 2004.07.20), la tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione di cani (ordinanza Min. Salute del 2006.12.12 con modifiche del 2007.03.28, del 2009.03.03, del 2011.03.22 e del 2011.08.04), misure per l’identificazione e la registrazione della popolazione canina (ordinanza Min. Lavoro, Salute e Politiche Sociali del 2008.08.06 con proroga del 2010.07.21), divieto di utilizzo e detenzione di esche o bocconi avvelenati (ordinanza Min. Lavoro, Salute e Politiche Sociali del 2008.12.18, con modifiche del 2009.03.19, del 2009.04.07 e del 2012.02.10).
Nell’ordinanza del ministero della salute del 2006 si fornisce un elenco di 17 razze canine “a rischio di aggressività” tra i quali sono presenti Pit bull, Rottweiler, Dogo argentino e alcune razze di cani pastore. Per i cani pericolosi si prescrive l’obbligo di museruola e guinzaglio nei luoghi pubblici, inoltre è obbligatoria una polizza assicurativa di responsabilità civile per danni contro terzi causati dal proprio cane. Viene vietato l’addestramento mirante a accrescere l’aggressività dell’animale, così come la selezione di razze con lo stesso scopo, il “doping” e alcuni interventi chirurgici destinati a modificare l’aspetto di un cane o finalizzati a altri scopi non curativi, come il taglio della coda – con deroga parziale per alcune razze e comunque entro la prima settimana di vita – o delle orecchie, la recisione delle corde vocali, l’asportazione delle unghie e dei denti. Allo stesso modo è vietato l’uso di collari elettrici o altri congegni atti a determinare scosse o impulsi elettrici sui cani. Infine minorenni, disabili e persone con precedenti penali non possono essere proprietari di razze canine a rischio di aggressività. In seguito è stato esteso a tutte le razze di cani l’obbligo per i proprietari di portare sempre con sé una museruola da applicare in caso di necessità e l’obbligo di raccogliere le feci del cane con strumenti idonei in ambito urbano.
Secondo l’attuale normativa, è fatto obbligo ai Comuni individuare e delimitare aree urbane da destinare all’attività motoria degli animali d’affezione, provvedendo a periodici interventi di bonifica e di disinfestazione previa consulenza del Servizio Veterinario della Azienda Sanitaria Provinciale. Il Comune deve istituire l’Ufficio per i diritti degli animali, impegnarsi in un piano di controllo delle nascite e infine risponde di eventuali danni causati a terzi da cani vaganti sprovvisti di proprietario e perciò deve provvedere alla stipula di una assicurazione. In caso di avvelenamento di un animale d’affezione, il comune deve aprire immediatamente un’indagine e provvedere alla bonifica dell’area interessata da avvelenamento, segnalata con appositi cartelli.
Le associazioni per la protezione degli animali che siano iscritte all’albo regionale hanno un ruolo di collaborazione con gli Enti locali, possono segnalare l’esistenza di cani non iscritti all’anagrafe, partecipare ai progetti di prevenzione del randagismo, gestire in convenzione rifugi sanitari dotati di medico veterinario, esprimere un parere relativamente alla reimmissione di cani sul territorio. Nei confronti dei proprietari o detentori di animali d’affezione, le associazioni possono rendersi utili fornendo informazioni sugli animali per farli conoscere meglio a chi se ne prende cura, per promuovere l’iscrizione all’anagrafe e l’inserimento del microchip nonché la sterilizzazione per prevenire cucciolate non programmate.

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