A Mineo arriva Pegaso, S.p.A. delle lauree per corrispondenza

per l’Osservatorio per la Trasparenza Amministrativa a Mineo

Il Coordinatore Politico della lista che da ormai due anni governa il paese ha avuto una nuova idea e l’ha realizzata. Le porte per lui sono sempre aperte e non esistono le lunghe attese burocratiche. In qualità di Presidente di un Centro Studi – C.e.s.t.a. – si è accreditato presso una università telematica privata, la Pegaso, S.p.A. istituita nel 2006 con sede centrale a Napoli, per aprire una sede a Mineo.
Pegaso offre nove corsi di laurea, sessanta master e dieci percorsi di perfezionamento. È riconosciuta dal ministero, ma ci sono stati dei controlli periodici per verificarne i livelli qualitativi. Il Comitato Nazionale per la Valutazione del Sistema Universitario ha pubblicato la verifica dei risultati conseguiti dalla Pegaso nel suo primo triennio di attività [Cfr. Undicesimo Rapporto sullo Stato del Sistema Universitario, gennaio 2010, e seguenti; Verifica dei risultati conseguiti dall’Università Telematica Pegaso al termine del quinto anno di attività, Anvur, luglio 2012]. È emerso che Pegaso non ha realizzato una significativa attività di ricerca nei settori inclusi dall’offerta didattica e che la direzione dei dipartimenti è stata affidata a personale docente estraneo all’ateneo. Altro dato interessante è che il rapporto tra docenti e studenti è di 1 a 600, uno dei più alti laddove la media per le Università pubbliche è di 1 a 30. Il che permette all’azienda di risparmiare moltissimo sui costi del personale ma d’altra parte incide sulla qualità della formazione, lo studente è disperso in una folla poco gestibile da parte degli scarsi docenti: «Nel 2011 hanno conseguito il titolo di laurea ben 1.928 studenti. Non vi è alcuna proporzione ragionevole rispetto alla dimensione del corpo docente, anche se in esso si volessero includere, discutibilmente, i docenti a contratto». Se poi si guarda ai costi, emerge che l’Università pubblica italiana ha una contribuzione media annua per studente di 1.000 € – senza voler qui entrare nel dettaglio della progressività delle rette in base al reddito familiare, un fattore che di norma le private non considerano – mentre la Pegaso si collocava su cifre pari almeno al doppio e oltre. Alla faccia della convenienza! Dove sarebbero i benefici per il paese? Eppure, l’Università privata prevede sconti e facilitazioni, ma per chi? Solo per gli appartenenti a certe associazioni, un sottobosco infinito, con tanti insospettabili scelti a discrezione di Pegaso. D’altronde stiamo parlando di imprese private che non hanno nessun dovere di eguaglianza verso gli altri. Poteva mai restare inutilizzata una simile formula che pare fatta apposta per ringraziare gli amici? E allora vai di sconti ai “virtuosi e meritevoli”, cioè a chi fa parte del Centro Studi C.e.s.t.a, del Consorzio Nuovo Cara Mineo (all’interno del quale è presente Sol.Calatino) e del Consorzio Sol.Co. Catania! Da parte ministeriale si scrive al riguardo che «l’ampia serie di convenzioni con enti e istituzioni […] genera inevitabilmente un flusso di immatricolazioni associato alla aspettativa di acquisire titoli aventi valore legale (ad esempio spendibili per la carriera interna) massimizzando il riconoscimento dei crediti in ingresso. Questo fenomeno deve essere presidiato con molto rigore, allo scopo di evitare la produzione di titoli legali il cui contenuto non sia comparabile con quello delle altre istituzioni universitarie». E comunque, al netto dello sconto, bisogna sborsare sempre circa 2.000 € ogni anno.
Cosa dice il ministero sulla didattica erogata dalla Pegaso? Si esprimono “perplessità” per un corpo docenti con troppi professori provenienti da altre Università, un fattore che danneggia la continuità di un già virtualizzato rapporto tra studente e docente. «L’Ateneo ha provveduto a reclutare docenti a contratto titolari di corso. Di per sé questa scelta è compatibile con il dettato normativo, ma solleva ampie perplessità circa la qualità complessiva della erogazione. Infatti se il corso a contratto è tenuto da un docente di altri Atenei, dovrebbe concorrere al carico didattico ufficiale al fine di ottenere livelli di impegno corrispondenti alla didattica ordinaria. Se il corso è tenuto da personale non strutturato in proporzioni molto ampie, è inevitabile che la qualità complessiva della didattica ne risenta. La figura del docente a contratto è giustificata solo in ambiti molto circoscritti, nei quali portatori di esperienze professionali esterne alla università (industria, professioni, esperienze internazionali) possono arricchire un curriculum solidamente incardinato, e in prospettiva sarà limitata a meno di un terzo della didattica diretta». Con specifico riferimento al corso di laurea in Giurisprudenza, «si qualifica come un corso di tipo remedial per studenti lavoratori espulsi dal sistema universitario. […] Presenta innegabili facilitazioni nell’acquisizione dei crediti e nell’impegno richiesto per superare gli esami».
Successive valutazioni ministeriali sono state ostacolate dal mancato invio dei dati richiesti ai dirigenti della Pegaso per quanto concerne il numero di iscritti suddivisi nei vari corsi e anni e il numero dei laureati. Così facendo ha perso ogni diritto a ricevere contributi, ma ha evitato controlli che potevano dare disturbo. È una grave opacità, poco giustificabile soprattutto quando si aspira a costituire accordi e collaborazioni con enti pubblici che dovrebbero sapere con chi hanno a che fare.
Chi dirige la Pegaso? A capo dell’università telematica dal 2006 al 2012 c’erano i fratelli Angelo e Danilo Iervolino. Il primo nell’aprile 2013 è stato arrestato dall Guardia di Finanza su ordine della Procura di Torre Annunziata. È accusato di associazione a delinquere, falso in atto pubblico e soppressione di atti pubblici nella gestione dell’Istituto Paritario Vittorio Emanuele II, una specie di “diplomificio” nel quale si falsificavano i registri di classe con assenti che diventavano presenti, bastava pagare e gli esami venivano tutti superati anche dai più asini senza studiare proprio niente. La morte prematura dell’accusato ha impedito la prosecuzione del processo, che è stato archiviato. Degna di nota pure la vicenda del rettore vicario di Pegaso, Giuseppe Paolone, condannato per bancarotta, truffa e false comunicazioni sociali nel 2001 in primo e secondo grado. La sentenza è stata rinviata in cassazione nel 2006 e poi è arrivato il proscioglimento per prescrizione dei reati.
Tutte queste verifiche – quanto mai necessarie visti i soggetti – sono state compiute dal sindaco di Mineo prima di scegliere proprio la Pegaso tra le tante Università? O forse è successo l’esatto contrario, un altro caso di inversione dei ruoli nel quale chi amministra ha subito scelte volute da altri? Ci sono stati degli accordi politico-elettorali che si fanno nella fase della campagna acquisti prima del voto secondo il classico sistema? Se così fosse, l’arrivo di Pegaso a Mineo non sarebbe altro che una clausola di contropartita, in cambio di un certo numero di consensi orientati da parte di determinati gruppi di potere locale. Per sapere come è andata veramente basterebbe chiedere con una bella interrogazione se tra i consiglieri comunali ce n’è qualcuno che già in passato a avuto rapporti di lavoro con la Pegaso.
La Pegaso vanta di occupare sedi prestigiose che ne simboleggiano l’altissimo profilo culturale. A Mineo Palazzo Ballarò possiede certamente tali requisiti e se poi è anche gratis, la fortuna non potrebbe andare meglio. Come funziona l’accordo tra ente pubblico e privato? Le regole che dovrebbero valere per tutti sono state rispettate? C.e.s.t.a. è una associazione Onlus cioè “non a scopo di lucro”, ma nel caso in questione sta svolgendo un lavoro per conto di una società privata, la S.p.A. Pegaso. Se è vero che i locali di Palazzo Ballarò sono stati dati in uso gratuito, ecco che con lo stratagemma di mettere in mezzo una associazione si offre la possibilità a un privato di stabilire un rapporto privilegiato con il Comune. Chi altro mai avrebbe potuto sperare di essere trattato in modo così favorevole? Solo qualche maluppinsante potrebbe collegare tra loro qualche banale coicidenza, cioè che il centro studi C.e.s.t.a. dipende dal Consorzio SolCalatino e ne condivide lo stesso Presidente, a sua volta Coordinatore della forza politica al governo del paese.
Se si guarda al contesto europeo si notano grosse differenze. Come osserva un componente del comitato ministeriale di valutazione, Guido Fiegna, «La sfida dell’e-learning non ha portato alla creazione di una grande università telematica pubblica, come la Uned spagnola che ha 150mila allievi, o la Open University inglese, che ne ha oltre 180mila, ma alla creazione di tante piccole realtà con dichiarato scopo di lucro». In passato il Comune di Mineo aveva messo a disposizione degli studenti uno “Sportello Universitario” in collegamento con l’Università di Catania. Che fine ha fatto? C’è ancora qualcuno a Mineo capace di distinguere le caratteristiche di un Bene Comune e abbastanza libero per prenderne pubblicamente le difese? O siamo forse tornati al tempo dei Vescovi-Conti, con soggetti che si credono onnipotenti solo perché circondati da creature in preda alla paura di esporsi e perciò ridotte a sudditi tremebondi? Le coscienze sono messe a dura prova e anche il potere spirituale è sotto assedio: c’è il rischio che i parrini non allineati saranno presto sostituiti da qualche cooperativa, o da qualche circolo fidato, un passo alla volta verso il punto di non ritorno.

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