La nuova rappresentanza sindacale Rsu nel Comune di Mineo

Si sono recentemente svolte a Mineo le elezioni dei rappresentanti sindacali Rsu dei dipendenti comunali. Erano candidate due liste, una completa con cinque candidati a coprire i cinque posti di rappresentanza, un’altra formata da un solo candidato. La Cgil Fp non ha raccolto nemmeno un voto a Mineo, visto che nessun dipendente comunale tra quelli notoriamente e dichiaratamente schierati su quel versante politico ha voluto – o forse potuto, per cause indipendenti dalla sua volontà – proporre la lista. Alle votazioni ha partecipato buona parte degli aventi diritto. Il risultato, calcolato con il metodo dei quozienti, ha portato alla formazione di una Rsu nella quale è stato eletto anche il candidato della lista alternativa.
In linea generale, anche se in un organo plurale tutte le decisioni vengono prese con voto a maggioranza più o meno qualificata in presenza del numero legale, il fatto che tale organo non sia costituito interamente da una sola fazione è già di per sé potenziale garanzia di un suo funzionamento più corretto, secondo le regole e non secondo arbitri di comodo, grazie alla funzione di controllo che la minoranza può esercitare. Tale garanzia torna a vantaggio di tutto il corpo elettorale che ha espresso la Rsu, perché sebbene siano sempre possibili accordi ufficiosi tra ciascun elettore e uno o più candidati rappresentanti, sta di fatto che un organismo monopolistico una volta insediato potrebbe anche dimostrarsi autoreferenziale e perseguire obiettivi e finalità propri, che in tutto o in parte divergono dalle linee programmatiche espresse nella fase antecedente alle elezioni, senza che vi sia all’interno di quell’organismo nessuna componente che possa compiere le indispensabili operazioni che consistono nella rilevazione della condotta della maggioranza e nell’espressione di contrarietà, quando non diventi necessario perfino mettere in luce vere e proprie irregolarità che invece sarebbero potute passare impunemente, al riparo da occhi indiscreti. Sebbene non siano mancate in passato situazioni che hanno visto Rsu non “monopolizzate” da nessuna sigla sindacale grazie alla presenza di almeno un componente non allineato, si prefigurano scenari non scontati per quanto riguarda gli eventi futuri, a breve e a medio termine a causa di una serie di circostanze attuali nel panorama politico-amministrativo del Comune.
Tempo fa l’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo, nel corso di una inchiesta riguardante il nuovo assetto degli uffici a seguito dei cambiamenti nell’organigramma comunale, ha esaminato anche il ruolo delle rappresentanze sindacali in seno al Comune. A tale proposito si faceva rilevare che, nonostante quasi nulla sia rimasto com’era nel precedente assetto a partire dal numero e dalle attribuzioni delle macro-aree, il ruolo delle Rsu era apparso fin da subito poco incisivo, per non dire inesistente. Eppure non erano mancati specifici casi nei quali sarebbe stato più che auspicabile sentire una voce indipendente dall’Amministrazione in carica, capace di interpretare i diritti del lavoratore pubblico con sufficiente autorevolezza senza lasciare solo ciascun soggetto impiegato a confrontarsi con forze soverchianti. Gli stessi articoli frutto dell’inchiesta, pur avanzando la grave ipotesi che alla base del nuovo organigramma e come sua unica reale ragion d’essere vi fosse una strategia di spoil system, non hanno avuto nessuna smentita neanche da parte delle Rsu.
Eppure, ci sono innegabili convergenze di interessi tra la cittadinanza destinataria dei servizi erogati dal Comune e dai suoi uffici e il benessere lavorativo, la piena valorizzazione e l’assenza di fattori problematici cronicizzati per i dipendenti comunali. Un ambiente di lavoro sano e soddisfacente per loro, in linea di massima non può che essere di giovamento alla Comunità intera, ma l’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo aveva notato che poco o nulla era stato messo in atto da parte delle Rsu in quel delicato quanto profondo sconvolgimento della struttura del Comune.
Va ricordato inoltre che il lavoro dei dipendenti comunali è oggetto di osservazione del “Nucleo di valutazione della performance”, organo dalla composizione in verità molto discutibile e anche qui si attende che la parte sindacale esprima il proprio parere, vista la pericolosità potenziale di valutazioni emesse da soggetti la cui professionalità – ma soprattutto indipendenza dal condizionamento di fazione – è tutta da dimostrare, a partire dai rispettivi curriculum, laddove le prerogative stabilite per legge sono: «elevata professionalità ed esperienza, maturata nel campo del management, della valutazione della performance e della valutazione del personale delle amministrazioni pubbliche. […] non possono essere nominati tra soggetti che rivestano incarichi pubblici elettivi o cariche in partiti politici o in organizzazioni sindacali ovvero che abbiano rapporti continuativi di collaborazione o di consulenza con le predette organizzazioni, ovvero che abbiano rivestito simili incarichi o cariche o che abbiano avuto simili rapporti nei tre anni precedenti la designazione».
Anche dopo il rinnovo della Rsu nella sua composizione persiste immutata l’ipotesi – che già era stata denunciata – di conflitto di interessi per uno dei suoi componenti tra il ruolo di rappresentante sindacale e l’inquadramento come Capo del Gabinetto del Sindaco. Ciò nonostante, la nuova Rsu potrebbe ripensare il modo in cui i sindacati sono stati presenti nella articolata vicenda del riassetto complessivo di uffici e personale, in particolare per quanto concerne il coinvolgimento attivo e la concertazione consensuale che per prassi e per regole di legge dovrebbe accompagnare tali cambiamenti, di fronte ai quali ciascun singolo dipendente non è oggetto inanimato da ricollocare parimenti a una suppellettile inventariata tra i beni mobili o immobili, ma al contrario partecipa al processo decisionale con l’obiettivo comune alle dirigenze di conseguire nello specifico del proprio operato e complessivamente per gli uffici livelli di efficienza e efficacia maggiori che in passato, a vantaggio della cittadinanza destinataria dei servizi che sono la ragion d’essere di un Comune. Proprio riguardo alla presunta conquista di maggiori livelli di efficienza e efficacia a seguito della riorganizzazione degli uffici, l’anno trascorso dovrebbe permettere già alcune valutazioni di massima, per casi particolari o di portata più ampia, eventualmente segmentata per macro-area. Si prenda per esempio l’area dei servizi culturali, sulla quale nel recente passato l’Osservatorio ha avuto modo di rilevare alcune anomalie e inspiegabili caratteristiche tali da far pensare quasi a un “mobbing dirigenziale”: in che modo sta rispondendo alla ordinaria domanda di servizi in rapporto allo straordinario compito assegnatole inerente la realizzazione di una ambiziosa impresa, la celebrazione dell’Anno Capuaniano? Come vengono usate le risorse umane, come vengono ripartite tra compiti ordinari e straordinari? Le competenze di ciascuno sono riconosciute e valorizzate, ci sono casi di sovraccarico o di sottoutilizzo? Sarebbe interessante tanto in questo caso come nell’ambito più generale sentire la voce dei sindacati, a riequilibrio costante dei rapporti di forza tra il dipendente e la controparte datoriale. È una voce che la democrazia del lavoro, per una qualche fondata ragione, giudica necessaria, se qualcuno la pensa diversamente che parli.

Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo

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