Nuove assunzioni in vista, si liberano cinque posti al Comune di Mineo

E meno male che c’era la crisi! A quanto pare, a Mineo c’è assoluto bisogno di mantenere il numero degli impiegati al Comune ai livelli attuali: con delibera di giunta del 24 ottobre (n. 163), l’Amministrazione ha iniziato le procedure che porteranno a nuove assunzioni di personale. Si è deciso così, senza considerare che le risorse economiche disponibili nelle casse comunali diminuiscono, che per il progressivo spopolamento del paese gli abitanti / contribuenti / utenti sono sempre di meno, che nel prossimo futuro l’informatizzazione della Pubblica Amministrazione Locale grazie ai sistemi automatici in rete consentirà ai cittadini di accedere a tanti servizi senza bisogno di andare negli uffici né di interagire con persone fisiche. A parte il dato di fatto di un numero di dipendenti comunali che già da decenni è ben al di sopra delle medie regionali e nazionali.
Alcuni dipendenti comunali andranno in pensione nel corso del 2015: ecco il pretesto per le nuove assunzioni. Ci sarebbero tra le leggi e i regolamenti alcune fessure e spiragli nei quali trovare un “sistema”, in barba alle politiche portate avanti dal governo italiano per evitare gli sprechi nelle amministrazioni locali e alla faccia delle crescenti rigidità sulla spesa pubblica, provvedimenti necessari per combattere l’enorme debito nazionale.
Assumere altri dipendenti al Comune di Mineo è utile? A chi serve? La politica non è banale applicazione delle leggi, come se fosse tutto automatico e “deciso dall’alto”. Si presenta un programma, si definisce una direzione e si cerca di seguirla nei fatti con i provvedimenti messi in atto. Chi governa Mineo ha forse l’obiettivo di mandare il paese in dissesto, come altri Comuni vicini? C’è un pachiderma comunale sempre più in bilico, a rischio di una rovinosa caduta perché è poggiato sulle spalle di un paese ormai pressoché defunto. Amministratori lungimiranti dovrebbero cercare tutte le strade percorribili per alleggerire tale peso. Il pericolo del dissesto finanziario non si combatte con assunzioni che riconfermano il monte-spesa formato anche dalle decine di migliaia di euro che ciascun dipendente ogni anno costa alla collettività.
Un primo passo della strategia che oggi appare chiara è stato quello di formulare una nuova pianta organica – l’organigramma degli uffici comunali, del quale si era già parlato in varie occasioni – con lo stesso numero di dipendenti rispetto al passato. Una reale volontà di ridurre gli sprechi avrebbe potuto definire in quella sede un naturale percorso senza forzature. Con l’andata in pensione di alcuni impiegati ogni anno, non c’era il problema di licenziare nessuno. Almeno si poteva cogliere l’occasione del naturale concludersi di alcuni rapporti lavorativi, in modo da ottenere pacificamente un piccolo significativo beneficio alle miserabili casse comunali. Visto l’elevato numero dei dipendenti, si poteva modificare la pianta organica e riassegnare del personale già presente, che attualmente è sottoutilizzato. Per quanto riguarda i precari, esiste forse una corsia preferenziale nella competizione per i posti messi in palio? In certi casi – di cui si è già detto in precedenza – sono i precari a reggere interi uffici comunali svolgendo incarichi di responsabilità e anche per questo potrebbe essere ragionevole avviare la stabilizzazione del loro rapporto lavorativo con l’Ente pubblico.
Vogliamo dimenticare che, in sede di approvazione del bilancio preventivo 2014, l’assessore Blangiforti aveva più volte parlato delle enormi difficoltà dell’Ente a tenere in piedi i servizi essenziali, a causa di una cronica mancanza di liquidità? L’assessore rinviava il problema alle minori entrate dalle tasse locali, ai minori trasferimenti da Stato e Regione, ecc. E allora, dove sta la coerenza logica di ciò che si dice, a confronto di come si agisce visto che si vanno a riconfermare ingenti spese annue di cui non si capisce quale sia la necessità?
Anche da qui passa la corruzione e l’infiltrazione delle consorterie mafiose nelle Istituzioni. A Palermo i deputati regionali si riducono di un terzo. A Mineo funziona diversamente: si è rimasti affezionati ai vecchi metodi clientelari. Bisogna avere sempre avere qualcosa da spartire, se si vuole continuare a tenersi il potere. È in vendita il consenso di chi è abituato da generazioni a sperare nei miracoli per poter cambiare il proprio destino. Ben cinque posti / stipendi verranno messi all’asta, a beneficio di altrettante famiglie per un totale di svariate decine di voti. Debiti contratti in campagna elettorale possono essere pagati con le risorse di tutti e sarebbe un vero problema se il magico meccanismo dovesse malauguratamente incepparsi.
Esiste un solo antidoto ai giochi oscuri con cui, dopo tante promesse personali fatte per ottenere affiliazioni e sottomissioni, si cerca di usare come moneta di scambio un diritto al lavoro per chi davvero lo merita e ne ha i requisiti. La notizia ora è ufficiale perché non si poteva più tenere nascosta, ma chissà da quanto tempo l’argomento circolava tra chi pensa che partendo in vantaggio sulla concorrenza ha già la vittoria in tasca.
Devono essere difese le pari opportunità di accesso, garantite da corretti criteri di valutazione e dal rispetto delle regole. L’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo seguirà nei prossimi articoli ogni successivo passaggio burocratico. A Mineo tempo fa comparve una scritta sui muri del paese: “la mafia c’é”. Non sappiamo dire se fosse una denuncia o al contrario una rassicurante conferma per chi non ne può fare a meno. La mafia c’è, oppure no? Nel dubbio, si valutò opportuno intervenire d’urgenza e far sparire con un colpo di spugna non già la mafia, ma almeno la scritta quella sì. Quel nome doveva sparire dalla vista della gente, perché dava fastidio.

Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo

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