I misteri dell’Anno Capuaniano – Si infittisce il giallo dell’estate

220px-Capuana_bustoÈ spuntato anche il nome di Napolitano tra gli oscuri vortici che occupano in pianta stabile la Vetustissima ex Iucundissima Urbs e arrivano a impregnare dei propri fetidi miasmi anche il Quirinale. Al Presidente della Repubblica Italiana è stato richiesto il patrocinio sul programma dei festeggiamenti in onore dello scrittore preveggente morto di crepacuore.
Dunque, l’Ispettore Derrick ha ragionevole certezza che un programma esiste. È stato pubblicato? No, ci mancherebbe. È stata consegnata una copia del programma ai convenuti nella seconda assemblea pubblica, lo scorso 11 agosto? Non risulta. Il programma dell’Anno Capuaniano c’è per alcuni e solo per loro: gli altri continuano a rimanerne esclusi. Però stiano ben tranquilli che, per pagare le tasse che servono a mantenere certe vanaglorie pseudoculturali, li si verrà sempre a cercare fino a casa e coi gendarmi, se necessario.
Sanno i compaesani di Don Lisi che si è stabilito di compiere una trascrizione dei manoscritti originali per verificare modifiche e alterazioni dei testi del Capuana avvenute in fase di stampa? Non era necessario informarli, perché già è stato deciso a chi passare l’incarico. È un lavoro che non poteva essere certo affidato nelle mani di chiunque, ma quali erano i requisiti necessari per aspirare a essere prescelti? Mistero! L’incaricato delle trascrizioni è un dipendente comunale? Svolge questo compito in orario di lavoro? Se del caso, saremmo davanti a un abuso d’ufficio. L’Organigramma del Comune ha un elenco di funzioni (si veda in proposito il precedente articolo La riorganizzazione del Comune di Mineo – II parte). Non è consentito a nessuno inserire attività altre, magari con la scusa che c’è a portata di mano qualche dipendente sottoutilizzato perché nessuno finora gli ha dato un ruolo definito. Il Comune esiste per servire i bisogni dei cittadini, non è una fonte di braccia a costo zero, già pagate dal contribuente e che il primo che passa può usare a suo gusto. Non è corretto distogliere il personale in forze al Comune per scopi che travalicano i limiti contrattuali, a imitazione delle mafiosità universitarie dove ancora ai giorni nostri certi “baroni di facoltà” si dilettano a tiranneggiare e sfruttare gli allievi che gli capitano a tiro, facendone i propri schiavi personali ricattati dal bisogno di arrivare alla laurea. Non possono essere di attenuante nemmeno i cattivi esempi locali: da un lato il “privato sociale”, ovvero farsi gli affari propri con soldi estorti con le tasse, dall’altro lato la “più grande azienda del Calatino”, che – dopo la felice esperienza dello stage formativo per migranti nei bagni pubblici del paese – ha raggiunto la perfetta integrazione con le campagne della Piana, dove si è abbassato notevolmente il costo della manodopera agricola.
E così si procede e si cammina nella palude dell’omertà e delle connivenze – spesso accompagnate da convenienze – laddove già da tempo il pubblico e il privato si confondono, fino a sostituirsi l’uno con l’altro. Qualcuno è pagato con missioni per girare l’Italia tra biblioteche e archivi alla ricerca degli articoli pubblicati da Capuana? C’è da finanziare una pubblicazione dedicata all’Anno Capuaniano con l’editore Donzelli? Non serve assolutamente un bando pubblico per individuare il curatore che ci metterà la propria firma, perché c’è già! E si capisce: il cinico mondo dell’editoria è duro da affrontare direttamente con le proprie forze; è pieno di insidie e i meriti contano qualcosa. Molto meglio giovarsi di un sicuro ormeggio come la committenza pubblica, che ci mette i soldini e così tranquillizza subito l’editore. Quando il ritorno economico è garantito e non si corrono rischi d’impresa anche se non si venderà nemmeno una copia, perfino il fumiere diventa profumato e lo si impagina volentieri. A Capuana simili fortune furono negate: a lui toccò la strada tutta in salita di dover imparare in giovane età a scrivere bene per davvero, se voleva pubblicare qualcosa, ma quelli erano altri tempi, oggi la tacita subalternità ai politicanti di turno apre tutte le porte: «Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ’l salir per l’altrui scale».
Nessuna risposta finora, cosa pensare di un silenzio tanto profondo? Riuscirà a cavare qualcosa dalle mandibole serrate qualche interrogazione in Consiglio comunale? Il giallo continua, da una puntata alla successiva, fonte di emozionanti sorprese. Nei prossimi mesi a Mineo se ne vedranno ancora tante, finché arriverà l’atteso momento di aprire alle folle di visitatori i luoghi dei delitti capuaniani, con il supporto di un efficiente e ben collaudato sistema di “albergo diffuso”, su modello di quanto si era fatto un po’ di anni fa per il Festival dei Giovani: a norma non c’erano nemmeno le lampadine appese ai soffitti, ma una mano lava l’altra e se nessuno fa la spia siamo tutti figli di Maria. Non mancherà il coro di una Corale, come si faceva nei teatri antichi, a dare vigore e solennità alla trama del giallo dell’estate. Il prezzo dello spettacolo aumenta, ma ne vale la pena e lo pagheremo volentieri. Continua…

Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo

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