Sul “Patto Territoriale” critiche anche da Grammichele

SenzanomeIntervista a Raffaele Barone, TvrXenon, 11 agosto 2014

Cascino – Si sta parlando tanto e continuiamo a parlarne perché certamente al di là delle scelte istituzionali, che certamente deludono e sono incomprensibili, come abbiamo detto anche in altre occasioni, e sto parlando del Consiglio Comunale di Caltagirone, che ha approvato seppur  risicatamente questa adesione della Giunta Bonanno al “Patto Territoriale per l’Economia Sociale”. Resta un argomento che non può passare così, per tante ragioni, perché non è solo una scelta di strategia politica, come abbiamo detto in altre occasioni. Questa adesione da parte della Giunta e la votazione con questo risultato al Consiglio Comunale sono determinate non già da un ragionamento veramente disinteressato e nell’interesse del territorio e della collettività ma è – e sfido chi voglia dimostrare il contrario – determinato solo ed esclusivamente da interessi di piccoli orticelli personali che possono riguardare la maggior parte dei consiglieri comunali, che hanno votato, che potranno votare, che potranno modificare, ecc. La prendo a ridere perché in effetti i protagonisti di questa vicenda ognuno sa perfettamente a cosa ci riferiamo. Siccome non vogliamo scendere oltremisura, la lasciamo così. Però è giusto che la gente sappia che è un argomento gravissimo, è un argomento dove nell’unità il Consiglio Comunale si è espresso e quindi ha approvato l’adesione della Giunta Bonanno a questo “Patto Territoriale per l’Economia Sociale del Calatino”, ma è chiaro che questa maggioranza è determinata solo ed esclusivamente da fatti meramente e squisitamente personalistici e affaristici, o di interessi personali. Per approfondire l’argomento abbiamo stasera ospite gradito il dott. Raffaele Barone, consigliere comunale di opposizione a Grammichele, ha svolto un ruolo da protagonista nella politica sociale e economica degli ultimi vent’anni. Presidente dell’Area di Sviluppo Industriale, riuscì a risollevarne le sorti finché fu in carica. Quattro anni fa Grammichele ha aderito al “Patto Territoriale”, con grande meraviglia dell’attuale sindaco e del presidente del Consiglio, i quali non ne sapevano niente.
Barone – Partirei dalla storia dei “Patti Territoriali”. Sono stati avviati nel periodo Delors – fine anni Novanta – erano delle strategie pubbliche per affrontare i problemi dell’occupazione. Molte parti d’Europa lanciarono i “Patti Territoriali”. Sono delle strategie di politiche pubbliche per contrastare le forme di esclusione sociale e di carenza occupazionale per le popolazioni fragili. Ciò che mi colpisce di questa vicenda è che un privato convoca i Comuni per costituire un “Patto Territoriale”: siamo al sovvertimento dei ruoli, questa intanto è un’anomalia grave perché quando le cose nascono al contrario, nascono storte, non possono portare che problemi. Nelle democrazie, le politiche pubbliche le attuano le persone elette dal popolo perché la democrazia è fatta di gestione pubblica del bene pubblico. Il “Patto Territoriale” è un bene pubblico, il privato può concorrere nella strategia di sviluppo con selezione pubblica, quindi è il contrario, non è il privato che seleziona il pubblico e invita le pubbliche amministrazioni ma devono essere queste a selezionare i privati che fanno il loro mestiere, guadagnare da una iniziativa economica e sociale. Tutte le regole dell’Unione Europea prevedono che per qualsiasi cosa ci deve essere l’evidenza pubblica. Questa cosa va completamente cambiata, i sindaci del nostro comprensorio devono riprendere in mano la situazione e assumersi la responsabilità. Non può essere che il Comune di Caltagirone rinuncia alla sua funzione guida, è una questione storica, politica, culturale, sociale, economica, se no veramente stiamo annullando la storia del nostro territorio. Tra l’altro il Comune di Caltagirone ha una tradizione virtuosa, ci sono stati dieci anni di politiche di sviluppo che la Commissione Europea ha premiato.
Rischiamo di creare una situazione di sottosviluppo, perché il “Patto Territoriale” serve per rispondere ai bisogni dei cittadini con più difficoltà e per creare sviluppo, invece si rischia di creare conseguenze negative. Secondo me tutto sta avvenendo ingenuamente, chi sta portando avanti l’iniziativa non è neanche cosciente e consapevole, fa il suo interesse legittimo ma non sa cosa può accadere. Non so quanto i pubblici amministratori, i sindaci, i consiglieri comunali che votano queste delibere sono consapevoli, perché aderire a un “Patto Territoriale” significa programmazione, impegno di spesa. C’è sviluppo dove c’è democrazia, dove c’è bene pubblico. Il contrario succede in certi Paesi dell’Africa dove le compagnie private finanziano la politica e fanno il bello e il cattivo tempo, ci sono le guerre e l’arricchimento di pochi.
In questi anni a Grammichele non abbiamo avuto nessun beneficio dall’adesione al “Patto Territoriale”. Va considerata anche la questione del Cara, dove c’è un appalto con un solo partecipante per novantasei milioni di euro, sono oltre duecento miliardi delle vecchie lire per tre anni per tremila persone. Come vengono gestiti? Qual’è l’evidenza pubblica nella selezione delle persone, queste persone ci lavorano, si impegnano, quali sono le verifiche, chi controlla chi?
Su un vuoto di progettualità pubblica si è inserito un soggetto interessato a fare soldi e gestire occupazione che poi rischia di diventare clientela e rischia di distorcere la logica democratica della politica. Diceva Ragusa che hanno creato quattrocento posti di lavoro. Con tutti quei soldi ce ne dovrebbero essere migliaia di posti, invece vanno nella gestione privata. Il Cara è una città unica al mondo, con quattromila persone gestite in questo modo molto discutibile. I nostri ragazzi emigrano perché non hanno futuro, l’Europa dà i soldi per tenere i migranti qua mentre queste persone sanno già dove vorrebbero andare, in altri Paesi. Questa politica locale è senza prospettiva, va avanti solo per proroghe nella sua debolezza e lascia spazio a un privato che non ha bisogno di competere e non innova. Che significa “economia sociale” senza l’economia nel suo complesso? Senza agricoltura, senza turismo, senza servizi che sviluppo è? Dove sta il vero lavoro oltre l’assistenzialismo? Non si può basare tutto sui fondi pubblici, poi quei soldi del Cara vengono spesi a fare feste, articoli sui giornali ecc. Nel Calatino si deve creare lavoro con un progetto di sviluppo condiviso, non buttare i soldi.

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