I consiglieri comunali di Caltagirone si confrontano sul monopolio di SolCalatino

Prosegue il dibattito sul “Patto Territoriale” nei Comuni del comprensorio Calatino

I consiglieri comunali di Caltagirone si confrontano sul monopolio di SolCalatino

pattoIl caso di Mineo si configura come destino prossimo anche per Caltagirone, con un signore eletto da nessuno che bivacca stabilmente nel Gabinetto del sindaco, a far cosa dovrebbe essere lui a spiegarlo. Qui di seguito la cronaca del Consiglio Comunale dell’8 agosto 2014, riunito in seduta straordinaria avente per oggetto adesione del Comune di Caltagirone al “Patto territoriale”.
Gemma Marino – questo Consiglio urgente straordinario è stato convocato da alcuni consiglieri per dire che il “Patto territoriale” non andava firmato, perché già in premessa il testo del Patto dichiara che da parte del Comune in questo territorio c’è stata incapacità, mentalità antica e assistenzialismo. Dichiara inoltre che i sindaci non sono capaci, non sanno programmare, non sanno leggere i bisogni dei cittadini, ecc. Meno male che c’è il privato, allora. Non andava firmato anche perché si capovolgono i ruoli: il privato si appropria delle prerogative dell’Ente pubblico. Il pubblico deve fare l’interesse dei cittadini, e ci rimette anche a volte, perché va incontro ai bisogni, il privato ha una natura diversa. C’è un grave vulnus alla nostra organizzazione sociale. Ci sono poi altre degenerazioni.
Noi a Caltagirone siamo stati esempio e traino in tante iniziative, la 328, progetti riconosciuti e premiati dai ministeri, ecc. Il “Patto territoriale” dice che il capofila – un privato – fa rete, concerta, fa sviluppo ecc. con tanti obiettivi, si occupa del coordinamento, è una struttura di regia che individua gli obiettivi da raggiungere, inoltre si coinvolge anche la Fondazione di Comunità: sono tutte cose giuste ma il protagonista è improprio, abusivo, un intruso della democrazia.
Il SolCalatino, secondo il “Patto territoriale”, stipulerà protocolli d’intesa con i vari soggetti nel territorio, è previsto l’utilizzo di spazi e locali pubblici, un impegno sulle energie rinnovabili e sul microcredito. I Comuni sottoscrittori danno facoltà a SolCalatino di prendere l’iniziativa autonoma e estendere a altri soggetti la partecipazione.
Il “Patto territoriale” è vecchio, risale al 2010, si parla della Provincia, che ora non c’è più. Mi meraviglio che anche la Confartigianato ha ammesso con la sua firma la propria incapacità a fare sviluppo. Si può aprire una voragine e dietro il “Patto territoriale” ci può essere dell’altro. Si blinda un territorio, facendo il comodo di alcuni con tornaconti di vario tipo, politici e economici, ma si sta instaurando il monopolio e chi non è dentro viene escluso. Questa è una strada che ci può portare molto indietro, sfrutta il momento di crisi delle città, si intravede il ricatto: o con noi – e avrai qualcosa – o contro di noi”, e così viste le difficoltà che hanno i giovani e i disoccupati si torna al peggiore clientelismo, si barattano i diritti come se fossero favori. Liberi e forti si deve essere in concrerto, per il bene di tutti e senza interessi personali. Presentiamo un documento a nome di nove consiglieri, da mettere ai voti stasera.
Luca De Caro: Vogliamo capire le ragioni della firma, visto che nessuna spiegazione è stata data finora, ma solo una delibera di giunta. Perché si è delegata a un privato la gestione dei servizi sociali?
Interviene il sindaco: non è vero che vengono delegate funzioni. Si può accedere a dei finanziamenti, al Banco Alimentare ecc. C’è la crisi e sarebbe da stolti non cogliere questa possibilità. Il privato può accedere a finanziamenti e metterli a disposizione dell’insieme. Può portare qualcosina in più, non partecipare sarebbe stato tagliarsi le gambe.
Paolo Crispino – forse è il sindaco che doveva leggere meglio il testo del “Patto territoriale”. Innanzitutto si vede subito che è obsoleto, almeno bisognava chiedere all’Ente capofila di aggiornarlo. Non è stato consultato nessuno. Con un colpo di mano il 15 luglio è stato approvato tutto. Si danno in mano ai privati i soggetti deboli, non è la stessa cosa indirizzarli a uno sportello comunale o da un privato per chiedere aiuto.
Si poteva chiedere ai colleghi degli altri Comuni quali benefici ne hanno ricevuto finora. Il 18 gennaio scorso viene pubblicato su “La Sicilia” il bando di un progetto per combattere la povertà con distribuzione di pacchi di cibo. SolCalatino partecipa con tre cooperative. La graduatoria è uscita a luglio e solo una delle tre ha ottenuto il finanziamento. C’è stata tanta leggerezza finora, temiamo che questo sia il primo passo verso la privatizzazione dei servizi sociali.
Giovanni Garofalo – sindaco, Lei ha fatto una campagna elettorale contro la Sie per restituire l’acqua al pubblico, così il cimitero, ecc. Non mi interessa chi è questo Paolo Ragusa, ma ricordo Castiglione che era in prima fila a difendere l’ospedale di Caltagirone, in seguito ha più speso una parola per l’ospedale?
Ci sono tutti dietro perché conviene a tutti, ma Lei ha mancato di rispetto a questo Consiglio comunale perché ci doveva consultare prima. Quando sono andato a Villa Montevago mi veniva da piangere per come venivano trattate quelle persone, come carne da macello! Dovrebbero trovare conforto, trovano sfruttatori di carne umana! Castiglione e Alfano si sono divisi la Sicilia sulla risorsa dei migranti, per approfittarsene. In quella villa c’era lo schifo, quattro bagni per centocinquanta persone. Nessuno è intervenuto, Lei aveva il potere di farla sgomberare subito.
Ora non c’è nessuno, il proprietario non li vuole più, gli hanno distrutto la villa, lo hanno ingannato, gli avevano detto che erano solo quaranta bambini. Ora ci sono quarantacinquemila euro di danni. Dobbiamo stare attenti, già sono andati a trovare la “Città dei Ragazzi” e la casa di riposo, c’è un gran giro di soldi, trecentocinquanta milioni di euro da gestire. Chiedo al sindaco di essere attento, ai semafori non ci si può fermare più, ai supermercati è lo stesso. Ci sono tanti sciacalli, bisogna stare attenti.
De Caro – Lo statuto del “Patto Territoriale” e quello di SolCalatino sono molto simili, noi non possiamo accettare di metterci a ruota di SolCalatino. Si doveva valutare la serietà dei soggetti promotori del “Patto Territoriale”. Il soggetto privato non viene a casa nostra a fare il comodo suo, come nel caso di Villa Montevago. Già a Mineo e a Vizzini questo soggetto ha dimostrato di cosa è capace, non può essere “zucchero che non guasta bevanda”, già abbiamo visto al Cara di Mineo dove non c’è nessuna integrazione. Le comunità depresse per l’incapacità delle amministrazioni non possono accettare il ricatto per avere qualche entrata in più. Si alzasse ciascuno di noi qui in Consiglio, per dire se si hanno coniugi o parenti che lavorano per SolCalatino! Non può essere il bisogno la guida al governo locale, qua c’è solo il business, non progetti, serietà, analisi. Il Prefetto di Catania non sa cosa fare, c’è l’emergenza che scavalca tutto. Il soggetto privato, grazie al Cara di Mineo, si è sistemato le casse e ora arriva qui con la scusa dell’opportunità per il Comune. Il pubblico non può delegare la guida della gestione comunale, il privato ha i suoi interessi, dove sono le garanzie? Qual’è l’obiettivo, fare di Caltagirone la città dei migranti?
Bizzini – Penso che sia stato un errore aderire al Patto. Non si è tenuto conto della volontà dei cittadini e del Consiglio: si poteva ascoltare prima. Lei, sindaco, è stato eletto politicamente e la politica è l’esercizio della democrazia. Altri erano i programmi in campagna elettorale. Si è parlato del Cara: oltre al business ci sono tanti altri effetti, col Cara si eleggono sindaci e consiglieri comunali. Caltagirone è terra di conquista. Qua c’è stato l’inchino di Schettino al privato, ci dobbiamo inchinare per ricevere finanziamenti, era questa l’ancora di salvezza? Ci stiamo mettendo nelle mani di gente che da tempo ci provava. Lei così sta contribuendo a fortificare personaggi politici, e spero di essere smentito.
Di Pasquale – Si sta esasperando la questione con affermazioni pesanti. Ho ascoltato tante stupidaggini e comizi, [contestazioni] se posso vado avanti se no mi fermo qua. Non è arrivato in Consiglio prima dell’approvazione perché le regole danno prerogative al sindaco, non era obbligatorio passare in Consiglio. Qui sono state dette facchinate, e si rischia che le persone ci credano pure! Cosa c’entrano i migranti? Non si parla di questo nel “Patto”. Del resto, se si vogliono stabilire comunità di immigrati, vengono create e il Comune non può fare niente. Non c’è clientelismo né posizioni dominanti, né monopolio. Qua c’è chi vuole andare necessariamente contro, e a tutti i costi. È un processo alle intenzioni. Prima si chiedeva cosa è stato realizzato in quattro anni con questo “Patto”. Probabilmente, poco o nulla. Il Cara non c’entra, non si può ragionare per interessi personali, forse qualcuno è deluso perché in questo periodo non gli lavora la struttura sociale… Che ci siano fenomeni economici che si mettono in atto intorno al fenomeno dell’immigrazione non lo voglio negare, ma non c’entra niente con questo “Patto”.
Dopo le dichiarazioni di voto, il documento viene letto e proposto in votazione. Sul totale dei consiglieri, risultano assenti in 12. I favorevoli sono 9, i contrari 9. Risultato: il documento non viene approvato.

[a cura di Leone Venticinque]

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