Il Partito Democratico di Caltagirone contro il “Patto territoriale”

CrispinoIntervista a Paolo Crispino, consigliere comunale e segretario del Partito democratico di Caltagirone – TvrXenon, 7 agosto 2014.

Crispino – Noi abbiamo chiesto insieme a altri colleghi dell’opposizione un consiglio straordinario per discutere della delibera di Giunta che ha fatto sì che il Comune di Caltagirone aderisse al protocollo di intesa proposto dal Consorzio SolCalatino, a cui avevano aderito anche altri Comuni del nostro comprensorio già nel 2010 e a cui in questi anni noi del Comune di Caltagirone non avevamo aderito. Una delibera molto controversa e molto discussa, ne abbiamo parlato anche da questa emittente qualche settimana fa. Al di là se era necessario il passaggio in Consiglio, riteniamo prima di tutto che sarebbe stato quantomeno opportuno che i consiglieri comunali discutessero insieme all’Amministrazione un atto così importante, perché comunque il Consiglio ha compiti di indirizzo e di programmazione. Siccome questa delibera impegna l’Amministrazione non solo di oggi ma nei prossimi cinque anni, chi se non il Consiglio comunale che rappresenta tutte le forze politiche e tutta la città poteva esprimersi su questa delibera? L’Amministrazione, come sempre, ha ritenuto di non fare un passaggio in Consiglio, forse perché aveva paura che questa delibera potesse anche non essere approvata. E così abbiamo chiesto un consiglio straordinario.
Cascino – Il Consiglio come sta vivendo questa fase? Con questa delibera di adesione al “Patto territoriale” è come se la città di Caltagirone avesse consegnato le chiavi al SolCalatino, nella fattispecie. Di questo si tratta.
Crispino – L’amministrazione verrà a dire in Consiglio, così come ha fatto in conferenza stampa, che questa è una “grande opportunità” per il Comune di Caltagirone, che apre finalmente agli Enti privati la gestione della città.
Cascino – Allora voi avete una colpa, perché non ci avete messo sulla carrozza quattro anni fa, qual’è il motivo?
Crispino – La colpa che abbiamo è quella di aver voluto negli anni precedenti – e avremmo voluto che così continuasse – che venisse gestita dall’Ente pubblico la gestione dei servizi sociali, ma in generale della programmazione economico finanziaria, della possibilità di attingere a finanziamenti europei, regionali e nazionali. Un conto è la collaborazione tra privato e pubblico su determinate questioni, un conto è la gestione dei finanziamenti europei. Un Ente privato sarà il capofila della gestione di somme, quindi il cittadino che vorrà attingere a queste somme, vorrà usufruirne – soprattutto parliamo di servizi sociali e di cittadini in difficoltà – dovrà avere a che fare non più con l’Ente pubblico bensì con l’Ente privato. Questo chiaramente di per sé crea qualcosa che secondo noi non funziona e non va bene, perché l’Ente pubblico lavora a tutela dei cittadini, senza alcun interesse personale, il privato per definizione e come è ovvio che sia, senza commettere alcun reato dovrà guardare anche al proprio tornaconto. Se si fanno assunzioni per alcuni progetti, il privato può agire senza alcuna gara con evidenza pubblica, mentre il Comune di Caltagirone deve procedere diversamente e dare la possibilità a chiunque ne abbia le competenze e i requisiti di poter lavorare. Adesso il privato potrà scegliersi in maniera assolutamente autonoma i collaboratori e chi far lavorare. È chiaro che questo crea un vulnus non indifferente nella vita della città, soprattutto in settori abbastanza delicati. Tra l’altro parliamo di un protocollo di intesa che è stato sottoscritto nel 2010 da altri Comuni, vorrei chiedere al sindaco quali benefici ha prodotto? A noi risulta poco o niente. È un protocollo vecchio, scaduto: individua la Provincia di Catania come Ente che coordini queste attività, ma ormai le province sono state commissariate e non è possibile fare nulla che non sia l’ordinaria amministrazione. Per cui sostanzialmente spadroneggerà il privato in quest’ambito, non avremo alcuna Provincia che può coordinare queste attività. A poco serve e a poco vale il fatto che chiaramente i vari Comuni, nel caso di partecipazione al progetto, dovranno dare la loro adesione, potranno anche non aderire però non si capisce perché dare a un privato la gestione di tutti questi servizi, quando invece il pubblico ha una struttura, noi abbiamo i nostri uffici, hanno lavorato bene negli anni, abbiamo dirigenti e impiegati che sono all’altezza di farlo. Perché affidare tutto questo e spogliare di questa funzione il Comune di Caltagirone, capofila del comprensorio del Calatino? Forse per l’incapacità di questa Amministrazione, lo abbiamo visto, appena insediata nominò una task force formata da alcuni impiegati che doveva occuparsi di attingere ai finanziamenti europei, siamo a agosto 2014, non mi risulta che il Comune di Caltagirone abbia avuto finanziamenti di sorta in nessun settore. Questo dimostra l’incapacità dell’Amministrazione di saper programmare, perché poi la colpa non è degli impiegati ma di chi dovrebbe dare degli obiettivi ai dirigenti, dare linee guida e poi gli uffici trasformano in progetti quelli che sono gli indirizzi dell’Amministrazione. Il che non è successo in questi due anni e allora forse il sindaco Bonanno ha pensato bene di affidarsi a un privato. È una cosa che non condividiamo assolutamente nel metodo, perché il Consiglio Comunale avrebbe avuto il diritto di discutere di questa delibera prima di aderire e l’Amministrazione ha bypassato il Consiglio, come spesso cerca di fare e questo è un problema.
È notizia di qualche giorno fa che Caltagirone insieme a altri  nove Comuni del comprensorio del Calatino è fuori dalla graduatoria del “Piano di azione e coesione”, che prevedeva  uno stanziamento di un milione e mezzo di euro circa da parte del Ministero, somme destinate agli anziani e agli asili nido. Caltagirone non potrà beneficiarne. Mi auguro che si possa sistemare la documentazione per poterlo ottenere, ma la cosa certa è che a settembre quando ripartirà l’attività degli asili nido il Comune di Caltagirone e i nove Comuni che insieme aderivano a questo “Piano di azione e coesione” non avranno il finanziamento.
Un altro esempio: non mi pare che il Consorzio SolCalatino brilli per ottenimento di finanziamenti, ho visto una graduatoria, hanno partecipato – e fu annunciato con comunicati stampa – a un bando della Regione Siciliana, per l’assistenza ai problemi della povertà, erano somme che servivano per dare dei pacchi alle familglie più bisognose, hanno partecipato tre coopereative aderenti al Consorzio SolCalatino, di queste due non hanno avuto accesso al finanziamento, non si capisce perché. È andata meglio persino alla Diocesi, con la parrocchia San Giovanni Bosco di Caltagirone che di per sé è meno strutturata rispetto al Consorzio SolCalatino, che dovrebbe – secondo quanto dicono il sindaco e il presidente Paolo Ragusa – cambiare le sorti dell’economia della nostra zona e del nostro territorio.
Riteniamo che dal punto di vista amministrativo e dei risvolti economici non c’è nulla che può aver convinto l’Amministrazione di Caltagirone a aderire a questo “Patto”, per questo il Comune di Caltagirone non aveva mai aderito, io ero Consigliere e non Assessore nel precedente quinquennio ma credo che non ci siano state difficoltà da parte del Comune riguardo ai Servizi Sociali, anzi è stato il settore su cui si è puntato di più, quello che ha avuto più premi che oltre a giovare all’immagine si trasformavano anche in finanziamenti, in somme da dedicare alle fasce più deboli della cittadinanza, per cui pensiamo che è sbagliato cambiare per affidare tutto a un privato del quale non vediamo grandi capacità e soprattutto per un settore così delicato che era meglio lasciare in mano al Comune, a un Ente pubblico.

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