«La piovra allunga i suoi tentacoli»

L’Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo propone qui di seguito la trascrizione dell’intervista di Pino Cascino a Cristina Navarra – già assessore ai servizi sociali a Caltagirone nelle due giunte Pignataro – trasmessa il 17 luglio 2014 sull’emittente TvrXenon nella trasmissione “Stasera con”.

Navarra – La cultura del buon governo si vede quando un padre di famiglia dice “è vero, soldi non ne ho però mi devo dare da fare in tutti i modi perché devo ricercare risorse, devo mettere la mia famiglia nelle condizioni di stare bene, di crescere bene, di poter avere il necessario”. Non significa vendere la città, vendere la propria dignità, vendere il proprio ruolo in nome di situazioni che a me personalmente hanno dato stamattina tanto fastidio, motivo per cui mi sono permessa di disturbarvi.
Cascino – Stamattina la dott.ssa Navarra mi ha intercettato per rassegnarmi il suo disappunto su una cosa che la stessa aveva seguito per tanti anni e per tanti anni aveva osteggiato, ritenendo che la città di Caltagirone non avesse necessità di andare sotto tutela esterna. Perché è il Comune capofila, perché la città ha delle potenzialità umane e intellettive che certamente la mettevano in condizione di poter svolgere nell’interesse della collettività azioni, non appoggiandosi a terzi che avrebbero avuto certamente interessi diversi da quelli che erano prioritari, appunto l’interesse della collettività. Per certi versi ha trovato terreno molto fertile.
In questi giorni si stanno susseguendo una serie di accadimenti che riguardano le strategie politiche messe in atto da terzi sul territorio della città di Caltagirone. Qualche sera fa con Andrea Mezzogiorno e con Rosario Bruno abbiamo messo il dito nella piaga. Quanta influenza può avere o sta avendo il SolCalatino, il Cara, il Consorzio “Calatino terre di accoglienza”? Che poi è tutta la stessa cosa perché le persone, i soggetti in campo sono tutti gli stessi. Quello che è venuto fuori stamattina – rassegnato dalla dott.ssa Cristina Navarra – è la ciliegina sulla torta, nel senso che conferma ancora di più e in modo molto tangibile quanto è il disamore e la non attenzione di questo sindaco, di questa giunta nei confronti della città di Caltagirone. Ci siamo lasciati lunedì con una domanda fatta al sindaco: «Perché non agisce? Perché non fa niente? Perché lascia che tutto il problema degli immigrati va così a correre, senza che Lei intervenga, quantunque gli organi superiori preposti lo mettono davanti all’evidenza che certe situazioni sono molto critiche? Perché non agisce? Un perché ci deve essere». Questa cosa mi è tornata alla mente con la telefonata di stamattina della dott.ssa Navarra, che è inutile che la anticipo io, lascio il microfono a lei, perché poi si lega e vediamo come.
Navarra – In qualità di libera cittadina seguo un po’ a distanza, però continuo a seguire la vita politica e amministrativa della nostra città e ogni tanto mi diverto anche a leggere le delibere che vengono pubblicate dal Comune di Caltagirone. Proprio stamattina mi è capitata sotto gli occhi una delibera con la quale l’Amministrazione comunale aderiva al “Patto territoriale per l’economia sociale”, il cui Ente capofila è – udite, udite – il SolCalatino.
Io da quest’emittente voglio mandare i più sinceri auguri e devo fare i complimenti al sig. Paolo Ragusa perché è stato veramente bravo, è riuscito con la sua tenacia, con la sua determinazione a cogliere la debolezza dell’attuale sindaco che, in maniera molto superficiale o sprovveduta, ha firmato con tutta la sua giunta l’adesione a questo “Patto”. È uno strumento con il quale gli Enti che decidono di farne parte e che riconoscono nel SolCalatino l’Ente capofila aderiscono a questo programma che prevede l’organizzazione di tutti quei progetti, di tutti quei servizi, di tutte quelle azioni di sviluppo locale che di fatto dovrebbero essere in capo alle pubbliche amministrazioni e non invece a un privato. Il compito del “Patto” sarà quello di reperire risorse e di mettere attorno a un tavolo tutti i Comuni per pianificare, progettare e pensare lo sviluppo sociale del nostro territorio, sviluppo economico, culturale, sostenibile. Il “Patto” prevede la capacità di saper reperire risorse, in modo particolare quelle che verranno dalla programmazione europea. Quindi sul nostro territorio, in tutto il nostro territorio, nei quindici Comuni del Calatino un privato sarà capace di mettere attorno a un tavolo tutti i quindici Comuni e altro partenariato che ha aderito in questi anni per progettare, mettere in rete, ecc.
Nella premessa di questo “Patto” ci sono delle parole molto interessanti. Anche alla precedente Amministrazione – dove io ero assessore – era stata fatta la stessa richiesta ma noi assolutamente ci siamo rifiutati di far parte, non per pregiudizio politico o ideologico ma perché noi credevamo e crediamo tuttora che i processi di governance di un territorio necessariamente devono far capo all’Ente Locale. Non può essere un privato a programmare, a progettare, a dettare l’agenda delle iniziative da fare in un territorio. La cultura del buon governo si vede dalla capacità che gli amministratori hanno di saper leggere i bisogni del territorio e di saper essere garanti dei diritti di tutti e non soltanto di una parte. Quindi io devo fare i complimenti al sig. Paolo Ragusa per essere riuscito in un intento che per anni non gli è andato bene. Però devo dire anche al sindaco di Caltagirone che da questa operazione il sindaco non ne esce rafforzato, al contrario si indebolisce ancora di più la sua figura perché il Comune di Caltagirone non è più Comune capofila, pur essendo il Comune con la popolazione più numerosa di tutto il territorio e per essere naturalmente vocato allo sviluppo, per essere naturalmente vocato a quella dinamicità che da sempre l’ha posto alla ribalta delle luci e dei riflettori del territorio regionale, nazionale e anche transnazionale. In questo modo noi stiamo dicendo: «Non siamo più capaci di assolvere a questa funzione, abdico a questa funzione e do mandato al SolCalatino che nel “Patto” si designa quale “Ente capofila con compiti di regia”». A me piacerebbe tanto che la regia del mio territorio – del territorio dove cresceranno le mie figlie, dove io invecchierò – la regia fosse in capo all’Ente Locale, che garantisce trasparenza, che garantisce pari opportunità per tutti quanti. Mettere nelle mani di un privato che così estende i tentacoli un po’ su tutto il territorio mi inquieta e mi preoccupa, quindi stamattina mi sono permessa di disturbarLa perché ritengo che sia un fatto grave e questo i nostri cittadini lo devono sapere.
Una volta questo compito di governance, di ricerca dei finanziamenti, di sviluppo, di cultura del buon governo, incentivare i processi era svolto dai sindaci del comprensorio del Calatino, che avevano uno strumento che si chiamava Agenzia di Sviluppo Integrato. Molti fondi strutturali – non quelli 2007-2013 ma quelli precedenti ancora – hanno dato a questo territorio lustro perché tante realtà, tante imprese sono nate, tante esperienze positive si sono realizzate attraverso l’azione dell’Agenzia di Sviluppo Integrato, che era uno strumento a maggioranza pubblica nel senso che gli Enti che ne facevano parte erano primariamente in maniera maggioritaria i vari Comuni e i sindaci si riunivano, progettavano, dettavano gli atti di indirizzo, l’agenda politica.
In questo modo, firmando, il nostro sindaco sta dicendo: «Io non sono capace, la mia parte politica, la politica che io rappresento non è in grado di assolvere direttamente alla realizzazione di una visione strategica della città e quindi ritengo che un ente privato quale può essere un Consorzio di cooperative è invece in grado di assolvere a tutto questo». A me questo preoccupa perché per Caltagirone non è vero quello che viene descritto nella premessa del “Patto”, che io invito i cittadini a leggere, andare a leggere la premessa del “Patto territoriale per l’economia sociale” è il compito per casa che mi permetto di dare ai nostri concittadini. Nella premessa di questo “Patto” viene detto che i quindici Comuni che hanno una vocazione principalmente rurale, che sono legati a questi valori e sono incapaci, con scarso dinamismo e scarsa propensione al rischio e al cambiamento, e quindi non molto propenso allo sviluppo imprenditoriale e all’iniziativa privata. Lo dice il SolCalatino, la mia città non è questa. La mia città ha dimostrato in vent’anni di avere queste capacità, di avere cultura d’impresa, ha avuto la capacità di sviluppare cose assolutamente innovative, di aver progettato tante iniziative dove alla riqualificazione urbana del contenitore si è guardato anche all’inclusione sociale. I nostri progetti sono stati sempre all’avanguardia perché noi non ci siamo preoccupati soltanto del contenitore, ci siamo preoccupati delle persone, abbiamo sempre creduto nello sviluppo delle persone, abbiamo sempre creduto in una politica che sviluppasse azioni di autoimpresa, capacità di autosviluppo. La nostra città non ha mai creduto nell’assistenzialismo e non ha mai messo in campo azioni che delegavano terzi per poter realizzare ciò che invece è nella nostra vocazione. Noi siamo un paese dinamico, nella nostra città c’è tanto fermento, ci sono belle intelligenze, ci sono tanti giovani che hanno voglia di fare tanto e l’abbiamo dimostrato con il prestito d’onore, con il microcredito, l’assegno servizio, tante esperienze nel territorio che hanno dimostrato che c’è genialità, che c’è creatività. Perché abdicare a questo ruolo di regia per poter mettere su un piatto d’argento tutto questo a un privato? Io ritengo che questo sia un fatto gravissimo. È grave come in questo momento viene gestita l’immigrazione, ma non fermiamoci soltanto a questo. Non vorrei che questo problema degli immigrati – che è grave per come viene gestito, molto grave – sia un modo per distrarci da qualcosa di molto più grave, di molto più subdolo, di molto più silenzioso: una sorta di piovra che sta mettendo le mani su tutta quanta la nostra città e ci sta autoescludendo per i prossimi vent’anni da qualunque percorso, da qualunque processo dove il protagonismo di ciascuno di noi, il protagonismo della politica detti nuovamente le regole per poter rinascere e far ripensare la nostra città in maniera completamente diversa. Ecco perché sono qui per fare i complimenti al Sig. Paolo Ragusa, perché è riuscito in un’operazione che per anni non gli è stata permessa e sono qui per dire al nostro sindaco: «Guardi che da tutta questa operazione la sua immagine non ne esce rafforzata, al contrario la sua immagine viene fortemente appannata». Nel momento in cui un sindaco viene eletto è sindaco di tutti ed è anche il mio sindaco e io lo riconosco nel ruolo, ma proprio perché lo riconosco nel ruolo io in questo momento non riesco assolutamente a pensarlo in quel ruolo, che è un ruolo pesantissimo, che impegna, che non fa dormire la notte, che fa sentire il fiato sul collo della città, dei cittadini. Non si può fare continuamente spallucce, non si può ridurre la nostra città in questo disastro in cui vive la nostra città. Non è possibile abbandonare le centinaia di famiglie e in nome dell’assistenza delle cento euro si pensa che in questo modo si può dare speranza al destino di una famiglia, di una persona. Per questo io dico che la nostra città qualcosa deve fare.
La politica non è stata capace? I partiti sono troppo impegnati a risolvere beghe personali? Non è possibile lasciare però che in questo momento la nostra città vada venduta e svenduta con le modalità che adesso hanno una legittimazione anche istituzionale, perché il sindaco ha firmato un protocollo di intesa la cui durata è quinquennale. Garbo istituzionale vuole che io non impegno la mia città a fare una cosa per un tempo che è superiore al mio mandato, a meno che il sindaco Bonanno pensa che dopo questi cinque anni davanti a lui si aprono altre prospettive. Ma dai la possibilità ai cittadini di esprimersi su tutto questo, impegna la tua città per gli anni del tuo mandato, basta, e ti fermi lì. Poi eventualmente lo rinnoverai, è un atto, un ulteriore sgarbo che viene fatto alla nostra città. È veramente intollerabile, inqualificabile e dico: attenzione, perché noi forse in questi mesi abbiamo puntato i riflettori sulla cosa che ci risaltava immediatamente agli occhi che era la gestione degli immigrati, il Cara, ecc. Indubbiamente fatti gravi che continuano a verificarsi e a manifestarsi sotto i nostri occhi, ma non vorrei che tutto questo ci distragga da una cosa ancora più grave che sta accadendo. Noi vogliamo ricostruire la nostra città, noi la nostra città la vogliamo rivedere nuovamente quello che era in passato e proiettata in un futuro dove la possibilità di poter attingere a fondi della comunità europea, la possibilità di rimettere su reti di Enti che riprendano in mano lo sviluppo della nostra città faccia svegliare la coscienza di ciascuno di noi, liberarci dalle nostre paure e buttarci in questo momento nel denunciare con chiarezza tutto ciò che sta avvenendo sotto i nostri occhi. Basta, non è più possibile, è grave: il “Patto territoriale per l’economia sociale” è un fatto gravissimo perché si sta dicendo che i Comuni del territorio stanno abdicando al ruolo che hanno nella governance del territorio e stanno dicendo che solo il privato sociale è in grado di fare tutto questo. È il pubblico che deve dettare l’agenda al privato e non esattamente il contrario. Il pubblico garantisce trasparenza, il pubblico garantisce regole chiare, certe. Il privato fa i propri interessi, il pubblico garantisce gli interessi di tutti, questo significa Bene Comune. Questo significa rappresentare con la cultura del buon governo e difendere il Bene Comune di una città.
Ecco, questo io stamattina mi sentivo e ho riportato, le chiedo scusa se nei miei modi sono stata piuttosto forte ma ero veramente arrabbiata perché non c’era riuscito per tanti anni, adesso c’è riuscito.
Cascino – Quali sono gli strumenti che il sig. Paolo Ragusa riesce a mettere in campo per avere tutto questo assenso, in particolare qui nella città di Caltagirone?
Navarra – Sicuramente potere persuasivo, promesse…
Cascino – Tra l’altro mi dicono che sia l’alter ego del sindaco di Mineo, la sig.ra Aloisi, che è presidente anche del Consorzio che gestisce il Cara di Mineo. La aspettiamo ancora se ci onorerà della sua presenza per capire un po’ meglio come gestisce lo stesso e come, alla stessa maniera, amministra la città di Mineo. E poi si interessa anche delle cose di Caltagirone, mi sembra logico, essenzialmente ci interessa perché la stessa si interessa dell’amministrazione comunale di Caltagirone. Mi pare che adesso il cerchio comincia a chiudersi, è tutto molto più chiaro perché pare che dietro tutte queste cose ci sia questo sig. Paolo Ragusa. Che non ho il piacere di conoscere, a onor del vero, però sto vedendo che è una specie di “eminenza grigia”, lo sto trovando dovunque, in tutto quello di cui si sta parlando in questo periodo, che sta accadendo: dietro gli immigrati c’è lui, dietro il Cara di Mineo c’è lui, dietro il sindaco di Mineo mi dicono addirittura che fa lui il ricevimento al posto del sindaco, ma questo pare che sia consuetudine di alcune città qui vicine. O che quella di Mineo si occupi e tuteli il sindaco di Caltagirone, ecco, la correlazione è molto semplice. Questo cointeressamento da Mineo su Caltagirone, su Nicola Bonanno mi pare che adesso è molto chiara.
Vorremmo incontrare anche lui, vediamo un po’ di intercettarlo, quanto meno se può essere più disponibile lui a venire rispetto al sindaco Aloisi. Tra l’altro mi dicono che lui fortemente ha voluto la candidatura e l’elezione a sindaco della sig.ra Aloisi. Mi hanno detto che lavorava all’Istituto d’arte della ceramica di Caltagirone, tra l’altro. Sarebbe interessante sentire questo Paolo Ragusa, visto e considerato che sta assumendo un ruolo così importante, forse lo ha avuto già anche nel passato ma noi non ce ne siamo accorti.
Navarra – Io credo che il sig. Ragusa con questa delibera abbia fatto “bingo”. Anche nell’incontro che c’è stato a Palazzo di Città sui liberi consorzi, al tavolo della presidenza a discutere dei liberi consorzi c’era lo stesso. Ha un ruolo politico di un certo peso. Personalmente gli riconosco tante qualità, per essere riuscito a mettere insieme i quindici Comuni del Calatino, la Provincia Regionale di Catania all’epoca di Castiglione, l’Ircac, tante scuole della nostra città, tante associazioni del terzo settore, non è facile.
Cascino – E Caltagirone, ai tempi dell’amministrazione Pignataro con l’assessore Cristina Navarra, era il fiore all’occhiello del terzo settore senza Paolo Ragusa.
Navarra – Modestamente ci difendevamo bene, avevamo creatività.
Cascino – Quindi non c’era questa “incapacità” e nessuna propensione al rischio. Già tre o quattro anni fa Caltagirone era la capitale del terzo settore, non aveva bisogno del sig. Paolo Ragusa o del sig. SolCalatino.
Navarra – Per due anni l’esperienza che abbiamo portato avanti noi con il servizio di assistenza igienico personale nelle scuole per i disabili ha dovuto subire continuamente critiche, in questa emittente è venuta spesso Angela Tasca insieme con delle operatrici per lamentarsi. Noi cercavamo le forme per poter dare servizi di qualità e opportunità di lavoro. E tutto questo è stato per due anni rinfacciato come qualcosa di illegale, che il Comune ha fatto delle cose che non poteva fare. Noi abbiamo voluto elaborare, in questo è stata anche la nostra bravura, nella capacità di saper inventare, programmare, progettare esperienze che scardinavano un po’ i sistemi classici che vedevano sempre le cooperative sociali nella gestione di alcuni servizi. Abbiamo cominciato a fare un’operazione dove, senza nulla togliere al mondo della cooperazione, al quale mondo io riconosco capacità, riconosco competenza, riconosco professionalità, ma oltre al mondo della cooperazione, che comunque negli ultimi anni ha lasciato molto a desiderare vuoi perché non soltanto le forme di finanziamento sono venute meno ma perché ci si è un po’ adagiati su percorsi standardizzati, noi abbiamo sperimentato modelli diversi, dove davamo veramente valore al protagonismo del beneficiario del servizio ma anche al protagonismo dell’operatore che poi andava a offrire il servizio. Ora io mi chiedo: per quale ragione non devo essere io Comune a lavorare ai processi? Perché non devo essere io Ente Locale a dettare le regole, non devo essere io a imprimere dinamismo, vivacità, e devo lasciare che sia il privato a fare tutto questo per me? Ecco perché ho sempre detto no al sig. Paolo Ragusa tutte le volte in cui è venuto a trovarmi. Abbiamo sempre parlato cordialmente, ci siamo sempre incontrati, il motivo per cui ho detto sempre no non era per pregiudizio politico.
Stasera sono qui come libera cittadina perché tengo alla mia città, amo la mia città e non riconosco più nella persona del sindaco Bonanno il sindaco della mia città. Perché la mia città non va svenduta, perché la mia città non va depauperata delle energie, delle forze. Perché dev’essere il SolCalatino a programmare, a progettare, a creare reti di relazioni tra Istituzioni? La concertazione è quanto di più interessante e intrigante un’Amministrazione può mettere in campo, perché lì si vede la capacità di diplomazia, si vede la capacità di saper creare armonia, di saper dare voce a tutti. Questo significa governare una città, non fare gli interessi di una parte ma fare gli interessi di tutti, far nascere il desiderio di mettere su nuove esperienze imprenditoriali, perché inviti singole persone, gruppi a stare insieme e a lavorare insieme. Questo è intrigante, questo è bello per un amministratore, non delegare ad un privato un intervento che invece fa parte dell’Istituzione che rappresento. Io oggi l’ho voluto denunciare attraverso questa emittente.
Cascino – Questo sarà un argomento che tratteremo anche nelle prossime sere, perché la cosa non può assolutamente essere sottaciuta, credo sia un problema che riguarda ancora di più la nostra città. Come vedete, qualcuno sta disegnando la politica dei prossimi anni per la nostra città. Non solo la presenza degli immigrati, con tutto quello che abbiamo detto, ma anche questo abdicare da parte del Comune di Caltagirone a vantaggio del terzo settore. Il cittadino di Caltagirone non potrà più andare agli uffici dell’assessorato servizi sociali ma dovrà andare presso un ente privato, quindi è una scelta politica. Non sarà più il contatto diretto, le scelte non saranno più fatte dall’Amministrazione comunale ma sono state passate pari pari a un privato. Che non ha la sensibilità del pubblico, ha la sensibilità del privato, del profitto. La Sanità italiana è una delle più avanzate nel mondo perché è una Sanità a misura dell’utente, in Italia succede che se uno sta male va subito all’ospedale e gli vengono fatti gli interventi, se vai in America prima devi presentare la tua assicurazione per accedere a un ospedale, che sono tutti privati. La stessa cosa sta accadendo a Caltagirone. Oggi un cittadino qualsiasi può andare a chiedere o a bussare ai servizi sociali, domani con questo protocollo che il sig. Bonanno e la sua pseudo giunta hanno deliberato lo scorso 15 luglio non potranno andare più nell’Ente Comune perché l’Ente Comune non avrà più la possibilità di dare risposte. Tutto è stato passato al Consorzio SolCalatino in persona del presidente Paolo Ragusa. Con tutti gli annessi e connessi. Se legate questo al “Consorzio terre di accoglienza”, al Cara di Mineo, alla città di Mineo e ai personaggi, il puzzle o il mosaico sta venendo tutto fuori nella drammaticità che abbiamo rassegnato in questi giorni e in queste settimane, si sta delineando.
Ne va del nostro futuro, con questa delibera è stato svenduta la città di Caltagirone almeno per i prossimi cinque anni. Il sindaco Bonanno con la sua pseudo giunta oggi ha sancito, ha demandato, ha passato i servizi sociali a un privato. Stiamo parlando della gestione, cioè: il sindaco di Caltagirone ha passato a un privato la progettualità che era una prerogativa del Comune capofila, asserendo che lui non è capace. Ce n’eravamo accorti, oggi con questo documento lo ha sancito lui e sta dicendo: «Noi non siamo capaci di gestire i servizi sociali, li passiamo al sig. Paolo Ragusa che con questa proposta ci ha convinto tutti, la giunta e tutti i partecipanti di questo Consorzio, dove ci sono case di accoglienza, ecc.».
Navarra – Non ci sono solo i servizi sociali, viene detto nel corpo del protocollo che l’attenzione sarà rivolta alla formazione, al mondo della scuola per aiutare le scuole nella formazione di personale in grado di dare poi servizi di qualità alle fasce più deboli, la sicurezza sul posto di lavoro, le energie rinnovabili, si fa cenno al fotovoltaico e, collegato alla sicurezza sul posto di lavoro interventi a favore dello sviluppo, della nascita di micro e macro imprese, ecc. Quindi il “Patto territoriale per l’economia sociale” non è soltanto il “terzo settore” o i servizi legati alla persona, ai servizi sociali ma riguarda qualunque settore della vita amministrativa di una comunità.
Cascino – È arrivato un messaggio ora che mi indispone, in effetti qui qualcuno gli occhi li sta aprendo con questo documento. Mi scrive un telespettatore, siamo in diretta: «Questo è il prezzo della seduta dello scorso 30 giugno che il sindaco Bonanno ha dovuto pagare». Il 30 giugno – ricordo alla memoria dei nostri telespettatori e concittadini – è stato quando non è passata la mozione di sfiducia, quando a qualcuno hanno bucato le ruote e non è andato in Consiglio, ma non era essenziale la presenza. Condivido l’osservazione del nostro telespettatore. Questo è il prezzo che Bonanno ha pagato perché non passasse la mozione di sfiducia. Questo è il prezzo che alla città di Caltagirone sta facendo pagare il sindaco Bonanno per restare là altri tre anni. Il prezzo è quello di avere svenduto la città di Caltagirone a un privato, non voglio usare altre aggettivazioni perché non conosco il personaggio, non conosco tutto l’architrave della faccenda, ma mi inquieta, questo mi sta inquietando e credo che debba inquietare tutti i buoni cittadini della nostra Caltagirone. Questo ci deve inquietare e preoccupare, siamo stati messi alla mercé, nella disponibilità del SolCalatino, che gestisce il Cara di Mineo, il “Consorzio terre di accoglienza, il prossimo è appunto Caltagirone, con tutti questi immigrati che sono sparsi per la nostra città, senza nessun programma e senza nessuna progettualità, divenuti merce ai loro occhi. Ecco il prezzo che con questa delibera il sig. Bonanno ha dovuto pagare subito, contanti, a chi gli ha garantito che la mozione di sfiducia non passasse. Avevamo fatto anche altre ipotesi, il consigliere comunale di Mineo sig. Catania lo ha detto chiaramente, che due mesi prima dell’elezione del sindaco Aloisi le assunzioni che sono state fatte al Cara di Mineo in quei due mesi sono state certamente fondamentali “per”. Lo ha detto il consigliere comunale Catania, di Mineo. La signora Aloisi non ha inteso replicare, noi diciamo brutalmente che in effetti sta interferendo nella vita politica e amministrativa della città di Caltagirone, nella sua debolezza. Il sindaco Bonanno, come avevamo detto quella sera del 30 giugno, è tenuto in piedi da questa “potenza economica” che ha molte frecce al proprio arco per convincere gli astanti a addivenire a questo progetto che da circa dieci anni l’assessore Navarra e il sindaco Pignataro non hanno assolutamente mai consentito che si realizzasse. Hanno dovuto trovare un sindaco molto disponibile, molto debole, che ha dovuto sacrificare gli interessi della collettività al suo interesse personale di stare a fare il sindaco, mettendo sul piatto della bilancia la città di Caltagirone. Se ci gratifica questo, continuiamo a starcene così tranquilli, non mi gratifica che mi scrivete i messaggi, che mi fermate per strada, mi può fare piacere, tanto velleità di fare il sindaco non ne ho. O che mi scrive una signora delle Balatazze: «Buonasera sig. Cascino, questo sindaco si merita di buttargli addosso i pomodori, che a proposito di questi negri a Villa Montevago, la notte dormono dentro la pista di pattinaggio e si ubriacano con sambuca, fra poco entrano dentro casa, perché non li portano fuori città, no in una zona abitata, saluti. Sig.ra Isabella della Via Filippo Paladini». Non basta più, non può essere più il Cascino, che diventa poi il bersaglio su tutti gli aspetti. Non posso essere sempre io a pontificare, io sono grato dei tanti che mi ascoltano, ma non basta più. Potrei farmi i miei interessi standomi zitto e accodandomi, sarebbe molto semplice, qui il problema è della nostra città, del nostro territorio, non abbiamo più niente, ormai siamo una città allo sbando completo. Questa del “Patto” è l’ultima goccia, qui hanno consegnato le sorti della città a un privato. Questo è il prezzo che è stato pagato perché non passasse la mozione di sfiducia, questo è il prezzo che sta pagando la città da qui in avanti. Non saremo più noi a decidere, con i nostri rappresentanti che eleggiamo al Comune, le sorti della nostra collettività. Con questa delibera del 15 luglio abbiamo demandato a terzi le sorti, lo sviluppo del nostro territorio e della nostra città. Per dieci anni il sig. Ragusa non è riuscito a ottenere questo documento, ha dovuto aspettare pazientemente che ci fosse un sindaco nella piena debolezza per raggiungere questo obiettivo. Non cito gli altri componenti di giunta che non contano niente, stanno là esclusivamente per il proprio ego personale, ma cosa volete che gliene fotta della città al sig. Sinatra, al sig. De Pasquale, al sig. Gravina, alla sig.ra Gulizia, al sig. Marino, al sig. Giuliano, alla sig.ra Palazzo, ma quale interesse per la città possono avere se non quello oggi di fare l’assessore con tutti i benefit che ci sono in corso? Dove li abbiamo visti mai impegnati? Al sindaco Bonanno non interessa che oggi ci sia Paolo Ragusa a gestire le sorti del terzo settore e non solo, dello sviluppo del nostro territorio. Demandato a terzi, vergogna! Dottore commercialista Bonanno! Vergognati! Hai svenduto la città per il tuo ego personale! Vergognati! Dove devi arrivare ancora? Il problema è che questo rossore a questo signore non gli viene in faccia, continua a sorridere, a elargire sorrisi e i miei concittadini, che sanno perfettamente in cuor loro così come ha scritto la signora che varrebbe la pena di buttargli i pomodori addosso, invece sono gratificati del suo sorriso. Poi magari quando voltano le spalle ne dicono peste e corna, così come è nelle cose. Allora fateglielo capire responsabilmente, tutti quanti, che non può più continuare così. La città è stata venduta e con quest’atto è stato sancito che non contiamo più un accidenti! Non conta più niente nessuno degli assessori, né lo sviluppo, né i servizi sociali, perché per le linee guida è come se con questo documento ci fosse una super-regia. Tutta la programmazione della città oggi è demandata al sig. Paolo Ragusa di Mineo. Che per dieci anni ha fatto l’anticamera del sindaco Pignataro e dell’assessore ai servizi sociali Cristina Navarra. Oggi ha colto l’occasione, con tutto quello che vediamo sotto gli occhi di tutti, alle Balatazze o in Via Vittorio Emanuele o negli altri angoli della città. Questo è quello che ci sta portando il sig. Ragusa. È quello che sta consentendo Nicola Bonanno con quest’ultimo atto, per tutelarsi a continuare a fare il sindaco. Ha demandato la gestione della città a un privato. Che probabilmente, questo privato avrà qualche plenipotenziario politico d’alto rango, perché non si può muovere da solo in questo territorio. Chi ha orecchie da intendere intenda, il privato da solo non può disegnare le strategie politiche prossime future del territorio, se non ha una copertura politica. A questo punto mi sembra normale che io debba chiamare in causa, e che se ne assumano la responsabilità, giovani consiglieri comunali, a cominciare da Sergio Domenica, Andrea Bizzini, Andrea Li Rosi, Luca De Caro, Paolo Crispino: vorremmo vedere, alla luce di questa deliberazione che cosa fa il Consiglio Comunale, se è serio. Ho citato e chiamato i nomi non per caso ma perché li ritengo persone responsabili, persone che sanno quello che devono fare. Che si muovano, si attivino con tutti gli strumenti che hanno a disposizione perché pongano un freno a questa frana che sta veramente ormai portando Caltagirone in uno sprofondo di dignità, di essere, di vivibilità, di tutto. Io mi appello a questi amici consiglieri comunali perché si attivino subito, senza equivoci, tutti i consiglieri comunali che hanno responsabilmente preso posizione lo scorso trenta giugno. Qui è l’arma del delitto, questo doveva dare Bonanno per aver superato la mozione di sfiducia. La cambiale da pagare era questa e l’ha saldata giorno 15 con questo deliberato di giunta. Adesso attiene al Consiglio Comunale, ai partiti politici fare la loro parte, a meno che non vogliono detto qui che sono condiscendenti, così saranno etichettati, tutti quanti.
Dott.ssa Navarra, chiudiamo qua, avremo occasione di tornare sull’argomento, ho parlato di super-regia, mi pare che questa è. Bonanno ha abdicato la gestione della città passando il tutto alla gestione del SolCalatino e del suo rappresentante Paolo Ragusa, che sembra essere il deus ex machina di tutto quello che si sta muovendo alla città di Caltagirone, che ha due città ormai che si contrappongono: quella di Caltagirone che è andata sotto tutela con quella del Comune di Mineo, al punto che il sindaco di Mineo interviene durante la discussione della mozione di sfiducia nel dire che il sindaco Bonanno non ha bisogno della mozione di sfiducia, ha bisogno di essere aiutato. Lo abbiamo visto come lo sta aiutando. Nicola Bonanno sta ricambiando quest’aiuto avendovi dato le chiavi della città, perché di questo si tratta, ha consegnato le chiavi della città di Caltagirone con l’assenso di questa siffatta giunta. Giunta che, ripeto, non ha motivazione, è là e quindi fa quello che deve fare per preservare questo disastro nostro e di tutti.

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