Il turismo e la cultura non abitano più a Mineo

In memoria del centenario dedicato a Luigi Capuana
Il turismo e la cultura non abitano più a Mineo

(pubblicato su “Alba Siciliana”, n. 4, 2014.06.02)

Alba Siciliana 2014.06.02 (n. 004)-Pa002Tempo fa un osservatore del Meridione d’Italia, davanti alla crescente incapacità degli intellettuali del Sud di rappresentare la realtà della propria terra, individuava la causa nel fatto che costoro ormai fossero esclusivamente «occupati nella gestione dei propri affari quotidiani e delle rendite di posizione che il potere locale ancora elargisce, sempre munifico per i più obbedienti» (1). Lo stesso proseguiva a dire che la cultura meridionale, «convinta di essere in grado di gestire le proprie posizioni di rendita traccheggiando e cercando facili complicità con la politica del momento, ha perso di vista quello che prima le era chiaro: la sua vocazione nazionale, la capacità di parlare non solo in nome proprio ma dell’intera comunità italiana». Il risultato è che nel desertificato Sud «a moltiplicarsi sono le sagre dei carciofi e dei fichidindia, dove rubizzi e ridanciani politici locali gettano le basi del proprio consenso e proni intellettuali fanno quello che da secoli riesce loro meglio: “mangiunu e calanu la testa”, come diceva Domenico Tempio».
Che fare, allora, per quei pochi intellettuali meridionali che ancora vogliono affermare la propria dignità e il proprio ruolo? Una triplice lotta: «contro una ormai denigrata meridionalità; contro il degrado e l’irrilevanza attribuiti alla sua cultura; infine, contro la latente e spesso tacita assunzione di complicità mafiosa che si spande come macchia d’olio in tutti i gangli della società, sino a toccare anche quelli della scienza e della formazione».
Più di recente, lo stesso osservatore è tornato sul tema con nuovi argomenti che ne illustrano e chiariscono altri aspetti: «con la restrizione delle possibilità di autonomia della società civile – sempre più ingabbiata dalle convenienze corporative che le impediscono di esprimere una autentica e indipendente creatività sociale – gli intellettuali si ritrovano sempre meno disponibili alla rappresentanza di interessi generali, alla espressione di una autonoma visione critica, alla esposizione pubblica dei propri punti di vista e della propria persona. Prevale invece uno “stare a vedere”, un esercizio della nobile e antica arte dello “annusare l’aria che tira”, mentre nel contempo ci si esercita in una politica di piccolo cabotaggio, fatta di ammiccamenti e piccole complicità con coloro che occupano pro tempore il potere politico od economico, ma sempre senza compromettersi troppo in modo da essere pronti a correre in soccorso del prossimo vincitore. Disponibili a partecipare alle varie kermesse organizzate dai politici, a presenziarne manifestazioni, a presentarne libri e iniziative, a sedere nelle tavole rotonde da loro organizzate, questi intellettuali esprimono una morbida e vellutata critica, giusto quel tocco indispensabile per farsi ritenere “creativi” e non del tutto omologati, ma in sostanza avallando e sostenendo gli assetti di potere esistenti, nella speranza che da essi possano trarne un vantaggio, una prebenda, una consulenza, un finanziamento per qualche “nobile causa”» (2).
Procedendo dal generale al particolare, dall’intero Meridione a un suo microcosmo isolato nel quale il microclima alleva e seleziona biotipi antropologici sorprendenti, quali dovrebbero essere i buoni segnali di incoraggiamento per la Mineo vetustissima et iucundissima? La propensione al turismo insita nei suoi attuali amministratori si è potuta ben apprezzare in occasione di un recente grande evento, la gara dei “Colli Eolici –  peraltro dovuto all’iniziativa di associazioni sportive – che ha richiamato nei giorni festivi un buon numero di visitatori. Ai quali però nulla il paese ha saputo o voluto offrire, tranne la propria mostra permanente di porte chiuse: sbarrate le chiese, chiusi i musei, chiuso il palazzo Capuana con l’annessa biblioteca, chiusi i giardini del castello Ducezio, nessuna visita guidata dentro o fuori il borgo, ecc. Eppure l’amministrazione aveva sponsorizzato e patrocinato quell’evento; forse considerava esauriti così i propri compiti. Ma che nessuno parli di risparmiare i costi di un efficientissimo ufficio turistico comunale, sempre operativo dal lunedì al venerdì, nessuno si permetta! Sarebbe questo sì un vero affronto alla vocazione turistica del ridente paesello, un attentato alle prospettive tanto promettenti che presto o tardi faranno di Mineo l’ambita mèta di tanti e tanti forestieri!
È una facile profezia, vista la indiscutibile propensione alla cultura che gli stessi amministratori hanno e mostrano a ogni loro passo. Sicuramente si deve a sola distrazione l’aver lasciato finora tutto chiuso nei sabati e domeniche, come a sola distrazione va attribuita l’assenza di un qualche rappresentante anche di secondo piano in occasioni che capitano di rado, come è stata la presentazione degli studi del Prof. Aldo Messina dedicati alla storia e all’archeologia di Mineo. Erano presenti ospiti giunti da varie parti dell’Isola, ma non il sindaco, o il suo vice che tra l’altro è anche l’assessore al ramo. C’era solo il dirigente della micro-area dei Servizi Culturali, che però subito ha precisato di essere là “a titolo personale” e dunque non in rappresentanza dell’Ente, ma di sé stesso. Ovvio che la cosa sia stata notata e che ciascuno degli intervenuti esterni, tornando a casa, avrà portato una strana impressione riguardo a questi luoghi. Rimane soltanto da augurarsi che i nostri ospiti non abbiano inteso quanto è accaduto come l’evidente manifestazione della arrogante ignoranza dei politici locali, figli della fame servile e premurosi genitori delle schiere di schiavi a venire. Vogliamo invece pensare che si siano  voluti cullare in una erudita rievocazione letteraria, richiamando alla mente il senatore Pococurante descritto da Voltaire, ammalato di troppa cultura fino a esserne saturo e insofferente: «Candido dopo la colazione passeggiando in una lunga galleria, fu colpito dalla bellezza de’ quadri; dimandò di quale artista erano i due primi. – Son di Raffaello, disse il senatore; li comprai a caro prezzo per vanità, anni or sono: si dice che non vi è cosa più bella in Italia, ma a me non piacciono niente affatto; il colore è cupissimo, le figure non son bene arrotondate, e non risaltano abbastanza; il panneggiamento non somiglia punto a un panno, insomma, checchè se ne dica, io non vi trovo una vera imitazione della natura. A me non piacerà un quadro se non allora che vi vedrò la natura medesima. Di questa specie non ve ne sono. Io ho molti quadri, ma non li guardo mai.»
Fin qui le premesse, generali e locali, che faranno da terreno di coltura a un grande evento che capita solo una volta ogni cento anni. Capuana morì nel 1915, peccato perché avrebbe sicuramente apprezzato il magnifico video promozionale con le due sfere rotolanti che è stato gratuitamente offerto per la sua gloria e celebrazione. Non è chiaro se l’iniziativa avrà un seguito e un compimento, per opera delle mani a cui è stata affidata. Tutto è finora avvenuto a porte chiuse – semichiuse, in verità – perché come la storia insegna, capita di frequente, nel mondo degli intellettuali subalterni, che tali iniziative abbiano alla fine un solo obiettivo che merita tanti sforzi e tanta abnegazione: accentrare tutto nelle mani degli organizzatori che in tal modo figureranno come gli unici autori e a proprio nome potranno stabilire contatti con istituzioni esterne, contatti da usare in seguito insieme all’accresciuto curriculum per aprirsi qualche strada verso contrattini, incarichi universitari di sottobottega e simili. Non possiamo sapere cosa avrebbe commentato il povero Capuana alla vista di un simile spettacolo architettato in suo nome, ma da fondatore del verismo probabilmente ne avrebbe apprezzato la piena, sfacciata e sincera verità: un ritratto impietoso e fedele del tempo presente e dei luoghi nei quali chi comanda nel nome del popolo sovrano ha ben altro a cui pensare che il turismo o la cultura: qua si parla di mettere insieme il pranzo con la cena!

Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo

1 – Francesco Coniglione, Dopo avere perso la sua vocazione nazionale la cultura meridionale non esiste più, “La Sicilia”, 2012.01.23.
2 – Id., La crisi degli intellettuali meridionali, “Sicilia Journal”, 2014.05.31.

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