Strage del depuratore – Il processo continua

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Alba Siciliana 2014.05.26 – n. 3

Nell’udienza dello scorso 5 maggio, a seguito di una serie di obiezioni presentate dalle difese degli imputati, il pubblico ministero Gambino ha iniziato una lunga risposta che ha anche la funzione di illustrare la vicenda al tribunale d’appello. Il suo intervento proseguirà nella prossima udienza, fissata al 30 maggio presso il tribunale di Catania, ore 10.30. È ancora incerta la tempistica del processo di appello, il secondo grado dopo le condanne stabilite nella lunga vicenda processuale svoltasi a Caltagirone: nel novembre 2012 vennero condannati l´ex assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Mirata, il responsabile Ufficio tecnico Marcello Zampino, l´addetto al depuratore Antonino Catalano, il titolare dell´omonima azienda di espurgo Salvatore Carfì e il capo cantiere Salvatore La Cognata.

Di recente Maria Agrippina Amantia, madre di Salvatore Pulici che ha perso la vita insieme agli altri cinque operai vittime della strage, ha promosso una petizione in rete:
A: Angelino Alfano, Ministro dell’Interno, al tribunale di catania, ai signori Giudici del processo d’appello per la strage del depuratore di Mineo.
Strage nel depuratore di Mineo: le vittime innocenti sono vittime dell’ecomafia
L’11 giugno del 2008, in una vasca del depuratore comunale di Mineo in provincia di Catania, persero la vita sei padri di famiglia. Sei onesti lavoratori, la cui unica colpa è stata quella di scendere ignari in un pozzetto di collegamento fra due vasche dove nottetempo una ditta andava a sversare rifiuti tossici.
Uno di loro era mio figlio, si chiamava Salvatore Pulici, aveva 37 anni e ha lasciato due bambini di cui una bambina che all’epoca aveva appena 5 mesi e mezzo.
I rifiuti sversati dalla ditta in questione, mescolati a quella che doveva essere oramai acqua depurata, si riversavano nel fiume sottostante, che veniva usata per irrigare campi e aranceti.
La ditta ha causato la morte di sei persone e indirettamente di chissà quante persone ammalatesi di tumore a causa dell’inquinamento ambientale.
Queste vittime sono vittime di connivenze mafiose. Facciamo in modo che finalmente sia fatta giustizia. I sei morti vengano onorati della qualifica di vittime della mafia.
Provate ad immaginare solo per un attimo cosa significa salutare un marito, un padre, un figlio, che si reca al suo lavoro e non vederlo ritornare mai più.
Grazie
Cordiali saluti

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