L’area dei Servizi culturali del Comune di Mineo: fiore all’occhiello o Cenerentola emarginata?

Le profonde trasformazioni che stanno coinvolgendo l’assetto interno del Comune e di tutti i suoi uffici vedono susseguirsi continue modifiche. È ormai evidente che fin dall’inizio chi ha portato avanti l’iniziativa non aveva un progetto chiaro e completo, ha agito con un metodo che si può chiamare “spoil system alla siciliana”. Bene o male, un passo alla volta, una condotta tanto maldestra quanto protetta da compiacenze di comodo sia nei gruppi politici locali che nei settori della rappresentanza sindacale interna all’Ente, sta portando a compimento mire egemoniche anche nei confronti dell’istituzione comunale in tutte le sue parti compresi i dipendenti, per mezzo di misure straordinarie e anche con strumenti stabili come il Nucleo di valutazione della performance, composto in base al criterio della affiliazione, della fedeltà al gruppo di riferimento.
Il cambiamento più recente ha coinvolto la neonata macro-area che in una prima fase doveva occuparsi di settori propriamente culturali e in più dello sviluppo economico. Tale connubio, pur se inusuale, aveva il senso di bilanciare le attribuzioni e i conseguenti carichi di lavoro in confronto alle altre due macro-aree. Accade invece che si è proceduto da parte della dirigenza politica in un altro senso rispetto a quello inizialmente indicato nel nuovo organigramma: è infatti emerso fin da subito un problema “imprevisto”, erano stati assegnati alla suddetta macro-area addetti non provvisti del profilo professionale previsto per legge e quindi non in condizione di poter assumere la responsabilità del settore dello sviluppo economico. Una soluzione possibile stava nel fornire tale “macro-area” le risorse umane necessarie, derivandole da altri uffici; bastava una persona come in passato, con qualifica di istruttore tecnico e formazione da geometra. È accaduto invece il contrario: il settore dello sviluppo economico è stato nuovamente scorporato e riaggregato a un’altra macro-area.
A seguito della modifica si ha da una parte la macro-area “Vigilanza, attività produttive e servizi al territorio” e dall’altra la micro-area “Servizi culturali”, che è difficile considerare sullo stesso piano delle altre, per le sue ridottissime dimensioni. In seguito a ciò, si configura una dirigenza dei “Servizi culturali” che avrà ben poco di cui occuparsi, visto che la biblioteca è a sua volta già dotata di una figura dirigente, che il museo civico è chiuso da anni e che il settore turismo è nella singolare condizione per cui i forestieri presenti nel territorio comunale, al posto della macchina fotografica hanno il mitra. Eppure anche così avrebbero fatto la fortuna di albergatori menenini, invece di riempire soltanto le strutture recettive situate nei comuni circostanti. Per quanto riguarda lo sport, c’è già una associazione che gestisce l’unica struttura sportiva del paese; in occasione degli eventi straordinari come l’ormai ricorrente appuntamento annuale dei “Colli eolici”, il gran numero di visitatori richiamati dalla gara ciclistica di livello nazionale e desiderosi di visitare i beni culturali di Mineo sono stati trattati come si descriverà in altra sede, poiché tale argomento merita uno spazio dedicato a parte.
Per quale motivo si è agito così? Davvero l’isolamento dei Servizi culturali va inteso come una condizione privilegiata per poter meglio operare nella massima tranquillità e ottenere i migliori risultati? Oppure siamo di fronte all’emarginazione, alla messa all’angolo di una dirigenza che, secondo il disegno di chi ha in mano l’amministrazione, deve occuparsi di poco e quasi di nulla, perché tutto ciò che interessa sul serio va affidato nelle mani sicure di gente fidata e già iscritta a un altro libro paga extra-comunale?
Nella prima ipotesi, si potrebbe pensare a grandi progetti, complessi e laboriosi, eventualmente legati all’avvento dell’Anno Capuaniano, laddove l’ente comunale sia lo snodo cruciale, elemento promotore e coordinatore di espressioni culturali variegate, a partire dal patrimonio umano locale dei grandi specialisti e degli insigni valorizzatori dei beni storici di questo Campanile. Energie vitali da coinvolgere appieno, insieme a sorgenti esterne, di livello regionale, ma anche nazionale e internazionale, con sponsor del livello di Buitoni, il che potrebbe preludere a innovative tecniche di erudizione dei giovani con opere di letteratura infilate in morbide merendine e gustosi snack. Se vi fosse realmente l’Anno Capuaniano al centro dell’attenzione, avrebbe avuto più senso istituire una squadra temporanea di scopo, piuttosto che distogliere dal proprio lavoro gli uffici comunali, che hanno altra natura e diversa ragion d’essere, esistono per occuparsi degli affari correnti e non per organizzare iniziative straordinarie. Inoltre, una traccia dei monumentali progetti si troverebbe nell’organigramma, invece si legge solo di un sito in rete. Infine, la dirigenza dei Servizi culturali dovrebbe ricevere quanto prima l’adeguata attenzione da parte degli amministratori, per essere messa nelle condizioni di operare, con un chiaro mandato del sindaco e degli assessori e con adeguate risorse finanziarie. Qualche tempo fa ha avuto luogo una prima riunione, promossa e presieduta dalla neo-costituita triade: il neo-dirigente della micro-area “Servizi culturali”, il vicesindaco assessore alla cultura e il direttore artistico di un passato Natale nei Vicoli. Erano state convocate le associazioni di Mineo, la triade ha mostrato fin da subito che le considerava non soggetti con pari dignità ma al massimo esecutrici di un disegno precostituito. Irriguardosi ammonimenti venivano rivolti all’associazione teatrale, che «se si impegna a fare un tot di spettacoli per le celebrazioni capuaniane, poi non è che all’ultimo momento se la pensa e si tira indietro…». Questo era il clima e gli effetti si sono visti subito: già alla seconda riunione non è venuto nessuno, nemmeno l’assessore.
Nella seconda ipotesi, la sostanziale immobilizzazione di una struttura comunale ridotta a binario morto con pochissime funzioni potrebbe invece essere un altro aspetto dello “spoil system alla siciliana”. Una carica dirigenziale tanto onorevole quanto vuota di contenuti reali può avere un solo motivo di esistere: accontentare e tacitare sul nascere l’eventuale voce dissonante. Prevenire è meglio che curare e, in fondo, costa anche poco sacrificare non un posto di potere ma una scatola vuota per completare il progetto di dominio sull’intero universo menenino. Un progetto ormai svelato su più fronti, mirante a trasformare in un feudo baronale l’intero paese inclusi gli abitanti, stigghi senza parola.
Tutta l’operazione appare dunque sufficientemente chiara. L’ente avrà a subire ulteriori modifiche decise dall’alto e fare previsioni sulla solidità e durata del nuovo assetto non è cosa semplice, ma di sicuro tutto si manterrà in piedi secondo le volontà dei decisori politici almeno fintanto che le connivenze e i silenzi più o meno interessati proseguiranno come è stato finora, nel quieto vivere incurante del domani di una intera comunità.

Osservatorio per la trasparenza amministrativa a Mineo

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