L’invisibile frana di montata grande

di Sherlock Hobbit (“Qui Mineo”, 2013.12.16, n. 80)

Qui Mineo 2013.12.16 (manifesto)Nella contrada “montata grande” subito sotto il borgo di Mineo, il punto di non ritorno è ormai vicino. Entro poco tempo, con qualche altra pioggia tanto invocata per il benessere dell’agricoltura, l’inesorabile  erosione favorita da interventi sbagliati e dalla cronica incuria nel porvi rimedio porterà al danno massimo per quelle famiglie di compaesani di nome e non di fatto, famiglie che non avranno più la possibilità di entrare e uscire dalle proprie case senza rischiare di finire nel dirupo. Quel dirupo che, passando ancora tempo, si inghiottirà le case stesse. Destino annunciato, che nulla sembra poter evitare. D’altronde c’è il cartello ben chiaro: “strada chiusa”, quindi mettete le ruote sotto le vostre quattro mura e spalummate altrove…
Alle forti precipitazioni recenti si è poi aggiunta una perdita da tubazioni comunali: l’acqua si è infiltrata nello scavo dove passa il tubo del metano e, indisturbata, ha inzuppato i terreni determinando una frana nuova, che si è tirata anche il palo del telefono oltre a parte della carreggiata. Ora il tubo del metano che fornisce il paese è sospeso in aria, si potrebbe rompere da un momento all’altro.
Anni fa, nel letto del corso d’acqua che dal paese di Mineo scende verso la Piana alimentato soprattutto dalle piogge, è stato realizzato un intervento di consolidamento per contrastare il discioglimento delle aree circostanti, formate da terra e strati geologici molto friabili. A quanto è dato di constatare, purtroppo la mano dell’uomo ha portato più danno che beneficio perché le nuove strutture là inserite non incanalano l’acqua ma, trattandosi di gabbioni colmi di pietre, la lasciano drenare al di sotto e dunque ancora a scavare la terra. Il progetto originale prevedeva l’uso di gabbioni oppure il calcestruzzo? Era previsto sopra ai gabbioni un tubo che fosse in grado di tenere l’acqua separata dal resto mentre la canalizzava a valle? In altre parole, il progetto era corretto e è stato realizzato male, oppure l’errore era a monte? In entrambi i casi, i responsabili del collaudo dell’opera come hanno potuto mettere la propria firma su un simile pessimo lavoro?
Tante domande, finora poche risposte anche perché il “giornalismo di inchiesta” da queste parti è sconosciuto come il calippo nel deserto africano: non sia mai che poi all’ufficio tecnico qualche collega si risente… e poi chi lo sente? Meglio far finta di niente, che chi meno ci sente meglio si sente e campa a lungo, tranquillamente, con la coscienza di un dormiente.
Due anni sono già passati in pieno letargo, cambiano le amministrazioni di facciata per proseguire la corruzione politica universale, e tra poco si potrà raccontare ai nipoti che là un tempo c’era un paese, un paese delle favole, dei nani e delle ballerine, distrutto a forza di tagliare nastri e inaugurare bagni pubblici…

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