Un’altra festa per l’integrazione al ghetto di Mineo

Cara di Mineo, dall’emergenza all’integrazione
«Protezione allargata con Comuni e Provincia»

di Giuseppe Centamori, “La Sicilia”, venerdì 22 giugno 2012, Catania (Provincia),
p. 42.

Un anno fa raggiungevano il centro abitato affrontando i tornanti della salita di Mineo a piedi in fila indiana. Oggi alcuni lo fanno più comodamente in sella ad una bici: testimonianza del cambio dei tempi?
La “Giornata mondiale del rifugiato” offre lo spunto per riassumere quanto successo da oltre un anno con l’apertura del Villaggio della solidarietà che ha segnato un momento epocale sulla vita di questi territori. Il soggetto attuatore per l’occasione ha organizzato un evento dal titolo “Dall’emergenza all’integrazione”. «Celebriamo in maniera più solenne la nostra realtà provinciale» dice il presidente della provincia di Catania Giuseppe Castiglione che ricorda le fasi iniziali tutte legate all’emergenza. «Abbiamo vissuto una stagione drammatica nel 2011 – aggiunge – con 4,3 milioni di rifugiati nel mondo di cui 800mila solo in Italia e una fetta consistente oggi è qui a Mineo». Offre anche la sua prospettiva futura. «Pensiamo – annuncia – di creare una sorte di protezione allargata coinvolgendo i Comuni e la Provincia. Ne parlerò coi ministri Cancellieri e Riccardi il 16 luglio quando saranno a Catania».
Oggi i servizi all’intero del Cara sono molteplici. «Molti di più di quelli previsti – si affretta a sottolineare Paolo Ragusa, responsabile del centro – e sono frequentati da oltre il 50% degli ospiti». Si vive un’altra atmosfera ma la questione gira e rigira si ferma sempre allo stesso punto. «Applaudo a quanto fatto sino ad oggi – dice il vicesindaco di Mineo, Maurizio Siragusa – ma i veri disordini sono sempre stati legati ai tempi per il rilascio dello status di rifugiato. È un problema burocratico che deve essere risolto fuori da qui: dal governo».
Loro trascorrono la giornata frequentando corsi, nel villaggio o in giro nei paesi dei dintorni in attesa dell’agognato documento. «Sì, confermo che i tempi sono lunghi – ci dice il mediatore culturale senegalese Moussa Mbaye – ma anche noi nel nostro paese abbiamo un detto che dice “dai tempo al tempo”. Purtroppo è la legge che prevede una serie di verifiche». Accanto a lui Camara Tiemoko del Mali: dice che vive in Italia da 14 mesi e ha il permesso in tasca. «Attendo che mi rilascino il passaporto, dopo vorrei lavorare qui o in un’altra parte d’Italia». Al riparo dal solleone che prepotentemente ricorda l’arrivo dell’estate, nell'”Open space” che ospita il dibattito un unico coro sottolinea i risultati ottenuti. Però ci sono parole diverse come quelle che vengono dette davanti alla struttura di contrada Cucinella. La Rete antirazzista catanese ha organizzato una contro manifestazione. Toni pacati ma concetti chiari e accuse taglienti. «Si continua a far passare un messaggio diverso dalla realtà – dice Alfonso Di Stefano – perché qui si guarda solo al business. A loro viene negato il diritto al patrocinio a spese dello Stato. È una violazione del diritto alla difesa».

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...