Processo del depuratore – L’arringa dell’accusa (2)

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

 2012.04.18 – Nella seconda e ultima parte dell’arringa del pubblico ministero si sono definiti i profili di responsabilità di tutti gli imputati. Secondo il pm l’unico operaio destinato al depuratore era Pulici, con la mansione di custode e poi di sorvegliante non specializzato per badare agli aspetti più semplici del normale funzionamento delle attrezzature. In pratica il depuratore era stato affidato a persona non adeguata. Per esempio, quando l’analista chimico esterno aveva comunicato la necessità di clorazione per le acque in uscita dal depuratore, l’intervento era stato effettuato «in modo arrangiato» dagli operai del Comune: manomettono l’impianto elettrico togliendo l’alimentazione a una delle due pompe di ricircolo dei fanghi, il che è un modo di agire in scarsa o nessuna competenza e conoscenza della situazione e delle caratteristiche tecniche dei luoghi. Anche la totale ignoranza di Pulici riguardo al funzionamento del settore nel quale si doveva effettuare la disidratazione dei fanghi è una prova della sua non idoneità al ruolo ufficiosamente affidatogli. In pratica, Pulici si limitava a liberare la griglia in ingresso ogni mattina, sorvegliava l’eventuale accensione delle spie rosse sul pannello di controllo e teneva in ordine il verde dell’area. Nessun altro – e quindi nessuno – era incaricato di gestire il depuratore. Quanto sopra definisce un profilo di culpa in eligendo, cioè la responsabilità di chi ha deciso la collocazione di quel dipendente comunale.
Per quanto riguarda il caposquadra Zaccaria, si potrebbe definire per lui una responsabilità circa il modo in cui si è operato e, più in generale, il non aver adeguatamente vigilato su come veniva gestito male il depuratore: culpa in vigilando. In pratica si tratterebbe di un concorso di colpe da parte dei lavoratori morti per aver operato in modo errato, ma questi ultimi avrebbero dovuto essere nelle condizioni di rendersi conto di tutte le irregolarità, mentre gli uffici li avevano sempre fatti lavorare in questo modo, abituandoli di fatto. Ne è prova la testimonianza di Amarù, secondo il quale in una riunione la mattina dopo l’incidente Centamori aveva raccomandato a tutti i dipendenti di non dire a nessuno che gli operai del Comune già altre volte erano scesi in quella vasca dove sono morti i sei operai: anche allora nessuno si era accorto che era un modo di lavorare assolutamente sbagliato, tant’è che si era resa necessaria questa raccomandazione di silenzio. Non si può dunque, secondo il pm, dare nessuna parte di colpa ai lavoratori per la loro condotta irregolare, che è invece il prodotto delle azioni delittuose fatte sopra le loro teste. Riguardo a Zaccaria, infatti, «un preposto ha l’obbligo di far rispettare misure di prevenzione e sicurezza stabilite da altri, sopra di lui. Se questi superiori non hanno stabilito nulla, il preposto è nell’impossibilità di operare come in teoria sarebbe giusto e dovuto».
Se l’impianto fosse stato ben gestito – prosegue il pm – un guasto come quello del giugno 2008 difficilmente si sarebbe prodotto, mentre per incuria si è lasciato che il fango abbandonato nelle condotte sedimentasse e indurisse fino a ostruirle. Si aggiunga che Pulici, non avendo le minime competenze per gestire l’impianto, non era neanche in grado di rilevare i malfunzionamenti che si andavano verificando nello stesso impianto.
Il mancato rispetto delle norme precauzionali e di sicurezza va considerato in due modi diversi e paralleli: da un lato si tratta di violazioni in sé stesse, dall’altro lato vanno valutate per le conseguenze che si sono prodotte, prima di tutto se e in che misura sono state causa dell’incidente.
Zampino, in carica dal 2007 all’ufficio tecnico del Comune di Mineo, secondo la legge ha il ruolo di datore di lavoro verso i dipendenti comunali di quel settore, il che scagiona il sindaco da molte responsabilità oggettive e di ufficio. In questo caso, nel quale sono state disattese tutte le norme di sicurezza solo per risparmiare tempo e denaro nel lavoro dell’11 giugno, la mancata prevenzione dei rischi va contestata all’ente comunale, che non si è mai dotato di un documento di valutazione dei rischi adeguato e specifico per un sistema complesso quale è un depuratore, nel quale sono presenti rischi di natura chimica.
Per Mirata, all’epoca assessore al ramo, si contesta l’omissione di atti d’ufficio per gli aspetti più generali della gestione del depuratore. Un testimone durante il processo, alla domanda del perché l’impianto era ridotto così, aveva risposto: «Picchì o’ Comuni soddi nunn’ave!», e dunque l’unica linea dell’Amministrazione è stata quella dell’economicità irragionevole, senza alcun riguardo per l’efficienza e l’efficacia di apparati così importanti per la vita di una comunità.
Riguardo il traffico di rifiuti petroliferi, sembra che vi siano prove certe dalle intercettazioni telefoniche per cui i rifiuti gestiti dalla ditta di Ragusa non sarebbero mai stati smaltiti in modo regolare e lecito. Di conseguenza la richiesta penale per Carfì e un altro dirigente sono state di sei anni ciascuno, con sanzione pecunaria e interdizione perpetua a contratti con enti pubblici. Il capo dell’ufficio tecnico Zampino si è visto arrivare una richiesta di condanna a quattro anni e otto mesi, quattro anni per il responsabile comunale Catalano, quattro anni per l’assessore al ramo Mirata, otto mesi per il sindaco Castania. Inoltre per il responsabile esterno per la sicurezza della ditta di Ragusa il pm ha chiesto una condanna a tre anni.
Nelle prossime udienze pubbliche, fissate ai pomeriggi dell’8 e del 16 maggio, si svolgeranno le arringhe delle parti civili.

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One thought on “Processo del depuratore – L’arringa dell’accusa (2)

  1. Eppure, durante l’interrogatorio, ho dichiarato cose diverse. Cioé: “Attenzione, ci sono molti giornalisti in giro. Vi consiglio di non rilasciare dichiarazioni, ma se lo volete fare state attenti a quello che dite”. Tutto ciò è accaduto l’indomani mattina – ho asserito – dopo una notte passata in ufficio a collaborare con i carabinieri. Le dichiarazioni di Amarù erano state altre. Fatte durante la stessa mattina nella sala ex assessori. Leone, tutto dichiarato, ricordi? C’eri anche tu durante quell’udienza! Perché il PM mi tira in ballo facendomi dire cose diverse? Ti informo, se lo vuoi usare correttamente, il ruolo di Giuseppe Zaccaria era di Funzionari comunale, meglio dire Istruttore Tecnico con un concorso interno vinto per Impiantista: lo so per certo perché io arrivai terzo.
    Ciao.

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