In che condizioni realmente vivono i richiedenti asilo nel megaCara di Mineo?

 di Rete Antirazzista Catanese (via Caltanissetta 4)
2012.03.21 – Dopo mesi di assoluta indifferenza nelle ultime settimane i media si accorgono del Cara di Mineo e vengono pubblicati articoli nei quali si parla del centro solo in maniera apologetica dell’esperienza “d’eccellenza a livello europeo”.
Rispetto all’anno scorso, quando dal 10 maggio al 27 luglio si susseguirono 4 rivolte in 3 mesi per accelerare i tempi delle commissioni (la prima commissione s’insediò dopo oltre 2 mesi l’arrivo di 1600 richiedenti asilo e subito dopo la prima rivolta), la situazione sostanzialmente non è cambiata:
— Rispetto ai tempi della commissione esaminatrice, la situazione è peggiorata , dal settembre scorso ne funziona solo una con una media di 30/40 casi a settimana, mentre nell’estate scorsa le domande esaminate erano almeno il doppio. Inoltre si sono ripetuti i casi d’interpreti truffatori che hanno estorto denaro ai migranti per “ammorbidire” l’esame della commissione e quasi tutti i richiedenti asilo denunciano il pessimo servizio d’interpretariato, che a volte contribuisce al diniego (con percentuali che superano il 50%)
— Le condizioni di vita con la nuova gestione del Consorzio Sisifo e di CaraMineo (confermato per tutto il 2012) sono in parte mutate rispetto alla militarizzazione della quotidianità, quando il Cara era gestito dalla Croce Rossa (fino al 16 ottobre scorso); le estenuanti file si sono ridotte, ma permane il divieto di cucinare nelle case (non solo sono state disattivate “per sicurezza” le cucine interne, ma neanche si possono usare i barbecue esterni), mantenendo così il business del cibo (circa 10 euro al giorno pro capite) con pietanze che continuano a provocare numerosi casi di disturbi gastro-intestinali. Con molto meno i richiedenti asilo potrebbero autogestirsi secondo le proprie tradizioni e gusti i loro cibi; inoltre si ripetono i casi di arbitrari sequestri da parte di militari esterni al Cara di cibo, che “potrebbe” essere cucinato all’interno.
— I collegamenti con Mineo ed i paesi limitrofi sono un problema; rispetto alla vergognosa richiesta di 2 euro A/R per Mineo, quando ancora i migranti non riscuotevano il contributo giornaliero (per ben 6 mesi , da marzo ad ottobre, chi ha gestito il Cara non ha versato ai richiedenti asilo alcunché, risparmiando arbitrariamente sulla loro pelle e causando così la loro indigenza, anche per pagarsi il permesso di soggiorno); da alcuni mesi è attivo solo un bus, gratis, di 50 posti attivo per un solo viaggio A/R e solo di mattina, che costringe la stragrande maggioranza a raggiungere Mineo (ad 11 Km) a piedi
Da mesi i migranti hanno sospeso le proteste (nell’agosto scorso a centinaia furono trasferiti in altri Cara “volontariamente”), ma ciò non vuol dire che siano soddisfatti di restare parcheggiati a tempo indefinito in un lager di lusso (come mai è stato scelto un villaggio privato della Pizzarotti di Parma, per il quale si versa un affitto annuo di circa 6 milioni di euro?). Sfruttando l’emergenza Nordafrica dell’anno scorso per i migranti provenienti dalla Tunisia o in fuga dalla guerra in Libia (per i quali i contributi giornalieri raddoppiavano rispetto ai progetti SPRAR) stiamo purtroppo assistendo al proliferare in Sicilia di altre fallimentari e clientelari esperienze di mini Cara e CDA (gestiti spesso da personale incompetente interessato solo al business), dai quali i richiedenti asilo vorrebbero allontanarsi, nella speranza di trovarsi meglio nel megaCara di Mineo.
Attualmente a Mineo sono presenti oltre 1900 migranti, la cui maggioranza o hanno fatto ricorso al Tribunale contro il diniego o hanno da mesi il permesso di soggiorno per protezione internazionale o per protezione umanitaria; spesso il diniego non riconosce l’ultima provenienza dalla Libia , ma solo il paese natìo , in questo modo migliaia di richiedenti asilo sono in ostaggio in Italia delle disumane politiche di “guerra ai migranti” dell’ex ministro Maroni. L’attuale governo, in sostanziale continuità con il precedente, continua a dilapidare ingenti risorse pubbliche ( in tempi di feroci tagli alle spese sociali) per sadiche politiche segregazioniste non solo nei CIE, ma anche nei Cara e CDA; addirittura ancora Lampedusa continua irresponsabilmente ad essere dichiarata “porto non sicuro” e dopo la pausa invernale riprendono le operazioni di soccorso in mare con purtroppo i primi cadaveri. Dopo le speranze della primavera araba e la tragedia della guerra neocoloniale in Libia dell’anno scorso, facciamo appello ad aderire alla petizione per il permesso di soggiorno a tutti i richiedenti asilo provenienti dalla Libia ed a rilanciare la mobilitazione a sostegno del loro “diritto di scelta” a costruirsi un futuro libero dalle guerre e dal razzismo.
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