Il Consigliere Provinciale Giuseppe Mistretta in difesa delle Province dalle minacce del governo Monti

Comunicato stampa

“La Destra” – DIPARTIMENTO ENTI LOCALI – SETTORE PROVINCE

Responsabile Nazionale Settore Province
Giuseppe Mistretta

2011.12.08 – Non si può non essere d’accordo su tagli della spesa pubblica, tutta altra cosa è individuare le province d’Italia come agnello sacrificale da offrire all’altare dell’antipolitica, il recente decreto Monti, ”Salva Italia”, non le abolisce, semplicemente le svuota di contenuto, intende trasferirne funzioni e macchina burocratico-amministrativa ai comuni, riducendo il numero degli amministratori, limitandone fortemente le competenze a semplice attività di coordinamento della politica sovra comunale.
In Italia esistono circa settemila enti territoriali intermedi o strumentali, società pubbliche o partecipate, che svolgono funzioni che possono essere accorpate e trasferite a comuni e province, nel 2010, il costo dei relativi consigli d’amministrazione e organi collegiali è stato di quasi due miliardi e mezzo di euro.
Il costo della politica italiana, stato, regioni ed enti locali, è stimato per l’anno in corso in sei miliardi e mezzo di euro.
La pubblica amministrazione, nell’anno 2009, ha speso circa tre miliardi di euro per consulenze esterne.
Tutto ciò impone delle serie riflessioni, la spesa per indennità e rimborsi degli amministratori provinciali nel 2011 ammontava a 113 milioni di euro, 1,7% del costo complessivo della politica italiana, considerando che col decreto Monti 107 rimarrebbero i presidenti di provincia e 1070 i consiglieri provinciali, escluso le province autonome, il tutto con annessi apparati burocratici e di segreteria, è legittimo domandarsi quanto sarà il reale risparmio?
Per la storia d’Italia e delle stesse province non era proprio il caso di affrontare il tema con un decreto d’urgenza, inseguendo delle economie verosimilmente pari allo 0,8 % dei costi della politica nazionale, ciò, alla luce dei recenti tagli alle province, ancora non entrati a regime, meglio una modifica del titolo V della costituzione, attribuendo agli enti locali nuove funzioni e competenze, anche quelle degli enti strumentali e intermedi, i cui amministratori non rispondono direttamente ai cittadini, realizzando così un vero risparmio, ventidue volte superiore a quanto previsto dall’intervento Monti sulle sole province.
Riflettano bene i nostri parlamentari, ci sarà un motivo se le province sono riconosciute in ben ventitré stati europei, se la loro storia coincide con l’unità d’Italia, è proprio il caso di ridurle a un mero organo di rappresentanza, è proprio il caso di creare una nuova classe di nominati, presidenti e consiglieri eletti dai consigli comunali e non dai cittadini, in un momento storico in cui si chiede di abrogare il porcellum.
Il legislatore dia nuova dignità alla politica, quella dei nostri padri fondatori, dia l’esempio riducendosi per primo indennità e privilegi, intervenga a una seria riforma costituzionale che razionalizzi e riduca i costi di tutte le articolazioni dello stato, comprese le province, evitando una pericolosa riduzione degli spazi di democrazia e di sovranità popolare.

 

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