Processo del depuratore – «L’impianto era intasato da tonnellate di fanghi mai puliti, la morte è venuta da lì»

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

2011.12.14 – Nell’udienza di mercoledì 14 dicembre 2011 è stato ascoltato il consulente Prof. Dott. Riccardo Maggiore, Docente di Chimica Ambientale Applicata dell’Università degli Studi di Catania e autore di una nuova perizia di parte.
La perizia del Prof. Maggiore individua la causa dell’incidente nella cattiva gestione dell’impianto, dove in cinque anni di funzionamento non sono mai stati prelevati i fanghi residuati dalla depurazione delle acque fognarie. In ragione di questa incuria prolungata nel tempo si calcola che centocinquanta tonnellate di fanghi con un volume di milleduecento metri cubi abbiano riempito vari settori e là sia iniziato un processo di fermentazione in assenza di ossigeno, dal quale si sono prodotti i gas letali scaturiti nel momento in cui è stata compiuta l’operazione di spurgo l’11 giugno 2008.
Nelle sue conclusioni, la perizia del Prof. Maggiore coincide con quella redatta dai consulenti del Pubblico Ministero:  «Le numerose anomalie riscontrate nell’impianto di Mineo, compreso il mancato funzionamento dell’impianto per lunghi periodi e la mancata estrazione dei fanghi, hanno determinato le condizioni di pericolosità favorevoli all’incidente. […] La quantità dei fanghi in fermentazione anaerobica presenti nel depuratore va considerata la fonte primaria di acido solfidrico, causa della morte degli operai. Chi dice che l’impianto non era in anossia si arrampica sugli specchi, lo si vedeva chiaramente».
Per quanto riguarda la presenza di olii minerali (idrocarburi) nel pozzetto, che secondo la perizia di parte degli imputati di Mineo sarebbero stati introdotti dall’esterno e precisamente dal mezzo autospurgo presente sul posto il giorno dell’incidente, il perito calcola che nei cinque anni di esercizio del depuratore possono essere arrivate dalle acque fognarie del paese ca. otto tonnellate di idrocarburi, in particolare olii esausti non smaltiti correttamente da officine meccaniche e privati nelle operazioni di cambio d’olio dei motori. Anche in questo caso il mancato prelievo dei fanghi ha favorito la permanenza degli olii, erroneamente attribuiti a provenienze esterne.
Prossima udienza 21 dicembre ore 10.30 fino alle 13 con ripresa alle 15. Verrà ascoltato il consulente Ing. Francesco Di Puma.

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One thought on “Processo del depuratore – «L’impianto era intasato da tonnellate di fanghi mai puliti, la morte è venuta da lì»

  1. Dunque. Proviamo a calcolare il volume dlle vasche per capire la loro capienza.
    Poi andiamo a censire quante officine aprono la saracinesca ogni mattina ed il loro volume d’affari. Occorre dare corso alla denuncia fatta in tribunale.
    Infine. Si aprono prospettive che abbateranno l’import di petrolio. Basta trasformare ogni depuratore:”accogliendo” gli olii delle officine si scopre un giacimento che farà abbassare il costo di ogni barile del greggio.
    Per ultimo. Sembra sia stato dimostrato che in entrata – in alto – ( l’impianto funziona per gravità) non vi sono tracce di combustibile. Quindi a voi valutare la deposizione. Infatti, per ogni particella di idrogeno solforato vi è 60 volte di particelle di metano. Se è così quell’impianto doveva esplodere ad ogni fulmine nel cielo, ad ogni cerino acceso per dar fuoco ad una sigaretta nel raggio di qualche metro. Io ne ho fumate di sigarette…

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