Quando arriveranno i tagli al “Villaggio della Solidarietà”?

di Leone Venticinque, per il Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”

2011.11.17 – A Mineo o in un altro punto di questa parte del Calatino ci si chiede se le scelte di rigore economico dei commissari europei appena giunti alla guida dell’Italia coinvolgeranno presto o tardi il capitolo di spesa riguardante la gestione sul territorio nazionale dei richiedenti asilo e in particolare la maggiore voce di quel bilancio: il “Villaggio della Solidarietà. Non sono disponibili stime aggiornate ma tra manutenzione, energia e vettovagliamento, servizi di base, personale ausiliario e tutte le unità di esercito, polizia, carabinieri e guardia di finanza mobilitate per il “Piano Sicurezza” sono varie centinaia di migliaia di euro che ogni mese escono dalle casse dello Stato.
Il Villaggio è nato dall’emergenza nordafricana, per dare un tetto alle grandi ondate di profughi arrivati in Sicilia dal mare. Passate le emergenze, il fu governo Berlusconi ha portato avanti il progetto di una fantastico – e costosissimo – “Villaggio dello stato sociale”: letto, tetto senza Ici, cibo, comodità, abbigliamento e beni di consumo, scuole gratuite, corsi di lingua, paghetta quotidiana e inserimento professionale. Dalla culla alla tomba, cosa chiedere di più? Poteva essere un invidiabile paradiso terrestre, l’unico esempio di comunismo realizzato con un pieno di felicità.
Fin qui se si ascolta la propaganda concertata a due voci, da una parte i politici governativi e dall’altra i cooperatori solidali; ma ormai sappiamo che la vita al Villaggio è un’altra cosa e non vi regna la felicità. I costi ora dovranno essere riconsiderati nel quadro complessivo delle mutate condizioni nazionali, quelle stesse condizioni che mettono in dubbio il pagamento del prossimo stipendio all’impiegato, della pensione al vero invalido, dell’assistenza medica all’ammalato che non può pagare le cure di cui ha bisogno.
Cosa accadrà? Io non credo che ufficialmente il progetto del “Villaggio della Solidarietà” verrà abbandonato, eppure gradualmente l’apporto di denaro pubblico verrà ridotto, per inderogabili ragioni di rigore finanziario e equità. E allora certi servizi che erano stati annunciati non partiranno mai, altri resteranno sotto organico, la mensa peggiorerà – difficile crederlo, vero? – e con tutto ciò gli ospiti resteranno là. Se non ci saranno altre rivolte la pace sarà dovuta solo alla loro capacità di auto-organizzarsi, visto che in un modo o nell’altro già da tempo si danno da fare. E così, dopo pochi anni di incubazione assistita dallo Stato italiano, potrà finalmente camminare sulle sue gambe una nuova “Isola dei Pirati” finalmente indipendente dalle istituzioni e con leggi autonome. A meno che all’interno del Villaggio non prevalga il conflitto tra le etnie, nel qual caso al modello Tortuga si sostituirà il modello Beirut.

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