La protesta dell’8 novembre su “La Sicilia”

centro di accoglienza
Protesta a Mineo – stranieri bloccano la statale Ct-Gela

di Giuseppe Centamori, “La Sicilia”, mercoledì 9 novembre 2011, p. 8.

Gli immigrati del Cara di Mineo mettono in atto l’ennesima protesta bloccando la statale 417 Catania-Gela. Quella di ieri è la prima da quando la Croce rossa italiana ha lasciato il Centro d’accoglienza richiedenti asilo dove è subentrato il Consorzio di cooperative che gestisce il Villaggio della Solidarietà.
Il blocco è durato qualche ora con circa 70 ospiti per lo più di provenienza sub sahariana che hanno incendiato alcuni copertoni e trasportato grosse pietre raccolte in campagna. Le richieste sono quelle di sempre: tempi rapidi per ottenere i permessi di soggiorno. Da lontano si vedono le volute di fumo che si alzano dense e nere, chi tenta di avvicinarsi viene bersagliato dai sassi. Alcuni si sono attrezzati con un carrello della spesa. Lo usano per trasportare rami secchi, pietre e quanto di utile per creare blocchi sulla strada. Alla fine alcuni vi montano su levando in aria grida di protesta spinta da braccia vigorose per scorrazzare in quel segmento di strada. Quelle stesse braccia utilizzate per strattonare, colpire e tentare di sottrarre la macchina fotografica al sottoscritto che voleva raccontare le loro storie. Sul posto sono intervenuti i carabinieri per dirottare il traffico sulla vecchia statale 385 Catania-Caltagirone. Poco più tardi arrivano anche gli agenti della polizia stradale. Nel frattempo gli immigrati fanno rientro al Villaggio della Solidarietà e giunti davanti al cancello si coprono i volti attraversando lo stretto cancello e il breve corridoio con gli uomini della Guardia di finanza ai lati. Alcuni portano qualche sasso, nascosto sotto gli abiti, e passano sotto la recinzione che costeggia il campo di calcio per poi essere inghiottiti del viale centrale. La partita di calcetto riprende come se niente fosse successo. Ignari anche quelli che giocano a basket nel campetto adiacente. Qualcuno si ferma e sbuffando ripete quello che da mesi ci sentiamo ripetere: «Troppa l’attesa per avere il permesso di soggiorno. Ma agli afgani o pachistani i documenti vengono subito rilasciati. A noi no: dobbiamo sempre attendere». E accusano: «Forse perché noi abbiamo la pelle nera e gli altri no?».

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