Gli agricoltori, il “Villaggio della Solidarietà” e l’economia parallela

di Leone Venticinque, per il Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”

2011.11.06 – Prosegue la positiva esperienza di collaborazione tra la Rete Antirazzista Catanese e il comitato degli agricoltori, che ancora una volta nella mattina di domenica 6 novembre 2011 sono stati presenti nell’incontro interetnico davanti al Villaggio. Allo stesso tempo stanno continuando a svilupparsi una serie di effetti che il Villaggio produce su questa parte del Calatino. Già negli scorsi mesi si sono registrati chiari segni del progressivo formarsi di una economia parallela – totalmente illegale e criminale – che origina e si diffonde dal “Villaggio della Solidarietà”. Questa struttura pubblica tenuta in piedi a carico del contribuente – non è escluso che venga introdotta prossimamente un’apposita addizionale al prezzo della benzina – ormai funziona come una base logistica di traffici che minano il già precario tessuto socio-economico sano dell’area rurale e soprattutto dei vicini centri urbani dove, grazie al continuo accattonaggio, alla vendita di sigarette e altre merci di contrabbando, alla prostituzione e al bivacco notturno nella stazione ferroviaria di Caltagirone e altrove, si respira sempre più l’aria che è tipica di periferie allo sbando: tante Librino grandi e piccole, laddove fino a oggi anche nelle difficili condizioni economiche non si era mai prodotto un simile degrado.
In una fortuita occasione di dialogo con un rappresentante della principale associazione di categoria dei commercianti ho preso nota di una ricaduta positiva che a suo dire il “Villaggio della Solidarietà” ha sul territorio: a Caltagirone e Palagonia gli alberghi lavorano, visto che ospitano il cospicuo nucleo aggiuntivo delle forze dell’ordine presenti da alcuni mesi a rinforzo delle ordinarie. Le statistiche aggiungono poi un tocco di involontario umorismo a questo dato perché lo registrano come “incremento del turismo”. C’è anche da ricordare la ricaduta occupazionale che molte decine di abitanti di Mineo e degli altri paesi hanno avuto con impieghi nelle cooperative che gesticono i servizi nel Villaggio, senza che d’altra parte gli organi di informazione abbiano finora sentito l’opportunità di approfondire l’argomento con qualche bell’articolo su come sta procedendo la cosa, come questi giovani e meno giovani si stanno trovando in esperienze di lavoro nuove ecc.: si vede che invece per un qualche ignoto motivo c’è chi pensa che è opportuno non approfondire un bel niente. D’altronde il Villaggio continua a essere luogo nel quale i giornalisti non possono entrare, ma anche di questo nessun professionista della categoria scrive una riga.
Molte volte si è affrontata la domanda se il “Villaggio della Solidarietà” è utile oppure no a coloro i quali dovrebbero esserne in fin dei conti i principali beneficiari – cioè i suoi 1500 ospiti – e non è il caso di sottolineare ancora una volta il loro desiderio di abbandonare il prima possibile quel luogo senza futuro. Altro tema è ragionare sui vantaggi condivisi che una simile istituzione porterebbe in misura maggiore rispetto ai problemi che sta creando: ciascuno di noi potrà verificare se, grazie al Villaggio, i connotati del Calatino nel tempo cambieranno progressivamente e in modo inesorabile, fino a farlo assomigliare a luoghi ben noti e temuti della nostra Nazione, quei luoghi dove alla legalità e alla convivenza civile da troppo tempo si sono sostituiti altri modi di vivere, sopravvivere o morire ognuno per sé nella reciproca guerra per il pane che premia gli sfruttatori più forti. Con la nuova concorrenziale offerta di manodopera in nero – ma con vitto e alloggio assicurati dallo Stato – da quaranta euro a giornata si passa a quindici per tutti… e bisogna pure ringraziare.

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Qui di seguito la lettera che il comitato degli agricoltori ha distribuito agli ospiti del “Villaggio della Solidarietà” nel corso dell’incontro interetnico:

Cari Ospiti del Cara di Mineo.

Siamo gli agricoltori dei terreni intorno al cara.

Sono ormai passati molti mesi dal vostro arrivo a Mineo, e sin dal primo giorno abbiamo subito capito che qualcosa non andava. In pochi giorni avete invaso in massa le nostre campagne raccogliendo tutti i frutti più o meno maturi che vi capitavano per mano, avete occupato le nostre case di campagna rompendo e saccheggiando quel po’ che vi si trovava e ci avete tolto quel minimo di tranquillità che da queste parti è sempre regnata. Noi vi abbiamo accolto senza pregiudizi e ogni qual volta ci avete chiesto qualcosa (un frutto, un passaggio per Mineo o solo un sorriso) non ve lo abbiamo dato. Siamo ben consapevoli dei vostri problemi e della vostra precaria condizione ma altresì è opportuno che anche voi sappiate che noi agricoltori siciliani versiamo in altrettante cattive condizioni. Dopo anni di duro lavoro ci troviamo a possedere soltanto i nostri terreni e quel po’ di frutti che dopo i sacrifici di un anno producono, che vengono poi pagati a pochi centesimi al chilo. Già dopo la brutta esperienza dello scorso anno, in cui avete raccolto moltissime di quelle poche arance ormai rimaste al vostro arrivo oggi, all’inizio della maturazione dei frutti siamo molto preoccupati per l’esito di questa campagna. In base a queste considerazioni noi vi chiediamo gentilmente di rispettare il nostro lavoro e i nostri terreni.

In vista della prossima campagna agrumicola ci troviamo costretti a chiedere la vostra collaborazione, in modo che i nostri sacrifici ed il nostro duro lavoro non siano vanificati.

Confidiamo nella vostra sensibilità nel rispettare i nostri agrumeti evitando di raccogliere frutta o invadendo le nostre terre.
Vi chiediamo quindi di non danneggiare le nostre piante e le nostre case e porgendovi una mano d’aiuto vi ricordiamo che se volete qualcosa basta chiedere, ma non prendere,  e noi cercheremo di fare il possibile per aiutarvi.

E’ con questi principi che veniamo a chiedevi la vostra collaborazione. Se così non fosse per l’ennesima volta, non potremo più esservi amici e non potremo più aiutarvi, e rischieremmo di scontrarci e ciò non farebbe bene né a voi né a noi.
Noi ci impegniamo ad aiutarvi mettendovi a disposizione anche i nostri frutti, che quando maturi periodicamente metteremo, nei luoghi opportuni, a vostra disposizione.

Il comitato degli agricoltori.

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Due articoli da “La Sicilia” di domenica 6 novembre 2011, p. 8:

Mineo. Oggi volantinaggio di un comitato: «Istituzioni assenti, parliamo senza filtri»[pullquote]Lettera in più lingue
«Se volete la frutta, basta chiederla. Ma se non rispettate le regole rischiamo di scontrarci»[/pullquote]
Gli agricoltori scrivono ai rifugiati «furti nei campi, ora basta»
Allarme sicurezza per centinaia di aziende vicine al Cara
di Mario Barresi
Mineo. Nel salone del barbiere il giovane pachistano aspetta il suo turno. Sfogliando le riviste e parlando di calcio con un ragazzotto che si fa sfoltire le basette per l’uscita del sabato sera con la fidanzata. In paese raccontano pure che il parroco di San Paolo, don Franco Minolfo, prima di partire per la missione in Congo, proponeva la predica e le letture anche in lingua inglese, per farsi capire da quella decina di migranti a Messa. E basta vedere il gioioso arrivo del pullman che ogni giorno accompagna i figli dei migranti nelle classi dell’istituto comprensivo “Capuana” per rendersi conto che questa gente ha un cuore vero. Insomma: Mineo non ha più nulla da dimostrare. Il paese più vicino al Cara (Centro accoglienza richiedenti asilo), aperto dallo scorso marzo nell’ex Residence degli Aranci, ha ormai trovato un equilibrio nella convivenza con gli attuali 1.500 ospiti.
Eppure in questi ultimi giorni rimbomba un allarme che in verità si era manifestato sin dalla scorsa primavera: i ripetuti furti e danneggiamenti nei terreni agricoli. A Mineo, ma anche a Ramacca, Palagonia e Grammichele. C’è pure Gerardo Diana, presidente regionale di Confagricoltura, fra i “vicini” del Cara. «Questa comunità ha più volte dimostrato solidarietà e spirito di accoglienza, ma ora il pesante problema della sicurezza va risolto una volta per tutte, per evitare che l’equilibrio delicato su cui s’è fondato il rapporto dei cittadini con i migranti possa subire un contraccolpo dagli esiti imprevedibili».
E ora 40 persone, per lo più piccoli imprenditori, hanno deciso di parlare con una sola voce: il comitato degli agricoltori, presieduto da Antonino Coco. «Abbiamo più volte denunciato una situazione potenzialmente esplosiva – spiega il vicepresidente del comitato, Riccardo Favara – partecipando a incontri con il prefetto, il presidente della Provincia, i sindaci e chiedendo aiuto contro furti e danni. Ma gli episodi non accennano a diminuire. Anzi aumentano, nel silenzio totale delle istituzioni».
E quindi hanno deciso di parlare senza filtri. Questa mattina il comitato agricoltori distribuirà una lettera aperta all’ingresso del Cara, indirizzata ai migranti. Un documento – che sarà tradotto in inglese, in francese e in arabo – di cui vi anticipiamo alcuni contenuti: «Noi – scrivono gli agricoltori ai richiedenti asilo – vi abbiamo accolto senza pregiudizi e ogni qualvolta ci avete chiesto qualcosa (un frutto, un passaggio per Mineo o solo un sorriso) ve lo abbiamo dato. Siamo ben consapevoli dei vostri problemi e della vostra precaria condizione ma è opportuno che anche voi sappiate che noi agricoltori siciliani versiamo in condizioni altrettanto cattive. Dopo anni di duro lavoro ci troviamo a possedere soltanto i nostri terreni e quel po’ di frutti che dopo i sacrifici di un anno producono, poi pagati a pochi centesimi al chilo». Si teme per gli agrumi: «Oggi, all’inizio della maturazione dei frutti siamo molto preoccupati per l’esito di questa campagna. Vi chiediamo gentilmente di rispettare il nostro lavoro e i nostri terreni. In vista della prossima campagna agrumicola ci troviamo costretti a chiedere la vostra collaborazione, in modo che i nostri sacrifici ed il nostro duro lavoro non siano vanificati». La richiesta è rispettosa della dignità dei destinatari: «Confidiamo nella vostra sensibilità nel rispettare i nostri agrumeti evitando di raccogliere frutta o invadere le nostre terre. Vi chiediamo quindi di non danneggiare le nostre piante e le nostre case». Poi porgono una «mano d’aiuto» ai migranti: «Vi ricordiamo che se volete qualcosa basta chiedere, ma non prendere, e noi cercheremo di fare il possibile per aiutarvi. Noi ci impegniamo a mettere a disposizione anche i nostri frutti, che quando maturi, periodicamente metteremo, nei luoghi opportuni, a vostra disposizione». Ma c’è anche un ultimatum secco: «Se così non fosse per l’ennesima volta, non potremo più esservi amici e non potremo più aiutarvi, e rischieremmo di scontrarci e ciò non farebbe bene né a voi né a noi».
Oggi ci sarà il volantinaggio del comitato. E da domani basterà guardare queste rigogliose piante d’agrumi per capire se il “modello Mineo” può continuare a reggersi ancora sul delicatissimo filo fra accoglienza e sicurezza.

rete antirazzista – Oggi sit-in a Mineo «Problemi irrisolti»
di Giuseppe Centamori
Mineo. La Rete antirazzista di Catania torna a riunirsi stamani alle ore 10 davanti al Villaggio della Solidarietà. «Malgrado alcuni miglioramenti, come la diaria di 3,5 euro al giorno per migrante – sostiene Alfonso Di Stefano – i problemi che denunciamo da mesi persistono. Le commissioni esaminano le domande a rilento con un pessimo servizio d’interpretariato e con un alto numero di dinieghi; per oltre 6 mesi i richiedenti asilo sono stati privati del contributo economico, riconosciuto in tutti gli altri Cara d’Italia, e bisogna richiedere gli arretrati; sarebbe vergognoso risparmiare sulla loro pelle, quando si dilapida denaro pubblico per pagare l’affitto a privati». Resta critico il giudizio complessivo sul Cara: «Questa non è accoglienza e invece andavano moltiplicati i progetti Sprar nel Calatino e in tutta la Sicilia, con costi molto più ridotti. Si favoriva una reale inserimento sociale dei migranti, così come da anni avviene a Riace e nella Locride, ma il governo preferisce favorire acquiescenti associazioni pseudo umanitarie».

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