Processo del depuratore – «Nessun rischio nell’impianto di Mineo»

di Leone Venticinque, per il Labo­ra­to­rio poli­tico Vetu­stis­sima et Iucun­dis­sima.

[pullquote]<<Il Pulici aveva solo compiti di “controllo visivo”, per questo motivo non c’era per lui nessun rischio chimico né biologico>>[/pullquote]

2011.10.28 – Nell’udienza del 28 ottobre 2011 sono stati ascoltati due consulenti chiamati al processo dalla difesa degli imputati di Mineo – dipendenti e amministratori comunali. Continua in sostanza la guerra delle perizie con una serie di critiche e contestazioni al lavoro dei consulenti della Procura. Oltre a varie altre osservazioni i consulenti hanno confermato la tesi ormai consolidata che le sostanze tossiche presenti nella vasca dove è avvenuto l’incidente non potevano prodursi nel depuratore ma sono state necessariamente portate da fuori.
A questo punto la difesa della ditta di Ragusa potrebbe tentare la carta dell’azione parallela, affermare cioè che, se è vero che all’impianto sono stati portati idrocarburi nocivi, tale azione è stata compiuta da altri e in momenti precedenti rispetto a quando l’automezzo della ditta è andato al depuratore di Mineo, dunque la ditta non sarebbe imputabile di sversamenti dolosi, neanche involontari.
I consulenti intervenuti a difesa degli imputati di Mineo hanno poi cercato di dimostrare che l’impianto non solo funzionava a dovere ma era anche gestito in modo adeguato perché il custode Pulici aveva avuto un periodo di addestramento, seppure informale. Inoltre, siccome la manutenzione dell’impianto era effettuata periodicamente da ditte esterne, secondo i consulenti il custode che tutti i giorni era l’unica presenza umana nel depuratore non andava incontro a nessun tipo di rischio: <<Il Pulici aveva solo compiti di “controllo visivo”, per questo motivo non c’era per lui nessun rischio chimico né biologico>>. La consulenza si è allora trasformata in una impropria arringa di difesa a sostegno delle tesi più favorevoli agli imputati dell’Amministrazione e del Comune di Mineo. D’altronde restano aperti il tema dei rischi nella gestione del depuratore e il tema delle competenze specialistiche presunte ma non attestate da corsi di formazione, se è vero che il giorno dell’incidente sono stati coinvolti ben quattro dipendenti del Comune, ignari non solo della presenza di sostanze letali nella vasca in cui erano scesi ma ignari soprattutto del fatto che nessuno di loro – né il primo per effettuare la riparazione né gli altri per soccorrerlo – avrebbero dovuto mai e per nessun motivo scendere in quel luogo, il che rivela chiaramente e fuori da ogni possibilità di dubbio che queste persone non erano poi tanto adeguatamente formate al compito che si sono trovate a svolgere nel loro ultimo giorno da vivi. Eppure, contro simili evidenze, i consulenti si dicono convinti che <<Il Comune non ha affidato il depuratore a personale inadeguato>>.
Visto quanto sopra, è davvero poco convincente il tentativo di scaricare tutte le responsabilità del modo sbagliato nel quale è stato fatto il lavoro sui due operatori della ditta di Ragusa e – allo stesso tempo – sugli operai del Comune che erano stati inviati al depuratore, assolvendo di conseguenza i dirigenti.

La prossima udienza è stata fissata all’11 novembre, ore 9, per il controesame dei due consulenti. Date successive saranno il 14 dicembre ore 15 e il 21 dicembre ore 9.

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