Processo del depuratore – una nuova ricostruzione dell’incidente

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

[pullquote]Anche i consulenti del Comune sottolineano che il depuratore era privo di risorse umane ufficialmente addette alla manutenzione, visto che il Pulici era inquadrato esclusivamente come custode.[/pullquote]2011.09.23 – Nel corso dell’udienza del 23 settembre 2011 vengono ascoltati i consulenti Giuseppe Luigi Cirelli e Fabio Masi, incaricati dal Comune di Mineo che è parte civile nel processo. Hanno compiuto una perizia sul depuratore ricostruendone anche la storia fin dalle origini. L’impianto era stato realizzato alla fine degli anni ‘90 ma rimaneva inattivo per la mancanza dell’allacciamento alla rete fognaria urbana. Dopo altri lavori era entrato in funzione nel 2003. C’è una tesi di laurea al riguardo, risale al 2003 e si intitola Potenzialità di riutilizzo delle acque reflue urbane di Mineo (autore Mario Sudano, Università di Catania, relatore Prof. Cirelli).
Ancora oggi non tutte le abitazioni del paese sono collegate alle fogne comunali. Il sistema fognario di Mineo è misto in quanto raccoglie indistintamente sia i liquami domestici che le acque piovane, quindi in presenza di precipitazioni atmosferiche il flusso che arriva al depuratore ha notevoli incrementi. In questi casi la legge consente che, se il flusso supera di tre volte i valori registrati in assenza di pioggia, i liquami così diluiti vengano deviati a valle scavalcando il depuratore.
Il depuratore di Mineo è stato in funzione per soli cinque anni. Durante i cinque anni di attività ha anche funzionato in modo discontinuo. Per esempio è stato fermo per cinque mesi dall’ottobre 2007 al marzo 2008 a causa di una rottura delle condotte fognarie a monte.
Anche i consulenti del Comune sottolineano che il depuratore era privo di risorse umane ufficialmente addette alla manutenzione, visto che il Pulici era inquadrato esclusivamente come custode. Per esempio all’ingresso delle acque nell’impianto c’è una griglia che deve essere pulita ogni giorno e anche altre parti dell’impianto come il setaccio più fine e la pressa per disidratare i fanghi avrebbero avuto bisogno di una costante presenza di personale qualificato. La cattiva gestione ha creato una situazione di pericolosità tale da accrescere in misura molto significativa la probabilità di guasti e incidenti.
I consulenti del Comune, pur dissentendo in alcuni punti anche fondamentali con le valutazioni contenute nelle perizie richieste dal Pubblico Ministero già esaminate in precedenti udienze (19 novembre e 3 dicembre 2010), confermano di fatto che un impianto di depurazione ha bisogno costante di personale che se ne prenda cura, personale che il Comune di Mineo non ha mai provveduto a inserire in pianta organica accontentandosi invece di “aggiustare” la questione in economia con un custode precario, mandato letteralmente allo sbaraglio facendogli mettere le mani nell’impianto e augurandosi che questo pressappochismo nella gestione non creasse problemi. Purtroppo non è andata così.
D’altra parte la perizia che oggi è stata portata in Aula mette in dubbio che all’interno dell’impianto si potessero creare concentrazioni di gas letali e afferma che necessariamente ci sia stato un apporto dall’esterno di sostanze tossiche: è la più volte ricordata ipotesi di sversamento di scorie petrolifere, ipotesi che questi consulenti sostengono esplicitamente mettendone però in dubbio l’intenzionalità, con una nuova ricostruzione della dinamica dell’incidente: il 5 giugno 2008 il Comune aveva mandato una richiesta di intervento di spurgo alla ditta di Ragusa e aveva emesso un ordine di servizio ai dipendenti Sofia e Palermo. Il giorno successivo si tentava l’operazione, senza successo. Allora veniva programmato un nuovo intervento per il giorno 11. La mattina era arrivato l’autospurgo e l’operazione riesciva a rimuovere l’intasamento in una tubatura. Nel corso del lavoro una parte dei liquidi presenti in una vasca era aspirata nella cisterna dell’autospurgo. Accade allora che i dipendenti della ditta di Ragusa, per non tornare in sede con un carico supplementare, decidono di vuotare la cisterna del mezzo nel pozzetto di ricircolo dei fanghi. Questa cisterna, però, non era stata bonificata da precedenti utilizzi in raffinerie e quindi conteneva residui di idrocarburi densi e viscosi tanto da creare problemi alla pompa presente nella vasca di ricircolo dei fanghi. A questo punto, per risolvere l’inconveniente, Pulici scendeva nella vasca con una pompa d’acqua a pressione e la infilava nel tubo di aspirazione. In quel momento Tumino era là vicino, sulla scala che era stata incoscientemente calata nella vasca. Quando l’acqua a pressione aveva liberato il tubo si creava un sommovimento violento dei fanghi che a quel punto sprigionano grandi quantità di idrogeno solforato, causa della morte istantanea di Pulici e Tumino. Gli altri operai che sopraggiungono scendono nella vasca dove la concentrazione di gas tossico è già diminuita, per cui svengono e annegano nel fango che si trova sul fondo. L’ultimo ancora vivo spegne l’idrogetto e attiva la pompa di aspirazione per togliere il fango dalla vasca, poi scende e muore asfissiato.

La prossima udienza è stata fissata a venerdì 30 settembre 2011, ore 15, con il controesame dei consulenti. Seguirà l’udienza del 28 ottobre 2011 ore 9, con altri testimoni e consulenti tecnici.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...