Pochi soldi e pochi visitatori. Ecco la situazione di musei e parchi archeologici in Sicilia

<<A maggio nel catanese, a Mineo, terre care al Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, ha aperto l’area archeologica di Palikè. In sette mesi (maggio – dicembre) ha avuto 12 visitatori paganti, e 24 euro di incasso.>> 2011.08.31 (fonte)

Alla zona archeologica di Ravanusa, in provincia di Agrigento, lavorano 10 impiegati della Regione Siciliana. Il loro compito è la custodia del sito e l’accoglienza dei visitatori, anzi del visitatore. Già, perché in tutto il 2010 a Ravanusa, in quel sito archeologico, c’è stato solo un visitatore. Uno.
E che dire del Museo archeologico di Caltanissetta. 21 impiegati. 1.437 euro di incasso annuo. Non esattamente una fortuna. Poco distante, al Museo archeologico di Marianopoli, i 14 impiegati rosicano dall’invidia. Per loro infatti solo 201 euro di incasso in tutto il 2010. E che dire dell’Antiquarium di Sabucina. Su 273 visitatori del 2010, il biglietto lo hanno pagato solo in 20, per un totale di incassi di 27 euro. Insomma, i quasi 6.000 euro incassati dal Museo archeologico di Gela, per le strutture vicine sono davvero un miraggio.
Né si può dire che l’aumento dell’offerta culturale migliori le cose. A maggio nel catanese, a Mineo, terre care al Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, ha aperto l’area archeologica di Palikè. In sette mesi (maggio – dicembre) ha avuto 12 visitatori paganti, e 24 euro di incasso.
E se ci spostiamo al chiuso, sono clamorosi i dati dei visitatori dei musei siciliani raccolti da Legambiente. Negli ultimi tre anni sono stati persi oltre 1.100.000 visitatori, pari al 25 per cento. Ci sono province che non vengono nemmeno sfiorate dai flussi del turismo culturale, malgrado abbiano nei propri territori testimonianze artistiche, archeologiche e architettoniche meravigliose. “In Sicilia si visitano, bene o male, solo otto siti, – spiega Legambiente – che raccolgono da soli il 75 per cento del totale delle presenze; gli oltre 30 musei e antiquaria, pari a più della metà delle nostre mete culturali, “raccattano”, poco meno del 13 per cento delle presenze, malgrado conservino un patrimonio di indiscutibile pregio e valore”. Tutto ciò nonostante gli interventi di restauro e ammodernamento o il biglietto a un euro per i residenti.
Eppure ci sono dati che parrebbero consolanti. La zona archeologica della Valle dei Templi, ad Agrigento, fa in un anno 460.000 visitatori, tra paganti “ospiti”, che fanno incassare alla Regione 2.496.000 euro. Stessi numeri per la zona archeologica di Siracusa. La Villa Imperiale del Casale, a Piazza Armerina, interessa 139.000 visitatori paganti, che fanno incassare alla Regione 547.000 euro. Poco più “fattura” il Duomo di Monreale, con il suo bellissimo chiostro.
Ma la palma d’oro va a Taormina, tanto per cambiare. Il Teatro Antico ha più di mezzo milione di visitatori l’anno, e nel 2010 ha superato i 2.823.511 euro di incasso.
E in provincia di Trapani? La parte del leone la fa l’area archeologica di Segesta. 170.000 visitatori paganti e 1.270.000 euro di incasso. E Selinunte, il parco archeologico più grande d’Europa, è parecchio distanziato: 118.000 visitatori e neanche 900.000 euro di introiti. Ma la vera sorpresa è più dietro. Perchè leggendo i dati della Regione Siciliana, si scopre un dato davvero singolare: il Museo archeologico di Marsala, al Baglio Anselmi, che custodisce la nave punica, ed è l’ingresso anche del parco archeologico, supera di gran lunga il più famoso Museo del Satiro a Mazara del Vallo. I numeri parlano chiaro: 18.000 paganti contro 15.000. 84.000 euro di incasso contro i i 62.000 del Satiro. Per quanto riguarda le altre stutture il museo Pepoli di Trapani ha avuto quasi 15.000 euro visitatori, e 17.000 euro di incasso. E fanalino di coda è il pur incantevole Castello Grifeo di Partanna, da poco ristrutturato.
Ci sono opere che sembra pochi ne conoscano l’esistenza, qui, in quel di Mazara del Vallo. Tra i pochi, a fine anni novanta c’era Matteo Messina Denaro che aveva provato a rubare il Satiro Danzante. Poi il furto non andò in porto. Lui, il Satiro, è la star dell’ex chiesa di Sant’Egidio, attorno qualche anfora e bronzi. Tant’è che per custodirlo meglio si doveva provvedere ad una teca di vetro che non è mai arrivata. La teca l’aveva, però, al palazzo imperiale di Tokyo, quando migliaia di persone al giorno ammiravano quella statua trovata nel 1998 nei fondali del mare di Mazara da un peschereccio. Ha potuto conoscere anche la Gioconda, al Louvre di Parigi, il Satiro. E lì sempre migliaia di persone lo potevano ammirare. Adesso si accontenta di qualche visitatore mirato al giorno che spesso non trova brochure sul museo e sul Satiro. Diciamo che il miracolo delle migliaia di visite non è scattato a Mazara, così come in altri siti della Sicilia. Che fare allora? Legambiente lancia delle proposte. “Organizzare una vera azione di promozione e valorizzare del patrimonio conservato nei nostri musei, anche solo per farlo conoscere, dire che c’è, esiste, e rimarcare la sua importanza; riorganizzare il sistema museale siciliano, a partire dal coordinamento dell’offerta nelle tre grandi aree metropolitane; costruire, come si sta facendo nel Belìce, l’esperienza delle Reti Museali, per una proposta culturale del territorio che cerca nuove strade per il suo sviluppo; puntare ad alcune particolarità ed eccellenze: da Firenze in giù il patrimonio naturalistico conservato nella miriade di strutture piccole e grandi, comunali o universitarie che siano, presenti in Sicilia non ha eguali. Ma chi lo conosce? Non sono uccelli o mammiferi imbalsamati o insetti inscatolati, sono la base della nostra esistenza, i principi su cui si fonda la biodiversità, ma, ancora oggi, non hanno alcun legame, ad esempio, con i quattro parchi e le oltre ottanta riserve naturali presenti nell’isola; realizzare anche da noi l’esperienza degli ecomusei, intesi come modello di sviluppo locale sostenibile, dove conservare il patrimonio territoriale lì dove quel patrimonio è stato costruito e dove viene quotidianamente modificato, coinvolgendo inevitabilmente gli abitanti, senza il cui concorso sarebbe del tutto inefficace la loro realizzazione; istituire, come proponiamo da tempo, l’Osservatorio sul sistema museale siciliano, per monitorare costantemente il suo stato di salute, coinvolgendo pienamente nella gestione delle strutture le associazioni culturali che svolgono, sempre di più, un ruolo di rilievo nella tutela e nella valorizzazione dei Beni culturali; approvare con decreto assessoriale la “Carta dei diritti dell’utente dei musei” e il “Decalogo Salvalarte, codice di comportamento responsabile per la valorizzazione, tutela e fruizione dei luoghi e dei siti culturali”, perché chi visita i nostri musei e i nostri siti culturali deve avere riconosciuti dei diritti, ma deve avere, soprattutto, dei doveri verso questo patrimonio che è di tutti”.
Per Gianfranco Zanna, responsabile Beni culturali di Legambiente Sicilia “spesso i nostri musei, senza alcuna autonomia finanziaria, non hanno i soldi neanche per la carta igienica o per cambiare una lampadina fulminata”. Spesso in Sicilia si guardano modelli irreali, per Zanna invece è il caso che si guardasse anche e soprattutto realisticamente a quello che abbiamo, che si puntasse al museo del genius loci, al museo locale che ci caratterizza meglio, che rappresenta l’identità di una comunità, di un popolo.

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