Da Bari a Mineo le rivolte dei migranti deportati hanno cause comuni

di Leone Venticinque, per il Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”

2011.08.06 – Il 27 luglio, soprattutto grazie alle riprese video (video 1, video 2, video 3) abbiamo potuto tutti constatare alcuni dati di fatto intorno alla manifestazione attuata nei pressi del “Villaggio della Solidarietà” da ca. trecento ospiti. Si è saputo poi da fonti ufficiali che gli scontri erano iniziati nella notte all’interno del Villaggio con una contrapposizione tra due grandi aree etniche – l’Africa nera contro il Medio Oriente – a causa di un diverso atteggiamento nei confronti delle condizioni di permanenza al Cara: mentre chi proviene dai paesi africani è pronto alla lotta per ottenere in tempi rapidi la concessione dello status di rifugiato e vive con insofferenza e rabbia la mancanza di servizi, il vitto scadente e le giornate di forzata inattività, sull’altro versante vi sono persone convinte che sia meglio non protestare e sopportare tutto perché solo così si avranno maggiori possibilità di ottenere il permesso di soggiorno in territorio europeo. Dunque, a quanto pare, il gruppo del Medio Oriente si sarebbe scagliato con violenza contro chi protestava, affiancando con un ruolo improprio le forze dell’ordine per reprimere il malcontento.
Il numero dei contusi e feriti – quindici tra polizia e carabinieri, cinquanta tra i manifestanti – conferma che là nella Piana quella notte e nel corso della mattina seguente si faceva sul serio. Intanto in alto, a Mineo, circolavano tante voci segno di una psicosi strisciante e pronta a rompere in un attimo la sottile e fragile superficie di apparente serenità. Una tra le tante voci, che dava per certo l’atto vandalico nei confronti di un esercizio commerciale, aveva circolato indiscussa per ore prima di essere efficacemente distrutta da chi, tra le quasi duemila persone che sono in contatto con “Qui Mineo” attraverso la pagina di facebook dove io avevo riportato quella notizia non confermata, era testimone diretto della verità e da quella stessa pagina ha potuto far arrivare la verità a tanti concittadini preoccupati. Chissà quante altre voci infondate, rimaste nell’oscurità dei passaparola senza raggiungere la “lavatrice” di facebook, si sono già cristallizzate in una falsa memoria condivisa a danno dei manifestanti visti come una minaccia per gli abitanti di Mineo.
A seguito della manifestazione del 27 luglio ha finalmente preso corpo – benché finora solo con un comunicato ai media – un comitato degli agricoltori che hanno specifici interessi da tutelare e finora non avevano trovato nelle istituzioni locali o nelle varie forze politiche una adeguata rappresentanza alle loro rivendicazioni. Se è bene che nessuno – in particolare i proprietari dei terreni nei pressi del Villaggio – rimanga solo con le proprie frustrazioni che possono portare a atti inconsulti di presunta autodifesa, è d’altra parte chiaro che gli spazi per la solidarietà, il dialogo e la reciproca comprensione – senza considerare ipotesi di integrazione che attualmente appaiono sempre più lontane – si stanno riducendo rapidamente. Lo si vede dentro al Villaggio, suddiviso in zone etnicamente omogenee che si guardano in cagnesco l’un l’altra, soprattutto dopo le reciproche sassate del 27 luglio. Lo si vede fuori dal Villaggio, in tante occasioni: alle iniziative promosse dalla Rete Antirazzista Catanese ormai dal paese non scende quasi più nessuno per dare una mano o semplicemente passare un po’ di tempo in mezzo a tante persone e constatare che non avviene nessuna aggressione, al contrario si può parlare in francese o inglese con grande tranquillità. Anche l’accattonaggio a cui sono stati ridotti non facilita il rapporto con il territorio. Davanti al Villaggio una giovane madre con bambini piccoli cercava di vendere degli orecchini distribuiti da Medici Senza Frontiere; spiegava che aveva necessità di comprare del cibo, perché con quello della mensa era stata male e non andava bene per i suoi figli. Alla fiera di Caltagirone, questa mattina, abbondavano con il loro bicchiere di plastica per le elemosine altri ospiti del Villaggio, forse arrivati fin là grazie a qualche passaggio in auto dato che il bus-navetta costerebbe nove euro tra andata e ritorno. Guardandoli pensavo alle prossime elezioni in quella città e mi chiedevo se anche questa prova concreta della buona disposizione del governo Berlusconi verso l’area calatina avrebbe contribuito a una pesante sconfitta della coalizione di centro-destra che si va consolidando in vista del voto previsto per la prossima primavera. Se all’inizio qualche rappresentante locale del Pdl aveva provato a mostrarsi entusiasta per la creazione del Villaggio, oggi lo tratta come un problema che non si può risolvere ma va attenuato, rattoppato, tenuto in piedi con tutti i mezzi, ma senza far entrare i giornalisti.
E intanto i migranti segregati protestano, si organizzano in agitazioni sempre più massicce che indirettamente alimentano la tensione e anche la reazione di rifiuto nei loro confronti. Non bisogna dimenticare però, come diceva l’On. Francesco “Pancho” Pardi qualche giorno fa nell’aula del Senato, che  se una persona viene esasperata per mesi il suo comportamento sarà la logica conseguenza e poi non potremo stupirci della rabbia che verrà espressa in modo eclatante.
Insomma, di fronte all’eventualità che anche nelle campagne di Mineo si producano eventi simili a quelli avvenuti a Bari (video 1; video 2) è della massima importanza che da parte di tutti si riesca a conservare la calma e non si dimentichi che il vero e solo responsabile di ogni disagio è chi ha deciso, alcuni mesi fa, di deportare alcune migliaia di persone nell’ex “Residence degli Aranci”. Che il popolo sovrano delle terre calatine sappia dunque regolarsi nelle varie occasioni in cui verrà chiamato a esprimere il proprio voto democratico a favore o contro le forze legate all’attuale governo nazionale, il Popolo delle Libertà e i suoi alleati.

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