La deputata regionale Raia (Pd) sui fatti del 27 luglio al “Villaggio della Solidarietà”

Assemblea Regionale Siciliana XV Legislatura PRIMO FIRMATARIO ON. CONCETTA RAIA
INTERROGAZIONE N. 2036 DEL 02/08/2011

Notizie urgenti da assumere in relazione ai disordini verificatisi al “Villaggio della Solidarietà” nel Centro Accoglienza Richiedenti Asilo (CARA) di Mineo e provocati dagli immigrati extracomunitari

Al Presidente della Regione e all’Assessore per la famiglia, le politiche sociali e il lavoro,

premesso che:
– dallo scorso marzo all’interno del Centro Accoglienza Richiedenti Asilo di Mineo (CT) sono circa 1800 i migranti, la maggior parte dei quali ha chiesto la concessione dell’asilo politico. Per decisione del Governo Nazionale essi provengono da altri centri presenti sul territorio italiano con il fine di creare posti liberi da riservare ai nuovi migranti che dal Nord Africa arrivano a Lampedusa;
– i CARA sono strutture nelle quali viene inviato lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 303 del 2004 e dal decreto legislativo 28 gennaio 2008 n. 25. Il periodo di tempo per l’identificazione e/o l’ottenimento dello status di rifugiato è previsto tra i 20 e i 35 giorni;
– oltre ai CARA esistono altre tipologie di strutture di contrasto all’immigrazione irregolare. Tra queste:
a) i centri di accoglienza (CDA) sono strutture destinati allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale, per il tempo strettamente necessario per stabilire l’identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l’allontanamento, ai sensi della legge n. 563 del 1995;
b) i Cie, sono invece destinati al trattenimento, convalidato dal giudice di pace, degli stranieri extracomunitari irregolari e destinati all’espulsione, così ridenominati con decreto-legge 23 maggio 2008, n. 92, ai sensi dell’articolo 14 del Testo unico sull’immigrazione, come modificato dall’articolo 12 della legge n. 189 del 2002;
– i suddetti centri vengono gestiti a cura delle prefetture (uffici territoriali del Governo) tramite convenzioni con enti, associazioni o cooperative aggiudicatarie di appalti al fine di assicurare, nel rispetto dei diritti umani e in adempimento a tutte le convenzioni internazionali, assistenza alle persone, assistenza sanitaria, assistenza psico-sociale e mediazione linguistico culturale, oltre alle ordinarie attività di pulizia ed igiene ambientale nonché di manutenzione delle strutture e degli impianti;
constatato che:
– unico caso in Italia, la gestione del CARA sembra sia stato affidato alla Provincia Regionale di Catania, invece che alla Prefettura competente per territorio (Catania) o al limite alla Protezione Civile come avviene nelle altre regioni italiane, dopo un carosello di gestori che si sono succeduti dall’apertura del centro, che, a quanto viene riferito, vorrebbe affidare la gestione dei servizi del centro senza procedura ad evidenza pubblica, contravvenendo i dettati normativi sull’affidamento dei servizi pubblici, e tale da assicurare un ottimale rapporto tra le risorse umane e finanziarie disponibili e il livello del servizio di assistenza alle persone;
– la circolare del Ministro dell’interno n. 1305 del 1o aprile 2011 ha limitato la possibilità per i giornalisti di recarsi in tali strutture, con la motivazione che essi arrecherebbero intralcio all’operato degli enti gestori;
– le due commissioni che si occupano dello smistamento delle pratiche di richiedente asilo riescono a vagliare una media di appena settanta posizioni a settimana, a fronte di circa 1.800 persone presenti nel centro;
– vi sarebbe la necessità di disporre di un servizio di interpretariato per assicurare un livello sufficiente di comunicazione e comprensione tra operatori e migranti;
– il numero esiguo di poliziotti sta determinando una situazione veramente pericolosa, stante che il rapporto tra polizia e immigrati è di uno a cento, considerando che tra questi ultimi vi sono individui armati di bastoni e coltelli;
– tali difficoltà organizzative non sembrano essere state affrontate con la dovuta attenzione e la situazione si è acuita, tanto da provocare nell’ultima settimana di luglio diversi episodi di protesta con relativi problemi di ordine pubblico che sono sfociati nell’occupazione della SS 417 Catania-Gela, da parte di circa 300 immigrati, per circa quattro ore nella giornata del 27 luglio, nel danneggiamento della mensa all’interno del centro e nell’incendio ad alcune auto;
– a seguito dei suddetti scontri, secondo quanto dichiarato dallo Siulp (Sindacato italiano unitario lavoratori polizia), 15 poliziotti sono rimasti feriti a seguito delle risse che hanno visto fronteggiati immigrati di diverse etnie (nigeriani-ghanesi contro pakistani-afgani) con spranghe di ferro e sassaiole, creando una grave situazione di pericolo per tutti gli operatori;
per quanto premesso e considerato:
– la popolazione dei centri urbani del comprensorio calatino vive con molta apprensione gli episodi di devastazione e di violenza che si sono registrati, anche per le possibili ripercussioni ai danni delle attività economiche e produttive locali;
– le azioni che, ripetutamente, i Sindaci della comunità locali hanno richiesto non sono state mai attuate, con il risultato di creare uno stato di tensione sociale e una pericolosa bomba a orologeria;
– lo stato di continua emergenza per il perdurare dell’afflusso di cittadini extracomunitari e i frequenti episodi verificatisi testimoniano il permanere di una situazione organizzativa non all’altezza della situazione che rende ancor più penosa la permanenza degli immigrati, e non più sopportabile il lavoro svolto dalle poche forze dell’ordine messe in campo;
– le limitazioni di accesso alle strutture di accoglienza e a quelle di detenzione poste dalla predetta circolare ministeriale vanno in senso opposto alla necessità della più ampia trasparenza possibile, al fine di consentire il doveroso accertamento delle condizioni degli stranieri ospitati nei centri.
Pertanto, si CHIEDE, con urgenza, al Presidente della Regione Siciliana, nell’ambito delle proprie prerogative, di farsi carico di chiedere al Ministro dell’Interno:
– quali iniziative il Ministero, per quanto di competenza, abbia posto in essere o intenda porre in essere, al fine di dare una adeguata risposta alle suddette problematiche esposte, concernenti il CARA di Mineo;
– di effettuare un’attenta vigilanza sulle modalità attraverso le quali si intenda assicurare piena trasparenza sull’affidamento dei servizi della struttura, dal momento che la Croce rossa italiana dal prossimo 31 agosto 2011 cesserà la gestione ad essa affidata, rendendo altresì pubblici tutti gli atti relativi alla gestione;
– di permettere il monitoraggio di quanto avviene all’interno del centro non solo ai parlamentari della Repubblica, ma anche ai giornalisti e alle organizzazioni e agli enti riconosciuti a carattere assistenziale ed umanitario;
– di garantire una più dignitosa permanenza nel centro da parte dei richiedenti asilo ed un più sollecito esame delle pratiche, assicurando un servizio di interpretariato efficace ed un servizio di ordine pubblico adeguati alle presenze nel centro medesimo, anche al fine di rassicurare le popolazioni del Calatino.

Palermo,(02 agosto 2011)
RAIA

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