Gli eventi del 27 luglio sul giornale “La Sicilia”

“La Sicilia”, venerdì 29 luglio, (Provincia di Catania) p. 44

«Evitata in extremis la tragedia»

Negli scontri feriti 15 agenti. Siulp: «Gli immigrati si sono fronteggiati con spranghe di ferro e sassi»

«Il bilancio dei disordini scoppiati mercoledì nel Centro assistenza richiedenti asilo di Mineo è di 15 agenti feriti». Lo rende noto la segreteria di Catania del (Siulp) sindacato italiano unitario lavoratori polizia, che ha dichiarato lo stato d’agitazione per protestare contro «la sufficienza con cui la politica nazionale e quella locale affrontano le tematiche legate alla sicurezza».
«Gli immigrati (nigeriani-ghanesi contro pakistani-afgani) si sono fronteggiati con spranghe di ferro e sassi, creando una grave situazione di pericolo per tutti gli operatori», sottolinea il Siulp che rileva di avere contestato «l’inadeguatezza delle risorse umane ed economiche messe in campo» in occasione della tanto acclamata e pubblicizzata apertura del Cara. «Quanto più volte annunciato – conclude il Siulp – purtroppo si è verificato. E’ stata sfiorata la tragedia che, solo grazie all’esperienza e alla professionalità delle forze dell’ordine, si è potuta scongiurare».
«Anche il Cara di Mineo – afferma Franco Maccari, segretario generale del Coisp (sindacato indipendente di polizia) – si è rivelato una bomba ad orologeria. Bisogna affrontare una volta per tutte il problema di questi centri che sono l’emblema del fallimento della politica in tema di immigrazione clandestina».
Intanto, da Palazzo Ballarò, il sindaco Giuseppe Castania chiede maggiore presenza di polizia e carabinieri. Dal Viminale il sottosegretario agli Interni, Sonia Viale, lo ha rassicurato ma ha anche confessato di essere dispiaciuta per le dichiarazioni di alcuni sindaci: non le sono piaciuti né il tono né alcuni contenuti. «Una guerra di immigrati – sottolinea Castania – non fa felice nessuno: non serve a coloro che hanno voluto questo villaggio, ma non è utile neanche a coloro che lo hanno avversato e, soprattutto, non giova agli immigrati stessi. E’ un momento in cui serve coesione e la politica deve avere il coraggio di voltare pagina senza demagogia».
Nel Centro assistenza richiedenti asilo «non è possibile vivere dignitosamente: cibo di pessima qualità, difficoltà di comunicazione, carenza di mediatori culturali, difficoltà a contattare un legale, impossibilità a raggiungere a piedi il centro abitato per chi non possiede i soldi per la navetta». Questa la posizione assunta dalla Rete antirazzista catanese, che si è fatta «portavoce di una decina di migranti nigeriani» ospitati nel «Villaggio della solidarietà». «Per tutti – scrive la Rete – parla un libico che ha affrontato un lungo viaggio in cui sono morti alcuni suoi amici. Lui e i suoi connazionali hanno guardato all’Italia con speranza; il loro sogno, che adesso vedono infranto, era semplicemente un’accoglienza dignitosa».
«La comunità nigeriana, la più nutrita tra gli africani – conclude la Rete antirazzista – ritiene di essere vittima di una discriminazione e chiede che venga riconosciuto lo status di rifugiato a tutti coloro che provengono dalla Libia, dove è in atto un conflitto che produce profughi».

Giuseppe Centamori

 

Raid vandalici nei terreni – la protesta dei proprietari

Scatta la protesta silenziosa dei proprietari di agrumeti e dei fondi agricoli, ricadenti nei pressi del Villaggio della solidarietà di Mineo, contro gli immigrati ospiti nella struttura di accoglienza. Un malcontento che ha avuto inizio con un assembramento spontaneo di agricoltori e gente comune a pochi passi dal Cara e che, a breve, sfocerà nell’istituzione di un comitato spontaneo denominato «Immigrazione responsabile». Diverse le motivazioni alla base del malcontento. Tra queste, «le continue violazioni alle loro proprietà private e i conseguenti danni che subiscono all’interno delle stesse aziende agricole».
Gli immigrati – secondo i manifestanti – attuerebbero dei raid vandalici che, il più delle volte, sfocerebbero nello sfondamento delle reti di recinzione, nel danneggiamento degli impianti d’irrigazione e nel distacco degli agrumi, ancora in via di maturazione. Tutto, solo per gioco o per trascorrere diversamente il tempo. «Per noi – dice Nino Coco, produttore agrumicolo – la situazione è divenuta ormai insostenibile. Subiamo continui raid nei nostri fondi e, spesso, li vediamo accedere come se nulla fosse nei nostri agrumeti. Non esiste sorveglianza, perché è impossibile controllare i vari flussi umani che, dal Cara, si spostano a piedi verso Mineo».
A lamentare analoghe situazioni i proprietari terrieri. «Le nostre campagne – dice Agrippino Inzirillo, giovane agricoltore – sembrano degli alberghi, con gente che va e viene indisturbata. Qui ci sono molti anziani, mentre loro si spostano a gruppi».
Gli immigrati, nei momenti d’uscita dal centro d’accoglienza, percorrono a piedi la Sp 131, attraversano la Ss 385, risalgono dalla strada consortile C e, attraversando trazzere, arrivano, dopo 6/7 km a Mineo». Giungono, infine, segnalazioni di immigrati che stazionano dinanzi alcuni supermercati di Caltagirone e Mineo e fanno accattonaggio. La protesta degli agricoltori è sostenuta dal consigliere provinciale de La destra, Giuseppe Mistretta: «Agricoltori e cittadini sono esasperati. Il problema è di ordine pubblico: violano la proprietà privata e saccheggiano le proprietà, nonostante la gente abbia dato prova di generosità e accoglienza. C’è persino un incremento dell’abbandono di rifiuti. Ecco perché stanno costituendosi in comitato spontaneo».

Gianfranco Polizzi

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