“Villaggio della Solidarietà” – Il Sen. Giambrone chiede spiegazioni al Governo nazionale

Interrogazione a risposta scritta del Sen. Giambrone al Ministro dell’Interno

2011.07.25

Premesso che

lunedì 25 luglio 2011 – nell’ambito dell’iniziativa “LasciateCIEntrare” promossa dalle organizzazioni associative della stampa e da esponenti del mondo politico, nel corso della quale parlamentari di diversa appartenenza partitica hanno effettuato visite in numerosi centri di identificazione e espulsione (Cie) sul territorio nazionale in segno di protesta contro la circolare del Ministro dell’interno n. 1305 del 1 aprile 2011 che ha limitato la possibilità per i giornalisti di recarsi in tali strutture, con la motivazione che essi arrecherebbero intralcio all’operato degli enti gestori – il sottoscritto interrogante ha visitato il centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Mineo (Catania) ;

i centri di accoglienza per richiedenti asilo, previsti dal DPR n.303 del 2004 e dal Decreto legislativo 28 gennaio 2008 n°25, sono strutture nelle quali viene inviato – per un periodo variabile di 20 o 35 giorni – lo straniero richiedente asilo privo di documenti di riconoscimento o che si è sottratto al controllo di frontiera, per consentire l’identificazione o la definizione della procedura di riconoscimento dello status di rifugiato. I Cara rappresentano solo una delle diverse tipologie di strutture di contrasto all’immigrazione irregolare . In tale contesto centri di accoglienza (CDA) , di cui alla legge n563 del 1995, sono strutture destinate allo straniero irregolare rintracciato sul territorio nazionale, per il tempo strettamente necessario per stabilire l’identità e la legittimità della sua permanenza sul territorio o per disporne l’allontanamento. I Cie, così ridenominati con decreto legge 23 maggio 2008, n. 92, sono invece destinati al trattenimento, convalidato dal giudice di pace, degli stranieri extracomunitari irregolari e destinati all’espulsione, ai sensi dell’art. 14 del Testo Unico sull’immigrazione, come modificato dall’art. 12 della legge 189 del 2002 ;

i centri in questione, gestiti a cura delle Prefetture-Uffici territoriali del Governo tramite convenzioni con enti, associazioni o cooperative aggiudicatarie di appalti dovrebbero in ogni caso assicurare, nel rispetto dei diritti umani e in adempimento a tutte le convenzioni internazionali,  assistenza alle persone (vitto, alloggio, fornitura effetti personali ecc.) assistenza sanitaria, assistenza psico-sociale e mediazione linguistico-culturale, oltre alle ordinarie attività di pulizia ed igiene ambientale nonché di manutenzione delle strutture e degli impianti

la situazione del Cara di Mineo, emersa dalla visita sopra citata, rappresenta la necessità di un intervento volto ad assicurare una migliore e più dignitosa funzionalità della struttura. In particolare, le due commissioni che si occupano dello smistamento delle pratiche concernenti ciascun immigrato richiedente asilo riescono a vagliare una media di appena settanta posizioni a settimana, a fronte di circa 1.800 persone presenti nel centro, e vi sarebbe la necessità di disporre di un servizio di interpretariato – almeno dall’inglese all’italiano – per assicurare un livello sufficiente di comunicazione e comprensione tra operatori e migranti;

tali difficoltà organizzative non sembrano essere state affrontate con la dovuta attenzione e la situazione problematica rischia di acuirsi tenendo conto del fatto che il nuovo soggetto gestore dei servizi del centro, subentrante alla Croce Rossa Italiana, non verrebbe individuato con una procedura ad evidenza pubblica tale da assicurare un ottimale rapporto tra le risorse umane e finanziarie disponibili e il livello del servizio di assistenza alle persone;

considerato che la recente emergenza relativa all’afflusso di cittadini appartenenti ai paesi del Nord Africa e i frequenti episodi verificatisi all’interno di diversi centri testimoniano il permanere di una situazione organizzativa che, oltre a rendere ancor più penosa la permanenza degli immigrati, non rende giustizia neppure al delicato lavoro svolto dalle forze dell’ordine. Le limitazioni di accesso alle strutture di accoglienza e a quelle di detenzione poste dalla predetta circolare ministeriale vanno in senso opposto alla necessità della più ampia trasparenza possibile, al fine di consentire il doveroso accertamento delle condizioni degli stranieri ospitati nei centri;

si chiede

quali iniziative il Ministro in indirizzo abbia posto in essere o intenda porre in essere, con urgenza, al fine di assicurare che le problematiche di cui in premessa, concernenti il centro di accoglienza per richiedenti asilo di Mineo trovino adeguata risposta e soluzione ;

quali misure, in particolare, si intenda assumere – per quanto di competenza – al fine di garantire una più dignitosa permanenza nel centro da parte dei richiedenti asilo ed un più sollecito esame delle pratiche di ciascuno, assicurando in ogni caso un servizio di interpretariato efficace ed adeguato alle presenze nel centro medesimo;

con quali modalità si intenda assicurare piena trasparenza sull’affidamento dei servizi della struttura, dal momento che la Croce Rossa italiana dal prossimo 31 agosto lascerà la gestione ad essa affidata;

quali iniziative si intenda assumere per migliorare sensibilmente le condizioni dei migranti presenti, permettendo in ogni caso la verifica ed il monitoraggio delle situazioni esistenti non solo ai parlamentari della Repubblica, ma anche ai giornalisti ed alle organizzazioni e agli enti riconosciuti a carattere assistenziale ed umanitario, rendendo altresì pubblici tutti gli atti relativi alla gestione dei centri al fine di consentire una esaustiva e corretta informazione sull’amministrazione e la gestione delle strutture in questione.

Sen. Giambrone

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