Il 25 luglio una manifestazione nazionale che riguarda anche Mineo

di Leone Venticinque, per il Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”

2011.07.16 – Il “Villaggio della Solidarietà” è operativo ormai da cinque mesi ma le critiche non si attenuano. Un incontro pubblico a Caltagirone venerdì 15 luglio è avvenuto con la partecipazione dei principali soggetti attualmente coinvolti a livello istituzionale e associativo nell’insieme di problematiche legate all’instaurazione del Villaggio nel Calatino.
Dai vari interventi è emersa qualche novità di una certa importanza. Pare che non sia la Croce Rossa a avere la responsabilità delle gravi carenze che hanno finora caratterizzato la vita nel Villaggio: la colpa è del governo che non si è mai spostato dalla fase emergenziale di inizio anno riguardo alle migrazioni dal Nordafrica e perciò ha garantito copertura economica per i soli servizi essenziali come vitto, alloggio e assistenza sanitaria. Ecco dunque perché nel più grande “centro di accoglienza per richiedenti asilo” (Cara) di tutta Italia mancano corsi di lingua, assistenza psicologica per chi ha subito condizioni di vita terribili prima di arrivare qui, mezzi di informazione come radio e tv e perfino la possibilità di comunicare telefonicamente con le famiglie che ignorano le sorti di chi ha affrontato viaggi molto pericolosi. La mancanza di tutto ciò determina un clima di tensione continua, difficile da contenere e mitigare evitando che assuma forme pericolose per tutti.
E’ da vedere se nei prossimi mesi la situazione potrà migliorare, quando il presidente della Provincia di Catania pubblicherà un bando per stabilire quali enti saranno chiamati a gestire il Villaggio e forse riceveranno l’incarico di introdurre tutti i servizi che finora sono mancati. E’ da vedere, perché anche su questa ipotesi ci sono sospetti e – a detta di uno dei relatori dell’incontro – “si dice nei corridoi della politica che ci siano già dei soggetti estranei al territorio pronti a cogliere l’occasione lucrosa, dunque cerchiamo di non dividerci tra noi visto che c’è chi è pronto a approfittarne”. Il dubbio in sostanza riguarda proprio quale sarà il comportamento del presidente della Provincia, se cioè vorrà farsi rappresentante di questa parte della Sicilia di cui è l’espressione democraticamente eletta oppure al contrario si limiterà a un ruolo di “viceré” designato dal partito di Berlusconi per applicare localmente quanto viene di volta in volta deciso altrove, anche in materia di appalti fino all’ultimo centesimo sulla cifra di circa 46 euro che un ospite costa ogni giorno allo stato italiano. Il rischio è dunque che sia riaffermata ancora una volta la assoluta e impenetrabile extraterritorialità e autosufficienza del “Villaggio della Solidarietà” rispetto al contesto sociale e economico nel quale è stato inserito. Con duemila persone i conti sono presto fatti: novantaduemila euro al giorno, che diventano due milioni settecentosessantamila euro mensili per toccare la ragguardevole cifra di trentatré milioni e centoventimila euro in un anno.
Insomma bisogna stare in guardia – conclude un altro relatore – perché sul Villaggio “le cose non sono chiare e quando manca la trasparenza l’illegalità è dietro l’angolo. Ma stavolta non ci faremo trovare impreparati e siamo pronti a tempestare la Procura di denunce verso chiunque, a ogni livello, si è messo in testa di tagliarci fuori da ogni possibilità di collaborare e fare la nostra parte”.
La mancanza di chiarezza da parte del governo di Roma sulla gestione di profughi, rifugiati e migranti è un tema di portata generale e ha mobilitato in questi giorni molte realtà in tutta Italia. In più occasioni giornali e tv hanno chiesto di poter visitare i luoghi nei quali sono tenuti i profughi e i migranti, senza riuscire nel loro proposito. Un momento unificante, che potrà dare la massima possibile visibilità anche al caso del “Villaggio della Solidarietà” di Mineo, si potrebbe avere nella giornata del 25 luglio, in una manifestazione nazionale di cui sono ancora in corso di definizione gli aspetti organizzativi ma su cui è possibile avere alcune notizie, che si propongono qui di seguito.

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“No Maroni Day”: 25 luglio mobilitazione nazionale per il diritto di informare

Il 25 luglio sarà giornata di mobilitazionale nazionale fuori i Cie di tutta la penisola. A lanciare la protesta giornalisti, parlamentari ed esponenti della società civile. Furio Colombo propone di chiamare la giornata “Maroni Day”
di Luigi Riccio

ATTUALITA’. Il 25 luglio giornalisti parlamentari e esponenti della società civile si ritroveranno davanti ai Cie di tutt’Italia per protestare contro la circolare 1305 del primo aprile, che vieta l’accesso alla stampa ai centri per migranti.
Una mossa attesa da tempo, se si considera che sono ormai più di tre mesi che l’accesso alle strutture di detenzione dei migranti è impedito. Pochi sono riusciti ad aggirare il divieto. I parlamentari Jean Leonard Touadi (PD, Rosa Villecco Calipari (PD) e Beppe Giulietti (gruppo misto) erano riusciti ad introdursi nel Cie di Palazzo San Gervasio (PZ), e i loro resoconti non furono teneri. “Va chiuso” fu la loro conclusione, e il video poco dopo pubblicato da La Repubblica rincarò la dose, rendendo famoso il Cie come “la Guantanamo italiana”.
La mancata risposta del ministro Maroni alla lettera di protesta contro la circolare 1305 inoltrata da Fnsi e dall’Ordine dei giornalisti ha poi fatto scattare la conferenza stampa dell’8 luglio nella sede della stampa estera, che ha decretato il lancio della mobilitazione nazionale per il 25 luglio. Altri promotori dell’iniziativa sono l’ASGI, l’ Open Society Foundations, European Alternatives, Rete Primo Marzo, Articolo 21 e i deputati del Pd Rosa Vilecco Calipari e Jean Leonard Touadi, con Giuseppe Giulietti del gruppo misto.
“Abbiamo le prove che nei centri non ci sono le condizioni di civiltà, è evidente che siamo scomodi se facciamo il nostro dovere, se la popolazione fosse adeguatamente informata non riuscirebbe a tollerare l’esistenza dei Cie” ha affermato Enzo Jacopino, presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti.
“I tunisini si sono resi conto che i gelsomini non crescono in Italia, a Chinisia con 40 gradi non c’è un albero per ripararsi dal caldo e la recinzione è fatta di container accatastati l’uno sull’altro con dentro le tende di plastica” ha affermato Jean Leonard Touadi in merito al Cie di Chinisia, e ha poi continuato “c’è la totale anarchia legislativa e il destino delle persone è regolato dagli umori del ministo Maroni, che è come un muro di gomma, non ha mai risposto ai giornalisti e al Parlamento”.
L’On. Rosa Villecco Calipari rileva che “le scelte repressive fatte all’ultimo momento favoriscono i business che stanno crescendo attorno alla gestione dei centri per migranti. Con il decreto si applica il temine massimo previsto dalla direttiva rimpatri, dopo che la Lega ha fatto saltare la ratifica della direttiva europea”. Per la deputata, la norma europea “prevede che i rimpatri si svolgano nel pieno rispetto dei diritti fondamentali e della dignità delle persone mentre la nostra visita a Palazzo San Gervasio ha verificato la mancanza di rispetto dei diritti umani. Su una spianata di cemento, in tre ore il centro di accoglienza è diventato un Cie con muri alti 5 metri e ora dovrebbe diventare un centro permanente. Al nostro question time in aula, Maroni non si è presentato e ha risposto il ministro Vito che quelle sono condizioni adeguate”.
Furio Colombo, Presidente Comitato per i Diritti Umani della Camera dei Deputati propone di intitolare la giornata del 25 luglio come il “Maroni day”. “C’è una violazione gravissima dei doveri istituzionali e della Costituzione da parte del ministro dell’Interno – ha detto – e non esiste una percezione da parte del pubblico dei cittadini della costante violazione dei diritti umani, né del fatto che il Cie in sé è un campo di concentramento perché non ha né le garanzie, né le strutture del carcere (…) Maroni sta fabbricando nel Mediterraneo un’immagine odiosa dell’Italia che ci si rivolterà contro. L’iniziativa del 25 luglio e la protesta dei vertici del giornalismo italiano nasce da un appello lanciato da alcuni giornalisti e testate contro la circolare n.1305 che viola l’art. 21 della Costituzione e il diritto dei cittadini a essere informati”.
Negli attuali Cie sparsi per la penisola ci sono anche cittadini tunisini regolarmente coniugati con cittadine europee, e quindi in possesso di regolare visto Schengen. Questo il motivo per cui la conferenza stampa si è svolta presso la stampa estera.

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“No Maroni Day” contro la censura della “Guantanamo italiana”

di Francesco Caselli

“In considerazione del massiccio afflusso di immigrati provenienti dal Nord Africa e al fine di non intralciare le attività loro rivolte, l’accesso alle strutture presenti su tutto il territorio nazionale, di cui alla circolare n.1305 del 24 aprile 2007, è consentito, fino a nuova disposizione, esclusivamente alle seguenti organizzazioni: Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), Organizzazione Internazionale delle Migrazioni (Oim), Croce Rossa Italiana (Cri), Amnesty International, Medici Senza Frontiere, Save The Children, Caritas, nonché a tutte le Associazioni che hanno in corso con il Ministero dell’Interno progetti in fase di realizzazione nelle strutture di accoglienza, finanziati con fondi nazionali ed europei”.
Una buona iniziativa ma solo all’apparenza. Se leggiamo attentamente l’elenco delle organizzazioni vediamo che all’appello manca una componente fondamentale: la stampa. L’art. 21 della Costituzione sancisce il diritto dei cittadini ad essere informati. Per questo il 25 luglio giornalisti parlamentari e esponenti della società civile si daranno appuntamento davanti ai Cie di tutt’Italia per protestare contro questa circolare incostituzionale. Una situazione che si lega alla condizione nella quale versano i centri di “detenzione”. I centri sono stati istituiti in Italia dal governo Prodi in ottemperanza a quanto disposto all’articolo 12 della legge Turco-Napolitano del 1998 con il nome di Cpt (Centri di permanenza temporanea) con lo scopo di ospitare gli stranieri “sottoposti a provvedimenti di espulsione e o di respingimento con accompagnamento coattivo alla frontiera”, nella legge è specificato che:
“Quando non è possibile eseguire con immediatezza l’espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, ovvero il respingimento, perché occorre procedere al soccorso dello straniero, ad accertamenti supplementari in ordine della sua identità o nazionalità, ovvero all’acquisizione di documenti per il viaggio, ovvero per l’indisponibilità di vettore o altro mezzo di trasporto idoneo, il questore dispone che lo straniero sia trattenuto per il tempo strettamente necessario presso il centro di permanenza temporanea e assistenza più vicino, tra quelli individuati o costituiti con decreto del ministro dell’interno, di concerto con i ministri per la Solidarietà sociale e del Tesoro.”
Nel 2008, dieci anni dopo, il governo Berlusconi con il decreto legge 92 del 23 maggio “Misure urgenti in materia di sicurezza pubblica” poi convertito in legge, modifica i Cpt che vengono rinominati Cie, “Centri di identificazione ed espulsione”.
Nell’ordinamento italiano non era mai stata prevista la detenzione di persone che non avessero conseguito violazione di norme penali. Ci si potrebbe arrampicare al famigerato reato di clandestinità se non fosse che nelle strutture sono detenuti, anche se bisogna chiamarli necessariamente “ospiti”, cittadini tunisini regolarmente coniugati con cittadine europee, e in quindi in possesso di regolare visto Schengen. Gli ospiti di solito si accolgono con tutte le cure e la assistenze cercando di assicurare un alto profilo di civiltà e dignità alle persone. La situazione è ben diversa e il video girato da Repubblica.it “clandestinamente” fuori le porte del centro, dimostra una piccola fetta di realtà che andrebbe raccontata nei dettagli.
Fino adesso pochi sono riusciti ad aggirare il divieto d’ingresso. I parlamentari Jean Leonard Touadi (Pd) e Beppe Giulietti (gruppo misto) erano riusciti ad introdursi nel Cie di Palazzo San Gervaso (Pz) e la loro considerazione finale è stata: “Va chiuso”. Anche l’Ordine dei Giornalisti si è mobilitato ed Enzo Jacopino, presidente nazionale ha affermato: “Abbiamo le prove che nei centri non ci sono le condizioni di civiltà, è evidente che siamo scomodi se facciamo il nostro dovere, se la popolazione fosse adeguatamente informata non riuscirebbe a tollerare l’esistenza dei Cie”. Ecco allora perché il 25 luglio, l’informazione si mobiliterà per il rispetto dei detenuti e per la maggioranza degli italiani desiderosi di essere informati e di crearsi un opinione critica su fatti raccontati e non filtrati da circolari governative. Furio Colombo, presidente del Comitato per i Diritti Umani della Camera dei Deputati propone di intitolare la giornata del 25 luglio come il “No Maroni day” perché “c’è una violazione gravissima dei doveri istituzionali e della Costituzione da parte del ministro dell’Interno e non esiste percezione da parte del pubblico dei cittadini della costante violazione dei diritti umani, né del fatto che il Cie in sé è un campo di concentramento perché non ha né le garanzie, né le strutture del carcere.”
Bisogna impedire che l’immagine dell’Italia diventi odiosa nel Mediterraneo e che il Paese diventi il fabbricante di nuove “Guantanamo” come già sono state definite alcune strutture.

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18 MESI IN GALERA SENZA AVER COMMESSO NESSUN REATO O ESSERE SOCIALMENTE PERICOLOSO. E’ FASCISMO!!!

Immigrazione: la Camera approva il Dl sui rimpatri

ROMA – Con 273 voti favorevoli e 257 contrari l’Aula di Montecitorio ha approvato il decreto legge riguardante il rimpatrio dei clandestini in materia di immigrazione. Tale provvedimento va a completare l’attuazione di due direttive europee: una riguardante la libera circolazione dei cittadini comunitari e l’altra riguardante proprio il rimpatrio dei clandestini.
Il testo che ha ottenuto il via libera della Camera dei Deputati, e sul quale hanno votato a favore Pdl e Lega, mentre si sono espressi contro Pd, Idv, Terzo Polo ed Mpa, prevede, in sostanza, l’espulsione immediata per i clandestini considerati pericolosi per l’ordine pubblico e la sicurezza, per quelli già espulsi o che violano misure di garanzie previste dal questore. È prevista, tra l’altro, la possibilità per lo straniero di richiedere al prefetto un periodo, tra 7 e 30 giorni, per la partenza volontaria, nei casi in cui non ricorrono le condizioni per l’allontanamento coatto. La norma più contestata è quella sulla permanenza nei Cie, che passa da 6 a 18 mesi e da 5 a 7 giorni del termine entro il quale lo straniero deve lasciare il territorio nazionale su ordine del questore, qualora non sia stato possibile il trattenimento presso i centri. Viene poi introdotto il permesso di soggiorno per motivi umanitari, di cui possono beneficiare anche i minori stranieri non accompagnati, affidati, ovvero sottoposti a tutela, che siano stati ammessi ad un progetto di integrazione sociale e civile. Quanto ai cittadini di Stati membri dell’Unione europea, il decreto elimina l’obbligo del visto di ingresso attualmente previsto per soggiorni fino a tre mesi. Quanto alla procedura di allontanamento del cittadino comunitario, sono state introdotte tra le cause anche le eventuali condanne per delitti contro la personalità dello Stato.

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BEPPE GIULIETTI- IL FATTO QUOTIDIANO
Soppresso l’articolo 21 nei Cie: mobilitazione

No, i cronisti non debbono ficcare il naso nei Centri di identificazione e  in quelli di accoglienza. Queste strutture debbono restare clandestine. Lo ha stabilito, a maggioranza, la camera dei deputati respingendo un ordine del giorno presentato da diversi parlamentari dell’opposizione, primi  firmatari i deputati i Rosa Calipari e Jean Leonard Touadì.
Il no è arrivato insieme alla approvazione di una pessima legge che ha  sospeso tutti i diritti nei centri lager, che ha portato a 18 mesi i tempi per la identificazione, che ha allontanato l’Italia dalla Unione Europea, che determinerà la ennesima procedura di infrazione.
Non contenti di aver approvato questa porcheria, hanno pensato bene di confermare la circolare con la quale il ministro Maroni ha proibito ai cronisti di entrare nei centri anche se accompagnati da un parlamentare.
La pubblica opinione non deve sapere e non deve vedere cosa accade in quei luoghi, in quali condizioni siano tenuti migliaia di giovani tunisini che, dopo averci visti abbracciare i loro dittatori e i loro aguzzini, ora si vedono trattati in modo crudele, e presto diventeranno nostri “implacabili nemici”.
Naturalmente si tratta di una circolare cretina, come tutti provvedimenti  che hanno la pretesa di imporre la censura, perchè suoni, volti, immagini, usciranno lo stesso, e i divieti serviranno solo a confermare tutti i  peggiori sospetti e tutte le denunce avanzate dalle associazioni e dai gruppi che si battono per i diritti umani, per tutti, anche per gli ultimi, anche per  quelli che non votano in Italia.
Proprio per questo il prossimo 25 luglio, davanti ai centri di identificazione, si ritroveranno i rappresentanti della federazione  della stampa, dell’ordine dei giornalisti, dei cronisti , delle associazioni e dei comitati  con loro parlamentari, sindacalisti, rappresentanti delle istituzioni.
Chiunque fosse interessato si metta in contatto con i promotori, e dia  spazio a questa sacrosanta battaglia per i diritti umani e contro la censura.

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GIORNALISTI: 25/7 MOBILITAZIONE STAMPA PER ACCESSO AI CIE
GIORNATA PER RIVENDICARE DIRITTO A INFORMAZIONE

Una giornata di mobilitazione per rivendicare il diritto all’informazione, ma soprattutto per togliere quel muro di omertà che rischia di calare sui  centri Cie. È quanto annuncia per il 25 luglio la Federazione Nazionale della  stampa italiana e l’Ordine dei giornalisti, in un incontro promosso oggi insieme ad Asgi, Rete Primo Marzo, Osf, European Alternatives, Articolo 21 e alcuni esponenti del mondo politico.
Alla vigilia del passaggio alla Camera del decreto Maroni, previsto per martedi’, che, tra l’altro, allunga a 18 mesi i tempi di permanenza dei migranti nei centri, sotto accusa c’è la circolare interna con cui dal 1  aprile il Ministro dell’Interno vieta ai giornalisti l’ingresso nei centri, sia di accoglienza sia di detenzione. Un divieto – è stato detto – che costituisce un ”bavaglio per tutta la stampa, italiana e internazionale” che non può così esercitare il diritto di informazione né verificare il rispetto dei diritti umani all’interno delle strutture, dalle quali, al contrario, escono testimonianze sempre più allarmanti.
”Abbiamo già inviato un appello al Ministro – spiega Roberto Natale, presidente dell’FNSI – Non vogliamo intralciare il lavoro di nessuno, ma solo documentare. Questa è una circolare pericolosa perché vietando l’ingresso e la possibilità di raccontare si legittima ogni possibile sospetto su quanto avvenga lì dentro”. La chiamata è dunque per il 25 luglio, quando i giornalisti ”si ritroveranno davanti ad alcuni centri, chiedendo di poter entrare e soprattutto che questo divieto venga rimosso”. La mobilitazione servirà anche a porre rimedio ad un’attenzione ”schizofrenica” della stampa al problema dei centri, aggiunge il presidente dell’Ordine dei giornalisti  Enzo Iacopino. ”Sono sicuro – dice – che se il paese fosse informato non riuscirebbe a tollerare molte delle cose che vi stanno accadendo”. Sostegno alla mobilitazione, allarmanti testimonianze e dure critiche  all’atteggiamento del Ministro dell’Interno, definito a più voci ”un muro di gomma”, arrivano anche da esponesti della politica, tra i pochi a cui è permesso l’accesso ai Cie. ”Nei centri si vive una realtà dove sono sospesi i diritti civili e persino le norme costituzionali”, denuncia Fabio Granata (FLI).
”Tecnicamente siamo entrati in regime di apartheid – aggiunge Jean Leonard Touadi (PD) – Martedì arriverà alla camera il decreto, servito sul prato di Pontida, che chiedeva sangue. Mi piacerebbe invece che martedì ci fosse una rivolta generale”. Situazione ”inumana” e ”inaccettabile” che punta a ”criminalizzare le persone e utilizzare l’Europa quando conviene” anche per Rosa Vilecco Calipari (PD), mentre Furio Colombo (Presidente Comitato per i Diritti Umani – Camera dei Deputati) punta il dito contro Maroni per aver portato in Europa ”un’immagine gravemente deformata dell’Italia, del suo decoro e dignità, che ci si ritorcerà contro”, ma anche contro il Ministro degli Esteri, che avrebbe tradotto un documento delle Nazioni Unite come un ”presunto elogio” e non invece come ”una drammatica esortazione a che  certe cose non avvenissero”.

(di Daniela Giammusso)  (ANSA)

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APPELLO GIORNALISTI A MARONI, CI LASCI ENTRARE NEI CIE

I giornalisti tornano ad appellarsi al ministro degli Interni Roberto Maroni, affinché ritiri il divieto di ingresso nei centri di identificazione, accoglienza ed espulsione degli immigrati, scattato per i cronisti con una circolare dell’aprile scorso. Un veto che, denunciano oggi gli addetti ai lavori in una conferenza organizzata alla Sala della Stampa estera di Roma, “costituisce un vero e proprio bavaglio per tutta la stampa, italiana e
internazionale”.
L’appello segue la lettera inviata al ministro poco meno di un mese fa dalla Federazione nazionale stampa italiana (Fnsi) e dall’Ordine dei giornalisti, “che non ha mai avuto risposta”. Eppure il veto di ingresso nei Cie “limita il dovere di informare liberamente i cittadini, in ottemperanza dell’articolo  21 della Costituzione”, denuncia Enzo Iacopino, presidente dell’Ordine. “Evidentemente – riflette – siamo scomodi se facciamo il nostro lavoro”. “Quella del ministro è una circolare pericolosa – gli fa eco Roberto Natale, presidente della Fnsi – il fatto di non farci entrare legittima ogni sospetto su quel che avviene all’interno dei Cie, ogni ipotesi potrebbe essere valida. E quel che più ci ferisce – aggiunge – è stato leggere che il divieto scatta per evitare che i giornalisti intralcino le attività rivolte ai migranti. Noi  non siamo d’intralcio, vogliamo solo fare il nostro lavoro: raccontare”.
Per Jean Leonard Touadi, deputato del Pd, “l’Italia è ormai entrata in un regime di apartheid”, un infelice ingresso segnato dall'”introduzione del  reato di immigrazione clandestina: perdendo il diritto di soggiorno si perde il diritto all’esistenza”. Eppure il nostro Paese “ha applaudito alla  rivoluzione dei gelsomini, peccato che una volta giunti in Italia quei ragazzi che hanno vissuto la rivoluzione sulla loro pelle hanno scoperto che i gelsomini in Italia non crescono affatto”.
“I giovani rinchiusi nei Cie – incalza – hanno capito che per loro l’inferno non era finito, e ora guardano al nostro Paese smarriti, derubati del loro futuro”. Mentre Touadi parla, alle sue spalle vengono proiettate le immagine dei Cie riprese nei blitz di alcuni parlamentari: a loro l’accesso non è vietato. Mura scrostate, materassi rotti e divelti a terra, nella sporcizia, lavelli che perdono acqua, panni messi ad asciugare sulle inferriate arrugginite. “E’ per questo – accusa – che i Cie vengono resi inaccessibili, ma noi dobbiamo rompere il silenzio su quel che sta accadendo lì dentro”. “La situazione – aggiunge il giornalista e deputato Furio Colombo,  presidente del Comitato per i Diritti Umani della Camera – è gravissima. Non esiste una percezione della violazione costante dei diritti umani che abita quei  centri.
Maroni sta fabbricando nel mediterraneo un’odiosa immagine dell’Italia. E’ arrivato il momento di dire basta”, conclude. (ADNKRONOS)

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A. M. S. I. – ASSOCIAZIONE MEDICI DI ORIGINE STRANIERA IN ITALIA

Il Presidente dell’Amsi e Co-mai nonché consigliere dell’Ordine dei Medici  di Roma Foad Aodi  è intervenuto il 08.07 presso la sede della Stampa Estera a Roma alla conferenza stampa indetta dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana , l’Ordine nazionale dei giornalisti , ASGI, Rete PRIMO MARZO, OSF – Open Society Foundations , European Alternatives, Articolo 21 e deputati di vari schieramenti politici per illustrare la circolare del Ministro dell’interno la n. 1305 del 01.04.2011 che  ha vietato ai giornalisti l’ingresso nei centri per migranti, sia in quelli di accoglienza sia in  quelli di detenzione.
L’Amsi solidarizza con il mondo del giornalismo Italiano e ribadisce il suo impegno a favore del diritto della salute per tutti e della  libertà d’informazione .

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DAL SITO FNSI

Natale: “Maroni riapra i cancelli o alimenterà terribili sospetti”

Una giornata di mobilitazione, in programma il 25 luglio, contro ”il  bavaglio imposto alla stampa sui centri Cie”. E’ quanto annunciato oggi dalla Federazione Nazionale della stampa italiana e dall’Ordine dei giornalisti,  in un incontro sostenuto anche da Asgi, Articolo 21, Osf, European Alternatives  e alcuni parlamentari dell’opposizione contro la circolare interna con cui il ministro dell’Interno Roberto Maroni vieta ai giornalisti l’ingresso nei  centri per migranti, sia quelli di accoglienza che quelli di detenzione.
”Il ministro Maroni – spiega il presidente della Fnsi, Roberto Natale – riapra i cancelli dei Cie o alimentera’ terribili sospetti sulle condizioni  e su quanto sta accadendo all’interno dei centri”. Questo divieto costituisce  un ”bavaglio per tutta la stampa, italiana e internazionale” contro cui, alla vigilia della discussione alla Camera del decreto Maroni, calendarizzata per martedi’, Natale annuncia una mobilitazione generale. ”I giornalisti –  dice – si troveranno davanti ad alcuni centri, chiedendo di poter entrare e soprattutto che questo decreto venga rimosso”. (ANSA)

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