Se un artigiano fallisce c’è chi brinda al lieto evento

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

2011.07.09 – Ieri a Caltagirone la politica calatina spiccava per la sua assenza al convegno regionale sulla ceramica. Al suo posto era invece ben presente la censura calatina di regime: i ceramisti che hanno osato far sentire la propria voce in quella sede sono stati zittiti dal capo-ufficio stampa del Comune con la scusa che non era il luogo adatto perché vi si doveva parlare della ceramica di tutta la Sicilia e questi erano problemi che riguardavano solo Caltagirone.
Ma cosa volevano dire i ceramisti? Che il momento economico attuale è tra i peggiori mai vissuti, che stanno per licenziare i dipendenti nelle loro aziende, che un fisco spietato pignora anche i laboratori e le attrezzature, rendendo di fatto impossibile per loro risollevarsi dalla crisi.
Ormai è chiaro che questi problemi non interessano la politica locale, come è finalmente chiara la ragione di tale disinteresse: la libera impresa – artigianale o di altro tipo – è un temibile concorrente per i politicanti e faccendieri di livello più basso, quelli che prosperano nella gestione della miseria diffusa e dominano la spesa pubblica nei servizi sociali.
Per ogni impresa che fallisce e chiude, quanti nuovi clienti bisognosi per gli affamatori che distribuiscono sussidi! Quanti nuovi voti in cambio della magra sussistenza! Se la libertà economica è precondizione della libertà politica, allora per asservire i cittadini elettori bisogna distruggere le loro basi economiche autonome e – nei più giovani – perfino l’aspirazione a costruire queste basi. Ecco all’orizzonte un esercito di nuovi concittadini emarginati che si sono ridotti a sognare il precariato; come se il precariato fosse un sogno.
Tuttavia il meccanismo sopra descritto percorre un binario morto che non durerà a lungo. Nonostante negli ultimi tempi le aspettative della popolazione si siano per forza di cose notevolmente abbassate, resta il fatto che ci sono bisogni materiali incomprimibili che in qualche modo, dopo che le capacità produttive sono state distrutte, devono trovare soddisfazione nel meccanismo assistenziale dei sussidi. Fino a oggi i sussidi sono stati erogati dagli enti locali – i Comuni – che potevano contare su somme messe a disposizione dalle istituzioni superiori ma quando verrà pienamente attuato il federalismo fiscale le risorse disponibili saranno solo quelle che le amministrazioni comunali potranno ricavare dal territorio con le tasse. Tassare un’impresa fallita è impossibile, dunque l’unico modo ragionevolmente praticabile per trovare i soldi sarà quello di fare debiti: avremo allora comuni che si indebitano con le banche per avere i soldi da distribuire a un popolo ridotto alla fame e reso incapace di provvedere con le sue forze.
Oggi molti amministratori del Calatino svolgono di fatto il ruolo di burocrati rappresentanti delle micro-caste consolidate, protette e stipendiate dalle casse comunali con contratto a tempo indeterminato. Per quanto riguarda il consenso elettorale – che ancora è insostituibile per vincere le elezioni – esso viene garantito dal sistema dei sussidi. E’ però un consenso estorto con il ricatto, ben lontano dall’espressione di stima, fiducia e unità di intenti che dovrebbe essere la base della democrazia.
Ancora una volta appare chiaro che un quadro tanto desolante può essere contrastato solo in un modo: con l’autorappresentanza e auto-organizzazione dei cittadini produttori. Nel corso del convegno è stata avanzata l’idea di valorizzare i luoghi di produzione della ceramica mediante l’inserimento in percorsi e pacchetti turistici, similmente a quanto da decenni accade a Venezia con le vetrerie di Murano e Burano. Gli artigiani della ceramica che credono in questo progetto si attivino in prima persona prendendo contatti con le maggiori agenzie viaggio, facciano pubblicità a costo zero attraverso i nuovi media, tornino insomma a credere nella forza del proprio lavoro anche con proposte innovative come quelle che sono state presentate alla mostra “Giovani ceramisti giovane ceramica”, dal cui catalogo è stata ripresa l’immagine inserita in questo articolo, che rappresenta un’opera di Giacomo Andrea Varsallona.

Qui di seguito l’articolo riguardante il convegno pubblicato su “La Sicilia” sabato 9 luglio 2011, p. 53

Ceramica, un distretto siculo-greco

I ceramisti calatini e siciliani gettano il cuore oltre l’ostacolo delle crisi. Il cuore, ma anche il cervello. Voglia di resistere alle difficoltà, ma anche proposte concrete. «A partire – spiega Francesco Navanzino, presidente regionale dei ceramisti di Confartigianato – da un marchio d’origine e qualità della ceramica isolana, dall’istituzione di scuole – botteghe per formare nuove figure professionali e da una regolamentazione delle tecniche produttive attestanti proprio la qualità del prodotto».
Ieri, nella sala conferenze del consorzio Asi, nella zona industriale di Caltagirone, il convegno sulla ceramica di qualità siciliana, organizzato dalla Confartigianato regionale, si è trasformato in una sorta di “stati generali” di questo importante segmento dell’artigianato. Con le istituzioni regionali (gli assessori regionali Andrea Piraino e Sebastiano Missineo) e quelle locali (il vicesindaco Alessandra Foti) a rispondere alle tante sollecitazioni del vertice di Confartigianato e dei tanti artigiani in sala: Giovanni Internullo, Nicolò Morales, Mario Navanzino, Fabrizio Brillantino, Enzo Ripullo, Silvia Tassinaro di Siracusa, Vincenzo Messina di Paternò, Giuseppe Failla, Anna Boria e Andrea Branciforti.
Ai lavori, moderati dal giornalista Mariano Messineo, sono intervenuti anche il presidente Asi Giuseppe Greco, il presidente Confartigianato Sicilia Filippo Ribisi, il presidente regionale Ebas Antonio Barone, il responsabile formazione Open Consulting Roberto Emma, il direttore responsabile di riviste di settore Giovanni Mirulla, il segretario regionale Confartigianato Salvatore Puglisi, il direttore di Artigiancassa per il Mezzogiorno Piero Vigilanza, il direttore del Museo della ceramica Giovanni Patti e Renata Giunta di Mondo Impresa. Presentie anche l’Istituto d’arte per la ceramica “Sturzo”.
Molte le necessità prospettate, che investono diversi livelli di competenza: «L’internazionalizzione dei prodotti, la creazione di eventi nazionali e internazionali, maggiori sinergie fra i musei, una maggiore visibilità della ceramica isolana e una diversa gestione di Palazzo ceramico». Dalle risposte delle istituzioni è emersa la possibilità di “fare sistema” di più e meglio, grazie anche alla creazione, annunciata per novembre da Missineo (che poche ore prima si era riunito al municipio col vicesindaco Foti e alcuni rappresentanti dell’Ennese), del Distretto culturale siculo-greco romano con dentro Caltagirone. E un messagio condiviso: il grido di dolore dei ceramisti isolani (ben 912, 180 dei quali a Caltagirone) può e deve trasformarsi in uno sforzo comune, abbandonando gli sterili piagnistei e puntando finalmente a fare rete.

LE TESTIMONIANZE
La loro è unanimemente indicata come “un’esperienza positiva”. Per questo i ceramisti siciliani ne auspicano il rifinanziamento da parte di Regione e Ue. Sono i 32 giovani calatini dai 18 ai 32 anni protagonisti, per 14 mesi, di attività di formazione e di laboratorio in 20 botteghe artigiane della cittadina.
«Impariamo il mestiere direttamente sui luoghi in cui produce il pezzo» afferma Valentina Gurreri, 22 anni. «È il modo migliore per farlo», argomenta Sonia Forte, 32. «Al termine dei 14 mesi – osserva Fabiana Navanzino», quanti lavorano nella bottega paterna, potranno continuare a farlo. Si spera che anche gli altri abbiano analoghe opportunità. I 32 percepiscono 30 euro al giorno, che fanno circa 700 euro mensili: niente male, per loro e per gli stessi datori di lavoro.

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2 thoughts on “Se un artigiano fallisce c’è chi brinda al lieto evento

  1. Da imparare a memoria e ricordare almeno una volta al giorno:”la libera impresa – artigianale o di altro tipo – è un temibile concorrente per i politicanti e faccendieri di livello più basso, quelli che prosperano nella gestione della miseria diffusa e dominano la spesa pubblica nei servizi sociali.”

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