Processo del depuratore – «L’impianto andava avanti da solo, nessuno era incaricato della gestione e della manutenzione»

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

2011.06.30 – L’udienza di mercoledì 29 giugno 2011 si è svolta con il controesame di altri testimoni chiamati a chiarire due argomenti collegati all’oggetto del processo.
In una prima fase sono stati ascoltati i titolari di alcune ditte di Ragusa che si occupano di servizi ecologici, in particolare spurgo pozzi neri di abitazioni civili. Le loro testimonianze concordano nel descrivere come avveniva a Ragusa lo svuotamento dei mezzi utilizzati per queste attività: il depuratore comunale non era attrezzato a riceverli e dagli uffici del Comune era stata data una indicazione verbale – non per iscritto – su dove effettuare lo scarico. Nel corso degli anni le ditte avevano scaricato i liquami civili in una botola di fognatura e poi, a seguito del sequestro della stessa in relazione alle indagini sulla ditta coinvolta nel processo di Mineo, il Comune di Ragusa si era finalmente applicato per abilitare il depuratore locale alla ricezione dei camion autospurgo. Solo da quel momento la procedura viene effettuata a norma di legge, con certificazione e analisi a campione di quel che viene scaricato, mentre in precedenza non veniva effettuato nessun controllo. Tutti i titolari delle ditte di servizi ecologici dicono di non ricordare il nome di chi al Comune di Ragusa disse loro che potevano scaricare al di fuori del depuratore, senza lasciare alcuna prova scritta in forma di autorizzazione ufficiale. La stessa inspiegabile amnesia si riscontra nella testimonianza di un dipendente del Comune di Ragusa, settore idrico e fognario, il quale però non può fare a meno di ammettere che Capo del servizio – dal quale con buona probabilità era venuta l’autorizzazione verbale – era il geom. Salvatore Battaglia.
Il secondo argomento sul quale altri testimoni portano nuove informazioni concerne il “documento di valutazione rischi”, un testo che per obbligo di legge descrive tutti i rischi potenziali per i dipendenti di un ente pubblico o privato. Per il Comune di Mineo era stata incaricata di redigerlo una consulente esterna, la Sig.ra Seria. Questo documento non era stato rinvenuto nelle operazioni di sequestro presso l’ufficio tecnico ma in un momento successivo la difesa degli imputati lo aveva consegnato al Tribunale.
Il documento di valutazione rischi contiene anche una parte dedicata all’impianto di depurazione di Mineo, che tuttavia riporta poche considerazioni generiche, limitate agli spazi di pertinenza del custode e non alle attrezzature e al loro funzionamento. Il motivo – spiega la Sig.ra Seria – è che nel depuratore c’era soltanto un dipendente, Salvatore Pulici, il quale non aveva mansioni di gestione e manutenzione ma soltanto di custodia esterna. Nel corso di periodici sopralluoghi al depuratore insieme alla dirigente dell’ufficio tecnico Arch. Adele Giusto e a Giuseppe Zaccaria, la Sig.ra Seria aveva chiesto come si potesse allora effettuare la gestione e la manutenzione e aveva ricevuto la risposta che “l’impianto andava avanti da solo”. Quanto sopra, confermato dalla Dott.ssa Elvira Pepi medico del Comune, spiegherebbe l’assenza nel documento di valutazione rischi di accenni a pericoli legati a gas tossici, pericoli intorno ai quali di conseguenza Salvatore Pulici non era stato né informato né formato in corsi professionali specifici.
La prossima udienza è stata fissata al 15 luglio ore 9. Dopo la pausa estiva si riprenderà il 23 settembre.

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