Il denaro e i partiti, oggi come ieri?

di Leone Venticinque, per il Laboratorio Politico Vetustissima et Iucundissima

2011.06.28 – Ai partiti politici e ai comitati referendari sono stati dati due miliardi di euro per il “rimborso delle spese elettorali”.
Si tratta in realtà di un finanziamento pubblico mascherato perché la cifra è molto superiore alle spese sostenute per le campagne elettorali.
Così si pagano – tra l’altro – giornali che nessuno legge, sezioni che nessuno frequenta, vecchi rottami che si vantano di rappresentare il popolo ma che il popolo non vota né sceglie di finanziare consapevolmente.
E’ uno dei tanti aspetti della “casta” che inquina la democrazia italiana e che un tempo si chiamava partitocrazia. Se vi siete mai chiesti perché tanti politici mostrano arroganza, indifferenza e un inspiegabile senso di superiorità, ecco una parte della risposta: non devono abbassarsi a chiedervi un euro per finanziare la politica, perché di nascosto ve ne hanno già scippati molti di più con i rimborsi elettorali. Inoltre non devono neanche abbassarsi a convincervi della bontà delle loro proposte, perché vi siete già abbassati voi a andare col cappello in mano da loro, quasi fossero i detentori di un potere ereditario che impera sulle vostre esistenze e non i rappresentanti dei cittadini, da rieleggere o da bocciare alla luce dei risultati raggiunti.

Guardando Mineo, si possono notare alcune particolarità che richiedono una analisi specifica. Qui è in atto da molto tempo – quasi vent’anni – un processo di superamento del meccanismo di rappresentanza fondato sui partiti nazionali: dal 1993 nessun partito nazionale è stato candidato alle elezioni amministrative. La competizione elettorale ha visto nelle ultime quattro occasioni sempre presenti liste civiche e non è ancora chiaro se un partito regionale come il Movimento per le Autonomie – Mpa di Raffaele Lombardo – invertirà questa tendenza presentandosi all’appuntamento della primavera 2013 con il proprio simbolo e una propria lista, da solo o in coalizione con altre forze come è già avvenuto a Ramacca.
E’ d’altronde innegabile che a Mineo in questi anni i partiti nazionali sono stati ugualmente presenti, con propri rappresentanti candidati nelle varie liste civiche, non di rado in mescolanze a dir poco eterodosse alla luce dei tradizionali posizionamenti ideologici: Rifondazione Comunista e La Destra all’interno della lista “La Svolta”, sconfitta nel giugno 2008; esponenti del Popolo delle Libertà di Berlusconi sia nell’opposizione che in maggioranza e nell’Amministrazione, con ruoli non marginali pur in presenza di un sindaco del Partito Democratico.
Eppure, nel corso degli anni a Mineo si è prodotto un graduale sfaldamento delle rappresentanze partitiche – non sapremmo dire per effetto di quali cause – fino al quadro attuale che si può così riassumere. A sinistra resiste il partito della Rifondazione Comunista, che in qualche modo ha anche avuto la capacità di uscire dai propri confini in una alleanza informale con alcuni non iscritti, sotto la denominazione di “Sinistra menenina” e in collaborazione all’attività associativa del “Centro Culturale Permanente Paulu Maura”. Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola non c’è – ma forse manifesterà la propria esistenza in un prossimo futuro. Il Partito Democratico invece, dopo un effimero rilancio dell’attività da parte del circolo cittadino nel 2008-2009, ha di fatto cessato ogni iniziativa a Mineo. Non hanno nessun delegato territoriale l’Italia dei Valori di Antonio di Pietro, le forze di centro – Unione di Centro di Casini e Alleanza per l’Italia di Rutelli – e Futuro e Libertà di Fini. L’Mpa possiede una rappresentanza di partito a Mineo mentre Il Popolo delle Libertà non è strutturato, pur avendo assessori e consiglieri comunali, forse a causa della sua già ricordata compresenza nella maggioranza e nell’opposizione locale. Infine il partito de La Destra ha un commissario che lo rappresenta all’interno della coalizione “La Svolta”.
Se le cose – a grandi linee – stanno così, vediamo quali sono gli effetti che i partiti politici più o meno organizzati localmente hanno sulla realtà politica di Mineo. Con tutta evidenza i segni di maggiore vitalità arrivano più dalle associazioni che dai partiti, in particolare dopo il rilancio della attenzione pubblica determinato dall’avvento del “Villaggio della Solidarietà”, intorno al quale si sono realizzati convegni, incontri, dibattiti, azioni di solidarietà ecc. Ben diverso è il ritratto del gruppo “La Svolta”, che proprio a partire dalla nascita del Villaggio ha vissuto al proprio interno inevitabili divaricazioni per la grande distanza su argomenti come l’immigrazione e l’ordine pubblico tra le componenti di sinistra e destra, componenti che fino a quel momento erano riuscite a convivere. Ne è derivata una persistente incomunicabilità interna con conseguente afasia verso l’esterno: un silenzio che negli ultimi mesi ha caratterizzato “La Svolta” in tutti gli aspetti della vita politica locale, anche su questioni come il bilancio comunale che vede allo stesso tempo una riduzione dei servizi al cittadino e un aumento delle tasse. Quanto alla lista di maggioranza, “Città Aperta”, anche qui l’eterogenea appartenenza politica di chi ne fa parte è forse la causa del rigido unanimismo che si manifesta sia nelle sedute del consiglio comunale, dove nessun consigliere sente mai la spinta a prendere la parola per esprimere un proprio pensiero, sia nel modo di procedere nell’Amministrazione, che da tempo non si cura di condividere con la cittadinanza il senso del percorso che sta seguendo e l’orizzonte della propria progettualità per Mineo, se è vero che è la progettualità a distinguere un’azione di governo basata sul programma presentato agli elettori da una statica e ripetitiva gestione dell’ordinario.
Insomma, il quadro sembra essere il seguente. A Mineo i partiti non ci sono (quasi) più, ma ancora esercitano una certa influenza sulla vita politica locale in due modi: rendono difficili le collaborazioni tra gli esponenti politici che si richiamano a forze nazionali ideologicamente contrapposte e talvolta interferiscono dall’esterno e dall’alto con tentativi di imporre candidature o nomine di assessori.
Ciò che ancora impedisce di compiere l’ultimo passo verso la affermazione di una politica locale interamente autonoma e regolata solo dal consenso dei cittadini elettori di Mineo è una sorta di ricatto che in forma non ufficiale si sente ripetere da molte parti: senza punti d’appoggio nei luoghi di decisione sovraordinati (Provincia, Regione, ecc.) nessuno potrebbe sperare localmente di ottenere finanziamenti per un progetto o anche solo per episodici ammortizzatori sociali come i cantieri della regione per i disoccupati e le giornate lavorative ai forestali.
Torna allora la spinosa questione delle risorse economiche, dalla quale ero partito all’inizio. Per farla breve, a mio modo di vedere esistono oggi le condizioni propizie al superamento di entrambe le prassi di subalternità che nel tempo si sono consolidate fino a divenire quasi indiscutibili. Recenti fatti della vita politica nazionale mostrano che non è sempre vero che in politica “senza denaro non si canta messa”: tutto dipende dall’avidità del parrino. Si possono investire milioni di euro in campagna elettorale a Milano e perdere ugualmente le elezioni, mentre altri con pochi spiccioli raggiungono una rappresentanza in consiglio comunale a Bologna. Se servono soldi per le iniziative politiche, si abbia il coraggio di chiederli ai propri sostenitori – “una moneta operaia per un giornale operaio”, diceva Lenin – piuttosto che affidarsi al meccanismo dei rimborsi elettorali. Ricordiamo che i rimborsi elettorali sono un espediente truffaldino, ingannatore e in contrasto con la volontà popolare espressa dal referendum del 1993, che fu uno degli ultimi a raggiungere il quorum. L’altro argomento ricattatore è più che altro una sfida alla legalità: il diritto a beneficiare di provvedimenti economici che aiutino la vita e lo sviluppo di una comunità dovrebbe seguire regole chiare che non siano sottoposte alla benevolenza del partito di turno; ricatti di questo genere vanno respinti al mittente perché legano mani e piedi alla libertà di azione politica. E allora in conclusione mi chiedo se non sia auspicabile che alle prossime elezioni comunali di Mineo si compia l’ultimo tratto di strada che manca alla liberazione della vita politica locale dai condizionamenti economici esterni, con liste civiche concorrenti formate da candidati che non hanno ruoli e funzioni decise dai partiti nazionali. Non arriverà un soldo per l’affitto di una sede o per stampare un volantino? Pazienza, ci si auto-tassa tra i sostenitori. Non si potrà sperare in un “occhio di riguardo” nelle spartizioni di denaro pubblico più o meno consistenti? Questo è da vedere e, se del caso, dovrebbe essere oggetto di energica campagna politica per denunciare gli eventuali abusi di potere, come è stato nella recente campagna elettorale di Ramacca dove è stato denunciato che un’opera pubblica, la sistemazione della strada provinciale che collega il paese alla Catania-Gela, era stata bloccata dalla Provincia per costringere gli abitanti a votare in un modo piuttosto che in un altro e gli abitanti hanno risposto in cabina elettorale rifiutando quel miserabile ricatto.
Nel frattempo potrebbe essere una buona idea qui a Mineo aderire alla raccolta firme per un nuovo referendum che è stato di recente annunciato dal movimento 5 stelle: il referendum sull’abolizione dei rimborsi elettorali per i partiti e i comitati referendari. Si sappia che questa volta i cittadini dovranno fare tutto da soli perché è ben difficile che certi partiti seghino il ramo sul quale da anni si sono seduti.

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