Processo del depuratore – perde terreno l’ipotesi dello sversamento illecito

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

2011.06.16 – Nell’udienza di mercoledì 15 giugno 2011 viene sentito a lungo in controesame il testimone Roberto Licitra. All’epoca dei fatti lavorava presso la ditta di Ragusa con la qualifica di capo cantiere, ove per cantieri si intendano i siti nei quali si effettuano risanamenti, bonifiche di condotte fognarie, stasature e spurghi.
Il 5 giugno 2008 Licitra viene a sapere che la mattina successiva dovrà andare a Mineo con il collega autista La Terra per effettuare una stasatura. L’automezzo era già pronto, come al solito: non c’erano operazioni preparatorie da fare e si poteva partire.
La mattina del 6 giugno trova al depuratore un dipendente del Comune e il custode Pulici. Gli interventi da fare sono più di uno. Il primo lavoro riguarda la tubazione che esce dalle grandi vasche con i biorotori: si è intasata nel punto in cui il tubo fa una curva, a causa dei dischetti che a seguito della rottura delle aste di sostegno si erano sfilati dalla loro sede, finendo nei condotti. Si evidenzia ancora una volta quanto sia stata assente la manutenzione ordinaria, una cattiva e sciatta gestione che col tempo ha prodotto una serie di problemi e guasti alle strutture, danni come quelli che l’11 giugno 2008 hanno reso necessario l’intervento della ditta di Ragusa.
L’operazione di stasatura nella prima tubazione non va però a buon fine. Poi gli operai si dedicano alla tubazione che porta alla vasca di raccolta fanghi, il luogo nel quale qualche giorno dopo avverrà l’incidente. Provano a compiere l’operazione di stasatura dalla parte superiore, a monte, senza riuscire forse perché il fango accumulato da anni per incuria si è indurito. Allora aprono la griglia che copre la vasca di raccolta fanghi e, senza scendere all’interno, riescono a infilare l’idrogetto nel tubo ostruito. Però c’è una valvola che è chiusa e bloccata; il comando di apertura esterno non funziona. Anche questo intervento non riesce e viene rimandato al giorno 11: per l’occasione occorrerà mobilitare un numero maggiore di operai, portare un mezzo più potente e varie attrezzature per effettuare una procedura diversa.
Secondo Licitra, per compiere correttamente il lavoro doveva essere svuotata la vasca a monte, in modo che senza pericoli si potesse far scendere nella vasca di raccolta fanghi un operaio protetto con tuta e respiratore e legato a un argano a motore che in caso di necessità serviva a tirarlo su senza bisogno che nessun altro dovesse scendere all’interno della vasca.
Dice il testimone: « In quella situazione io i miei ragazzi non li avrei mai fatti scendere. È molto pericoloso: se ci sono masse liquide a monte, toccando l’ostruzione si può essere investiti da getti imprevisti e molto violenti. Se si deve entrare in una vasca, tutte le acque a monte vanno eliminate svuotando i contenitori. Per scendere giù mancava la scala, le protezioni individuali e il recupero – treppiedi con argano per verricello collegato all’imbragatura con cavo d’acciaio e dissipatore di caduta. Per altri casi, altre squadre che non dirigo io, non so come vanno le cose, ma quando dirigo io non esiste che si proceda altrimenti. Io nella ditta ero anche responsabile per la sicurezza dei lavoratori in azienda, ma non potevo materialmente vigilare in prima persona su come lavoravano le squadre dirette da altri e non da me. Detto questo, conoscevo molto bene il mio collega Tumino, era metodico e attento a prepararsi con tutte le attrezzature necessarie; non sarebbe mai sceso in quel modo nel pozzetto, coi mocassini ai piedi e l’orologio al polso come è stato trovato. Ciò dimostra che la sua discesa nel pozzetto era imprevista e dovuta a motivi eccezionali. »
Al termine della giornata di lavoro, il 6 giugno, Licitra avvisa la sede centrale che l’intervento non è riuscito e che occorre pianificare un lavoro molto diverso, con l’impiego di altre attrezzature per lo svuotamento delle vasche. Giorno 11 per altri impegni di lavoro non sarà lui a tornare a Mineo, ma il collega Tumino insieme a Smecca.
La testimonianza di Licitra sembra togliere fondamento all’ipotesi di uno sversamento illecito di rifiuti petrolchimici nel depuratore di Mineo. La ditta non effettua trasporti di rifiuti industriali al di fuori dei siti nei quali è chiamata a svolgere servizi, quindi avrebbe corso un grosso rischio nel far percorrere la strada da Ragusa a Mineo con un carico illegale. Su un altro punto già trattato altre volte, la tipologia dell’intervento e soprattutto le difficoltà incontrate spiegano il perché della presenza di un automezzo sovradimensionato a confronto di quelli usati abitualmente: per la necessità di avere più pressione d’acqua. Anche il maggior numero di persone impegnate sul posto ha la sua ragione più ovvia nel fatto che il primo intervento aveva evidenziato problemi aggiuntivi. Dalla testimonianza di Licitra emerge anche una spiegazione plausibile per la presenza dell’acqua nella cisterna dell’automezzo il giorno dell’incidente: l’11 giugno nel corso della mattina era stato svolto un primo intervento nel depuratore, antecedente a quello che ha determinato l’incidente, e in quella operazione era stata aspirata l’acqua dal pozzetto.
Rimane da spiegare perché le attrezzature impiegate l’11 giugno non siano quelle indicate dal Licitra come necessarie e anzi indispensabili: niente pompe per lo svuotamento delle vasche a monte, niente argano. Saranno forse i dirigenti della ditta di Ragusa a dare spiegazioni, se verranno fatte le domande giuste.
La prossima udienza avrà luogo il 29 giugno alle ore 10. Verranno ascoltati testimoni e consulenti. Una udienza successiva è stata fissata per il 15 luglio ore 9.

Annunci

5 thoughts on “Processo del depuratore – perde terreno l’ipotesi dello sversamento illecito

  1. Un signore che descrive una vasca a sezione semi-conica e non riesce a descrivere dove sono i dischetti del bio-rotore quale fondamento può avere la sua dichiarazione palesemente imbeccata. Eppoi Tumino era costretto a scendere nei pzzetti con l’acqua di fogna che scoreva sulle spalle… Credimi, la sue dichiarazioni lasciano il tempo che trova. Poi, libero di sostenere la tua tesi prendendo per buono le dichiarazioni che hai ascoltato, ma a mio parere vi è la conferma da dove proviene il danno. La chimica è come la matematica. Purtroppo la fretta di concludere mette in cantuccio verità talmente chiare come lo sono le intercettazioni. Però continuiamo a fare finta di niente ed evitare di posare gli occhi sulle carte e sulle relazioni.

  2. Caro Giuseppe, tra parentesi grazie ancora per l’aiuto con l’amico di Medici senza Frontiere, era così contento l’altro giorno…
    Tornando al punto, da quel che ho sentito ieri in aula mi pare che il testimone Licitra abbia lanciato una accusa alla ditta che era venuta a Mineo: ha raccontato qual’era secondo lui l’intervento da fare e con quali attrezzature, ma di quelle attrezzature l’11 giugno non c’era traccia sul luogo dell’incidente, quindi – a suo dire – la procedura realmente adottata non è stata quella giusta, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. Tra l’altro egli non lavora più là, ha cambiato pure regione d’Italia e quindi perché dovrebbe ostinarsi da bravo dipendente fedele e fidato a difendere dei datori di lavoro che da tempo non sono più i suoi? Temo che abbia anche problemi in famiglia, visto che la moglie non gli ha nemmeno fatto sapere della convocazione in tribunale nelle precedenti udienze e a causa di ciò stava rischiando l’accompagnamento coatto…
    A proposito, cercavo la pagina dedicata alle vittime del depuratore sul sito del Comune di Mineo… Ti risulta che sia stata spostata?

  3. Non sono andato mai a consultarla la pagina sul sito del comune….
    Ti racconto. Nei giorni immediati alla tragedia l’inviato di Repubblica fece uscire un pezzo facendo parlare operai che si occupano di espurgo. Seduti a “Big Ben” a prendere il caffé con altri colleghi mi confidò che aveva parlato proprio con quelli della ditta che due giorni prima erano al depuratore. Raccontavano che per non perdere il posto erano costretti a adcendere nei tombini e per verificare che non c’era gas venefico si aiutavano accendendo dei giornali a mò di torcia e sperare che la fiamma non si spegnesse!!!! Lui sapeva perfettamente come operavano e a mio parere era ben imbeccato ed inoltre aveva paura per la sdua stessa incolumità ( vedi intercettazioni). I ragazzi sono stati uccisi dal veleno che è fuoriuscito dalla cisterna. la chimica è come la matematica: tante sostanze, tanto gas. Non si scappa e l’impianto ne poteva produrre quel che poteva produrre. Il consulente della procura, prof Sciuto ( il chimico ) ha portato a termine un buon lavoro contribuendo alla ricostruzione dei fatti. Poi se ai margini dell’aula sia più convenevole dire altre cose che faciano pure, ma io mi aspetto verità che non siano partorite da frettolose valutazioni. Altrimenti dovreanno passare anni ancora. Tempo in cui molti ci guadagnano. Pensa, ogni avvocato ha tutto l’interesse a portare la questione in Cassazione. E’ il loro lavoro, c’è il loro guadagno!!

  4. Buongiorno Giuseppe, nell’udienza di mercoledì è stato fatto un riferimento alle intercettazioni: conversazioni telefoniche tra Licitra e la titolare Sabatini. Parlavano della provenienza dell’acqua trovata dentro l’automezzo e sembra che per la sua “durezza” non poteva essere che acqua di Mineo. Ricordo le udienze nelle quali era presente il Prof. Sciuto, ora vado a rileggere quello che scrissi all’epoca (sono gli articoli di ottobre-dicembre 2010).
    Il punto innovativo attuale che secondo me è uscito dal controesame di Licitra è che gli operatori non avevano la tranquillità necessaria per compiere eventuali sversamenti illeciti, erano là per fare dei lavori e avevano avuto dei problemi tecnici, ce n’erano già abbastanza di pensieri, sia per i dipendenti della ditta esterna che per i tuoi quattro ex colleghi al Comune, eventuali complici dei reati che attribuisci ai presenti quel giorno, visto che erano là e dunque quantomeno “non potevano non sapere”…
    Per quanto riguarda i sistemi di rilevamento gas, il metodo primitivo che ti hanno detto forse si riferiva al passato, se è vero che nelle borse in dotazione ai due dipendenti della ditta di Ragusa sono stati trovati i rivelatori elettronici di gas. Piuttosto è strano che non siano stati usati l’11 di giugno, visto che forse con quegli apparecchi in funzione si poteva evitare il peggio.
    Ti sarei grato se puoi verificare dove è finita la pagina che il Comune aveva dedicato a questi fatti, c’erano dei materiali di memoria storica condivisa che se necessario – visto che sul sito del Comune non c’è spazio sufficiente – posso ospitare su “Qui Mineo”. Intanto ho recuperato le fotografie delle vittime e le ho messe in apertura della pagina ( http://quimineo.netsons.org/?page_id=5323 )

  5. Anche per rispetto di quelle povere vittime, e ripeto vittime sarebbe più giusto lasciare svolgere il proprio lavoro alla magistratura, che di certo opera nel migliore dei modi. Caro Leone sai che non parlo con te in quanto la stampa è giusto che facci il proprio lavoro. p.s. trovo quantomeno scomodi i commenti pubblici di un teste.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...