Riprende la lotta nel “Villaggio della Solidarietà”

A Mineo i diritti dei migranti richiedenti asilo vengono sempre più calpestati e per questo motivo stanno manifestando

di Rete Antirazzista Catanese

2011.06.06 – Da stamattina alcune centinaia di richiedenti asilo, buona parte di origine africana, hanno bloccato la statale Catania-Gela, di fronte al cosiddetto “villaggio della solidarietà”. Motivi della protesta sono i tempi lunghi per l’esame della richiesta d’asilo, la pessima qualità e la scarsa quantità del cibo. Oramai l’esasperazione sta crescendo fra i migranti e ci si ostina a non tener conto della giusta richiesta di accelerare i tempi potenziando la commissione ed il servizio d’interprete; in fondo la concezione che prevale è quella del parcheggio di oggetti, negando la soggettività di persone che sono sopravvissute a guerre e violenze ed hanno urgenza di costruirsi un futuro e di ricongiungersi con i propri cari.
A nulla sono serviti la manifestazione ed il blocco della Catania-Gela del 10 maggio ed un Consiglio territoriale sull’immigrazione in Prefettura sul “Cara” del villaggio degli aranci, tenutosi il 25/5 (a cui tra l’altro è stata negata la partecipazione ad associazioni che da mesi intervengono a Mineo): le condizioni di vivibilità sono pessime e la commissione per l’esame delle richieste d’asilo procede a rallentatore (in 3 settimane sono state esaminate solo poche decine di domande).
Come abbiamo sostenuto dai primi di marzo critichiamo a monte la scellerata decisione di deportare da altri Cara in Italia centinaia di richiedenti (che così sono costretti a ripartire da zero nell’attesa e nei percorsi d’inserimento), di trattenervi immotivatamente quasi 50 minori, di trasferire da Lampedusa centinaia di migranti che dopo settimane ancora non hanno formalizzato la domanda d’asilo; non ci voleva molto ad intuire che il megaCara di Mineo sarebbe diventato un ottimo business per dilapidare ingenti risorse pubbliche a favore della cricca degli amici degli amici ed un laboratorio di sadiche pratiche segregazioniste per ridurre drasticamente i diritti e la libera circolazione dei richiedenti asilo.
Nelle numerose iniziative che abbiamo promosso all’esterno del villaggio degli aranci abbiamo avuto modo di verificare come l’organizzazione della quotidianità da parte degli enti gestori e delle forze di polizia con le interminabili e spesso inutili file sia funzionale al controllo militare. Ai migranti viene impedito di cucinare ciò che preferiscono, non vengono forniti quei pochi euro che negli altri Cara vengono dati e, con la scusa che Mineo svolge anche funzione di CDA (Centro d’accoglienza), si formano lunghe file per telefonare solo per pochi minuti nei paesi d’origine con pochi telefoni in funzione solo per un paio di ore al giorno.
Facciamo pertanto appello all’associazionismo democratico del calatino, agli enti locali realmente solidali con i nuovi cittadini migranti e soprattutto ai media (ai quali nel villaggio degli aranci è negato l’accesso) a vigilare e ad accendere i riflettori sulle quotidiane ingiustizie che subiscono i migranti per impedire che il rispetto dei diritti dei richiedenti asilo venga affrontato come un problema di ordine pubblico, dimostrando ancora una volta che il sonno della ragione genera mostri.

 

 

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4 thoughts on “Riprende la lotta nel “Villaggio della Solidarietà”

  1. «Se l’Europa è una fortezza, e per molti una prigione, l’Italia può essere peggio di un incubo: può essere un brutto risveglio. Qualcosa da cui non puoi uscire. Una cintura militare fatta di armi, diritti negati, omicidio, carcere, tortura, disegna i confini attuali di tutta l’Europa, quelli che devono garantire il benessere di chi è all’interno. Questa è l’Europa. L’importante è che il meccanismo non sia troppo vistoso. L’importante è che tutto sia fatto prima che il nostro sguardo li intercetti. La frontiera non è più un luogo: è una colpa, una condanna, qualcosa che chi ha avuto la sfortuna di incontrare non si toglierà mai più di dosso».

    Un libro coraggioso e provocatorio sulle violazioni dei diritti a danno di migliaia di migranti, storie di donne e uomini respinti da un continente intero. Donne e uomini a cui si nega accoglienza, su cui si spara alle frontiere d’Europa, donne e uomini rimpatriati in base ad accordi bilaterali poco trasparenti e spesso riconsegnati alle tragedie e ai carnefici a cui tentavano di sfuggire, donne e uomini a cui viene rifiutato lo status di rifugiati o anche solo la possibilità di avere un lavoro e una casa. Donne e uomini le cui vite dannate segnano la fine ingloriosa di una civiltà giuridica, quella delineata nei trattati internazionali, come la Convenzione di Ginevra o la Carta dei Diritti dell’Uomo, con cui il nostro mondo tentava di darsi un profilo migliore dopo le guerre mondiali.
    Insieme, in queste pagine, troveremo i dati del primo rapporto complessivo sul tema del diritto d’asilo in Europa commissionato da Caritas e Fondazione Migrantes, i dati delle istituzioni internazionali e delle organizzazioni non governative, l’operato dell’agenzia Frontex, le fonti del diritto internazionale, un glossario, un vademecum di buone pratiche, un vero e proprio manuale per ottenere il rifugio politico o per dare aiuto a chi richiede asilo e una rassegna degli accordi bilaterali tra gli Stati per la riammissione dei migranti.

    http://www.laterza.it/index.php?option=com_laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788842094395

  2. Una giornalista è riuscita a entrare nella grande “gabbia” del Centro di identificazione ed espulsione di Palazzo San Gervasio (Basilicata) dove il ministro Maroni ha vietato l’ingresso della stampa. Un video girato dagli immigrati dietro la rete di acciaio a maglie strette: i tentativi di fuga, gli scontri con la polizia.
    Vivono circondati da reti alte cinque metri nell’attesa di un rimpatriato forzato. Sono i 57 tunisini del Centro di identificazione e di espulsione temporaneo di Palazzo San Gervasio, in provincia di Potenza. Dovrebbero essere ospiti, invece sono come animali in gabbia. Ecco l’altra faccia degli sbarchi a Lampedusa nel video inedito che gli stessi protagonisti hanno girato.
    http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/06/10/news/guantanamo_italia-17492661/

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