Referendum 12-13 giugno: sì ai Comitati, no ai Partiti

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico “Vetustissima et Iucundissima”

2011.05.19 – La riuscita dei referendum ci sarà se verrà superato l’ostacolo del “quorum”, cioè la partecipazione al voto di più della metà degli aventi diritto. Per questa ragione consiglio quanti si stanno dedicando alla campagna d’informazione referendaria di prediligere messaggi e immagini che non contengano nessun simbolo di partito, a prescindere se personalmente si riconoscono o militano in quel partito. Ogni simbolo di partito che si intrufola nella campagna referendaria ne mette in discussione la trasversalità. Un simbolo di partito può funzionare da attrattore per chi apprezza quel simbolo (di sicuro meno del 50% degli elettori) ma allo stesso tempo può respingere chi quel simbolo non apprezza (di sicuro più del 50% degli elettori), il che significa un danno grave proprio laddove il sistema referendario definito dalla Costituzione è più fragile, cioè il raggiungimento del “quorum”.
I dirigenti o militanti di partito potranno ribattere che hanno il diritto di sostenere i referendum “a viso aperto” – cioè con la propria bandiera ben visibile – anche perché, a loro dire, hanno fatto sacrifici per raccogliere le firme. A questa obiezione rispondo che il contributo di lavoro effettivo portato da ciascun partito non è quantificabile con certezza e al contrario ogni partito rischia di appropriarsi del lavoro che hanno fatto persone che a quel partito non appartengono, determinando così un ulteriore danno che si aggiunge alla messa in pericolo del quorum: un danno alla verità dei fatti.
Altra obiezione: i partiti spendono dei soldi per stampare manifesti, comprare spazi pubblicitari ecc. a sostegno dei referendum. In realtà queste spese rientrano nella normale autopromozione che ogni partito fa pro domo sua, stavolta cavalcando il tema referendario che gode di una certa popolarità.
Confondere tali comportamenti con atti di generosità è un errore, tralasciando poi in questa sede la considerazione che i soldi spesi dai partiti derivano dai rimborsi elettorali e sono quindi denaro pubblico che è stato messo a loro disposizione.
Nella campagna a sostegno dei referendum la vera generosità si dimostra lasciando da parte le bandiere particolari e mettendo il proprio tempo al servizio di un simbolo che accomuna, cioè quello del Comitato Nazionale che ha promosso il referendum.
Per concludere con un esempio concreto, a Mineo tra il 2009 e il 2010 è stata messa in atto una intensa campagna di sensibilizzazione e di raccolta firme per la modifica dello Statuto comunale e per i referendum sull’acqua pubblica. Sebbene in un primo momento l’iniziativa sia partita dalla “Sinistra Menenina”, subito si è compreso che per allargare le collaborazioni era meglio operare come singoli cittadini nella cornice del Comitato Cittadino “Acquabenecomune”. Così facendo c’è stato tanto aiuto in più, tante firme in più e il successo del voto unanime in Consiglio Comunale a favore della modifica dello Statuto, voto favorevole che ha incluso anche i rappresentanti locali del Pdl in difformità rispetto alle indicazioni del loro partito.

Per i referendum 12-13 giugno: SI AI COMITATI, NO AI PARTITI

 

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