A Ramacca si vota – consigli per gli acquisti

 

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

2011.05.07 – Dunque, a meno di un mese dal voto, i candidati alla carica di sindaco per Ramacca sono quattro. In questa sede si procederà all’esposizione di alcuni criteri di scelta che portano a favorire un nome – con liste e partiti che lo accompagnano – a svantaggio degli altri tre.
Se lo sciagurato “Villaggio della Solidarietà” che sta trasformando i circostanti borghi in borgate, periferie degradate di una metropoli che non c’è, dovesse avere un peso nell’opinione pubblica locale e nella formazione del consenso a queste elezioni amministrative per un comune del Calatino – e a mio parere, dovrebbe –, un primo elemento di giudizio è la condotta avuta al riguardo da parte degli attuali candidati.
Chi oggi, dopo quel che è successo e che ancora attende di mostrare il suo peggio, osa presentarsi agli elettori di queste terre in compagnia del simbolo del Pdl e con il nome di Berlusconi, ricordi la fatidica “calata degli unni” – Berlusconi, Maroni e Pizzarotti – in quel nefasto giorno di metà febbraio quando si decise d’autorità la creazione di “Librino 2”, un triste ghetto che tanto affligge chi vi è stato confinato e questa parte del Calatino. Dunque il suo slogan elettorale potrebbe essere: “Eleggetemi sindaco, nel nome del nostro Presidente del Consiglio che disprezza e non tiene in nessun conto i sindaci e le amministrazioni locali”. Suona bene, vero? Con funzione di “sponsor” c’è anche il deputato regionale Pdl Salvo Pogliese candidato alla carica di assessore. A parte la trovata poco credibile, i cittadini di Ramacca ricordino queste sue parole: “Il Residence degli aranci è una struttura di primo piano con tutte le caratteristiche per svolgere alla perfezione il compito d’accogliere i migranti, la ritengo quindi un’ottima soluzione.” (20 febbraio 2011).
Poi c’è Malgioglio, sindaco uscente. Seppure senza grande spirito d’iniziativa, ha espresso la propria volontà contraria allo sciagurato progetto di cui sopra e questo è senz’altro un fatto positivo. Inoltre, pare che abbia operato in questi anni per un risanamento del bilancio comunale. D’altra parte ha espresso un programma abbastanza vago e dall’incerta sostenibilità economica, perciò a forte rischio di rimanere inattuato per mancanza di risorse.
Il Partito Democratico corre da solo e propone un candidato che è già stato sindaco dal 1993 al 1998. Chi vota seguendo l’appartenenza al partito e ha un orientamento di sinistra o centro-sinistra potrebbe dare a lui un consenso senza ulteriori pensieri, ma credo che nella fase attuale, e soprattutto per quanto riguarda le amministrazioni locali, non ci si possa accontentare dei simboli. Tra l’altro il Partito Democratico in Sicilia è da tempo in una condizione di incertezza per la non convinta adesione al governo regionale di Lombardo e eventuali cambiamenti nella compagine regionale potrebbero avere contraccolpi a tutti i livelli, come è stato in questi mesi per le giunte Pdl-Mpa spaccate a seguito della crisi in Regione.
Rimane, allora, un candidato. Espressione del Movimento per le Autonomie e di due liste civiche, Giampiero Musumeci ha la stessa età del sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Potrebbe raccogliere, oltre ai consensi dei simpatizzanti del suo partito, anche il “voto utile” da sinistra e tutto il voto moderato che non è rimasto soddisfatto della sindacatura di Malgioglio ma rifiuta di seguire ancora gli uomini del Cavaliere verso l’abisso.
Elettore sovrano, a te la spada.

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