Emergano al più presto la voce e la volontà dei deportati di Mineo

2011.05.02 – Non sono buone le notizie che filtrano attraverso la censura intimidatoria su quel che succede nel villaggio: accadono eventi gravi come un tentato suicidio e il rogo doloso di un deposito dentro la struttura, ma c’è anche una quotidianità fatta di disagi, abusi e prepotenze. Con cinquanta euro al giorno a persona la Croce Rossa distribuisce pasti miseri, da fame. Chi chiede un po’ di cibo in più viene allontanato con rabbia e minacciato di ricevere bastonate al posto del pane.
Perché gli ospiti del villaggio sopportano pazienti invece di ribellarsi? In parte per paura, la stessa paura che li vorrebbe tenere lontani dagli attivisti che stanno lavorando per portare aiuto concreto, assistenza legale e conforto psicologico. In parte perché credono che comportandosi bene, cioè porgendo sempre l’altra guancia e evitando di “compromettersi con la politica”, i loro diritti verranno riconosciuti, primo fra tutti il permesso di soggiorno che tante volte gli è stato promesso. Non sono pratici di come funziona la democrazia in Italia ma presto dovranno rendersi conto che senza lottare, uniti e determinati, verranno lasciati marcire nel “ghetto che non c’è” per ancora chissà quanto tempo.
Per tutti – a parte gli speculatori del “tanto peggio, tanto meglio” che riescono a guadagnare pure dalle disgrazie – è prioritario l’impegno per la trasformazione delle tensioni e dei disagi in una protesta organizzata, che avvenga nelle forme pacifiche della non violenza.
L’alternativa consiste nello scenario davvero poco desiderabile di una guerra tra poveri nel Calatino.

Leone Venticinque per il Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”

 

Scheda sul mega-“Cara” spa di Mineo

Per l’accoglienza, la Croce Rossa incasserà tre milioni di euro al mese. La proprietaria dell’area 360mila. Più di 20 milioni solo per il 2011. Senza contare gli stipendi. Tutto a carico del contribuente. Per Berlusconi e Maroni sarà il simbolo in Europa dell’accoglienza rifugiati made in Italy, ma è solo che la riproposizione sul fronte migrazione del modello Emergenza S.p.a., con ingenti flussi di denaro pubblico a favore dei soliti noti. Si tratta del residence di Mineo (Catania), piccolo centro agricolo nel cuore della Sicilia, che prima ospitava i militari USA della base aeronavale di Sigonella e dove adesso sono deportati i richiedenti asilo (in parte sradicati da precedenti percorsi d’inserimento ed in parte fuggiti dalla guerra in Libia) ed alcune centinaia di giovani tunisini arrivati in Italia prima del 5 aprile. Ibrido giuridico, a metà strada tra un CARA (centro accoglienza per richiedenti) e un CIE (struttura di detenzione per l’identificazione e l’espulsione degli “irregolari”), il residence della solidarietà di Mineo sarà l’inesauribile pozzo di san Patrizio per holding paramilitari, cooperative clientelar-sociali e prestigiosi signori del cemento.
Le associazioni siciliane antirazziste hanno già fatto le prime stime dell’affaire. Agli enti che gestiscono i CARA sparsi sul territorio nazionale, il governo versa un contributo che fluttua dai 40 ai 52 euro al giorno per ogni richiedente asilo. Considerato il numero degli “ospiti” di Mineo (già sono 2.000), gli incassi per la mera gestione accoglienza oscilleranno mensilmente dai 2 milioni e 400 mila ai 3 milioni di euro. A beneficiarne sarà la Croce Rossa Italiana, individuata dal Commissario straordinario per l’emergenza immigrati, il prefetto di Palermo Giuseppe Caruso, senza l’indizione di un bando ad evidenza pubblica e la presentazione di un piano dei servizi da gestire. “Sino al 30 giugno 2011, la CRI impiegherà fondi propri destinati alla gestione delle situazioni di emergenza”, precisa il dott. Caruso. Per i restanti sei mesi coperti dal decreto anti-sbarchi ci penserà però il contribuente. Conti alla mano un gruzzolo che a fine anno potrebbe oscillare tra i 14 e i 18 milioni di euro. Pensare che l’accoglienza diluita nei Comuni di mezza Italia, grazie alle reti solidali di enti e associazioni (il cosiddetto sistema Sprar), pesa pee circa 22 euro al giorno per rifugiato. Con il vantaggio che si tratta in buona parte di esperienze con forti ricadute sull’economia e l’occupazione locale, come ad esempio accade a Riace, paesino della provincia di Reggio Calabria, riconosciuto internazionalmente come modello d’integrazione cittadini-migranti; ricordiamo che i sindaci della Locride si erano offerti di dare accoglienza nei loro paesi a 500 migranti, ma non hanno ricevuto risposta dal ministro Maroni.
A Mineo, invece, si dovrà sperare sulle “pressioni” del presidente della Provincia di Catania e coordinatore regionale del Pdl, Giuseppe Castiglione, perché la Croce Rossa affidi la gestione di alcuni servizi del villaggio alla miriade di cooperative locali, in buona parte riconducibili al potente consorzio Sol.Co. di Catania interessato da tempo a mettere radici nell’ex residence USA. In fondo si tratterebbe di versare una piccola tassa, ottenendo in cambio il consenso all’operazione dei politici e degli amministratori del luogo. Una fabbrica di soldi e di voti, dunque, il moderno ghetto per rifugiati e deportati. Oramai i sindaci del calatino hanno sospeso l’opposizione al centro di Mineo, accontendasi di qualche briciola e del vergognoso “patto territoriale sulla sicurezza” con inutili sistemi di video sorveglianza.
Il vero affare, quello meno trasparente, è tuttavia quello relativo ai canoni che saranno pagati dal governo per l’utilizzo delle 404 villette presenti nell’infrastruttura. Invece di dirottare i migranti verso le numerose strutture pubbliche dismesse (come ad esempio la ex base missilistica di Comiso, già utilizzata per l’emergenza Kosovo nel 1999), il duo Berlusconi-Maroni ha imposto che il mega-CARA “d’eccellenza” trovasse posto in quello che strumentalmente è stato definito “ex villaggio NATO” ma che in verità è di proprietà della Pizzarotti S.p.A. di Parma, una delle principali società di costruzioni italiane, contractor di fiducia delle forze armate USA (lavori nelle basi di Aviano, Camp Darby, Vicenza e Sigonella). I manager dell’azienda chiedevano allo Stato un contratto di locazione per una durata non inferiore ai 5 anni, ma il Prefetto-Commissario Giuseppe Caruso ha preferito emettere un’ordinanza di requisizione della struttura sino al 31 dicembre. Contestualmente è stata affidata all’Agenzia Territoriale del demanio di Catania la valutazione dell’indennizzo per la Pizzarotti, che per legge non potrà essere inferiore ai valori di mercato. Quanto? È presto fatto. La Marina USA pagava alla società un canone annuo di 8 milioni e mezzo di dollari, più le spese per la gestione dei servizi all’interno del villaggio. Anche a limitarsi all’accattivante offerta fatta direttamente alle famiglie dei militari dopo la rescissione del contratto con il Dipartimento della difesa (900 euro al mese a villetta), alla Pizzarotti non andrebbero meno di 363.000 euro al mese, moltiplicato per i 10 mesi coperti dal decreto di emergenza. Più il canone per l’utilizzo degli altri immobili (uffici, mense, strutture commerciali, palestre, campi da tennis e football, asilo nido, sala per le funzioni religiose e 12 ettari di spazi verdi). Solo per il 2011 il Grand Hotel di Mineo “Deportati & C.” costerà così non meno di una ventina di milioni di euro, senza includere gli stipendi e le indennità missione di oltre un centinaio tra poliziotti, carabinieri e militari dell’Esercito. Un colossale sperpero di risorse in nome della guerra santa alle migrazioni.
Nelle scorse settimane abbiamo organizzato numerose iniziative di fronte al villaggio degli aranci per socializzare con i migranti e monitorare attraverso avvocati e medici il rispetto dei loro diritti, purtroppo una richiesta d’ingresso consegnata in Prefettura il 23 marzo scorso ha ricevuto un esplicito diniego. Oramai la conoscenza della condizione di vita dei migranti è top secret alle associazioni solidali ed alla stampa. Cosa c’è da nascondere? La reale quantità degli “ospiti”? La pessima qualità del cibo? L’efficienza dell’assistenza sanitaria?
La giornata del 25 aprile sarà un’altra occasione per consolidare i nostri legami umani e politici con i migranti.

Rete Antirazzista Catanese, Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella
via Caltanissetta 4 Ct (alfteresa@libero.it)

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