Alcune considerazioni su Mineo, razzismo e guerra

di Alfonso di Stefano

2011.04.27 – Finito il terzo presidio a Mineo con un altro riscontro incoraggiante per la partecipazione dei migranti, un po’ meno per gli indigeni , penso sia necessaria una riflessione sul lavoro svolto, sul contesto regionale e sullo stato di salute su ciò che rimane del movimento antirazzista e del “movimento” antimilitarista.
Come per Cassibile l’esperienza ci ha insegnato che una situazione o si prende di petto, nonostante le scarse disponibilità umane o si attende che “maturino le condizioni” negli anni e/o decenni.
Sin dal 1° marzo ci siamo ostinati a costruire iniziative, in una prima fase di testimonianza, poi sempre più partecipate. A Mineo pensiamo che con il convegno sull’accoglienza del 19 marzo, grazie ai contributi di Antonio Mazzeo e di Domenico Lucano, sindaco di Riace, si sia iniziato a proporre in positivo un percorso di reale accoglienza dei migranti nei territori; purtroppo il fronte avversario è riuscito a fagocitare la confusa, fragile ed eterogenea opposizione dei sindaci del calatino con qualche briciola per i futuri appalti. Da allora la visibilità mediatica di Mineo è progressivamente diminuita, addirittura nessuno ha parlato dell’incendio, il 13 aprile, di un camion della CRI, così come dell’arrivo di oltre 400 tunisini, arrivati in Italia prima del 5/4, nella stazione centrale di Catania , scaglionati 60 al giorno, intenzionati ad attraversare l’Italia per raggiungere la Francia. Pochissimi tunisini avevano il denaro per i biglietti e nonostante quelli provenienti dal Cara di Caltanissetta avessero nel passaporto il timbro della Prefettura con su scritto “titolo di viaggio gratuito”, in tanti sono stati costretti a viaggiare solo nei treni regionali in balia della soggettiva disponibilità di qualche controllore o della polizia ferroviaria. In fondo bastava fare qualche treno straordinario per Roma, ma visto che il trattenimento giornaliero nel megaCara di Mineo, ci costa tanto quanto un biglietto per Roma, i brillanti tutori dell’ordine hanno preferito continuare a dilapidare ingenti risorse pubbliche sulla pelle dei migranti; ma questo è un capitolo controverso visto che il registro delle presenze nel Cara è troppo “elastico”, si parla di oltre 2000 presenze, ma chi c’è stato ne riscontra circa la metà.
Come temevamo la presenza massiccia di richiedenti asilo di varie nazionalità, nell’estenuante attesa che s’insedi la commissione esaminatrice di Siracusa, nella noia dell’assenza di rapporti con il territorio, nell’impossibilità di un’assistenza legale, visto che mancano addirittura internet e fax, a volte sfocia in prevaricazioni personali e/o nazionaliste.
Non sono pochi i parlamentari che visitano il megaCara, ma casualmente si bevono tutti le versioni ufficiali, evitando accuratamente di relazionarsi con le realtà che in questi mesi sono riuscite a costruire un rapporto con i migranti, idem dicasi per certi convegni/passerella .
La situazione di Mineo, come abbiamo denunciato, è parte di un laboratorio europeo di nuove politiche segregazioniste per i richiedenti asilo, all’interno di un contesto da “shock economy” modello L’Aquila: creare ed ingigantire l’emergenza per intervenire in deroga alle leggi ,per favorire la cricca della Protezione Civile, la CRI ; qualche briciola resta anche per “cooperative locali” con buoni padrini politici e persino per qualche soggetto impresentabile.
Per tutto ciò pensiamo che il caso Mineo, sia parte di una sadica regia leghista che mira a colpire soprattutto il Meridione con devastanti e costosissimi interventi (alla faccia dei tagli alle spese sociali) per attizzare nuove guerre fra poveri (fra locali e migranti, fra richiedenti asilo e tunisini); 21 sindaci della Locride si erano offerti di accogliere nei loro paesi, sul modello Riace, 500 migranti (con costi dimezzati), ma Maroni non ha neanche risposto, troppo impegnato a creare nuove emergenze.
La cosa che mi preme di più sottolineare è l’atroce e deprimente rimozione della tematica antimilitarista, a 30 anni dalla nascita in Sicilia del più grande movimento pacifista europeo, quello contro gli euromissili a Comiso.
Che certi sinistri sappiano fare il loro mestiere di opportunisti c’era da aspettarselo, ma per chi ha a cuore la lotta per un altro mondo possibile e non ha archiviato l’entusiasmante stagione di Genova 2001, la centralità della battaglia per la smilitarizzazione della Sicilia e di Sigonella (grazie anche al prezioso contributo di controinformazione di Antonio Mazzeo) non solo non può essere rimossa, ma deve essere urgentemente rilanciata, nel momento in cui dalle basi militari si semina sempre più morte in Nordafrica.
Faccio appello a ridefinire le coordinate politiche del movimento antirazzista partendo dalla considerazione che la guerra neocoloniale in Libia e la guerra ai migranti con i naufragi, i respingimenti ed i centri di detenzione sono 2 facce della stessa medaglia; dovremmo pertanto riprendere a costruire reali sedi unitarie di confronto e d’iniziativa a livello regionale.
Nel ricordo di Vittorio Arrigoni restiamo umani e manteniamo almeno la forza delle nostre ragioni.

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