Lettera da Mineo (2)

 

di Leone Venticinque, per il Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”

2011.04.29 – Ciao Genni, come va? L’iniziativa del 25 aprile davanti al Villaggio è andata bene, però in generale mi sembra che stiano diventando sempre più cose da “addetti ai lavori”, per varie ragioni.
Se anche la durata è la forza delle cose, tutte le comparsate dei partiti non hanno fatto bene alla campagna contro il ghetto di Mineo, perché hanno portato solo opportunismo e inconcludenza. Allo stesso modo l’attenzione di media e stampa: è comodo quando ci sono perché sembra che tutto “venga da sé” ma poi quando si allontanano è molto faticoso riacciuffare l’argomento dall’oblio. Io ci sto provando, raccolgo tutto quel che trovo che ancora ne parla (di particolare pregio il video con le interviste ai migranti) ma è ormai chiaro che gli unici a poter fare qualcosa di significativo sono gli ospiti del villaggio.
Per come la vedo io, ci sono due alternative. Da una parte si lavora per mettere insieme una rappresentanza interetnica in grado di comunicare con l’esterno senza mediazioni, raccontare tutto quello che succede là e definire una linea di azione con l’obiettivo di superare le congenite inadeguatezze di quella nuova forma di ghetto. La seconda alternativa è davvero poco rassicurante, ma è la condizione nella quale ci troviamo: sotto l’apparente indifferenza i disagi e le paure si trasformano in angosce, incubi e paranoie. Crescono ogni giorno e sono pronte a saltare fuori alla prima occasione, pretestuosa o vera, travolgendo con l’odio assoluto quel poco che finora la civiltà meridionale era riuscita a offrire agli ospiti imposti e resi “scomodi” dall’incapacità di chi li ha gestiti – ancora dei bus nessuna traccia – in questi mesi.
Il sindaco di Caltagirone aveva parlato fin dall’inizio di “bomba a orologeria”. Ha cambiato idea? Si è costruito un bunker personale e aspetta che la bomba esploda per vedere di nascosto l’effetto che fa? Di recente aveva scritto in proposito che “siamo nelle mani di nessuno”, dunque è inutile aspettarsi qualcosa di più e tornano in mente le parole di De André: si costerna, s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità. Polemiche a parte, se è vero che facebook aiuta le rivoluzioni democratiche, attraverso questo mezzo i circa duemila ospiti del villaggio devono in qualche modo riconquistare il diritto all’individualità con nome e cognome, perché ogni giorno rischiano di essere tutti genericamente accusati di chissà quali azioni che forse uno di loro potrebbe commettere.
Non è il momento di essere pigri.

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