Processo del depuratore: “Non se ne parla, io là sotto non scendo”

di Leone Venticinque, per il Laboratorio politico Vetustissima et Iucundissima

2011.04.20 – Nell’udienza di mercoledì 20 aprile 2011 al tribunale di Caltagirone sono stati ascoltati in controesame alcuni testimoni, tutti dipendenti del Comune di Mineo.
Il 10 giugno 2008 Antonio Nolfo era intervenuto al depuratore con il collega Giuseppe Caruso per installare una presa d’acqua potabile vicino alla vasca dove il giorno dopo si è avuto l’incidente. Quel rubinetto doveva servire per pulire. Pulici chiedeva anche l’aggiunta di due tubi nell’interno della vasca, per lo stesso scopo. A tale richiesta Nolfo aveva risposto: “Non se ne parla, io là sotto non scendo”. E spiega anche le sue ragioni: è un ambiente scuro e pieno di sporcizia, ne prova timore e soprattutto non si sente all’altezza, ben sapendo di non avere la preparazione necessaria per un lavoro del genere essendosi sempre occupato di impianti d’acqua potabile; non sapeva cosa vi avrebbe trovato e a che cosa poteva andare incontro. E aveva poi aggiunto: “Se però il lavoro lo posso fare sopra la vasca, senza scendere all’interno, allora lo faccio”. Dunque Nolfo, aiutato da Pulici, solleva la grata che copre la vasca per verificare come quel lavoro poteva essere compiuto. È una operazione non agevole, manca una maniglia, anche operando in due c’è il rischio che la grata cada dentro la vasca: è evidente che chi ha progettato l’impianto non ha previsto che si svolgessero simili operazioni.
A mezzogiorno il lavoro non era finito. Si rimanda, ma non al giorno dopo perché erano previste altre operazioni. E poi avvenne l’incidente mortale.
Interrogato Nolfo racconta di aver seguito corsi di sicurezza sul lavoro, soprattutto dopo il giugno 2008. Uno ci fu nel 2003, per lui e tutti gli altri dipendenti dell’ufficio tecnico del Comune, durato circa tre ore, sull’uso dei dispositivi di protezione per gli operai. In quel corso non era stato affrontato il problema del rischio chimico né in altre occasioni Nolfo era mai stato informato circa i rischi connessi agli impianti di depurazione. D’altronde, stando alla sua testimonianza, nell’impianto c’erano dei cartelli che indicavano la presenza dei pericoli.
Giuseppe Caruso, parlando con il collega Nolfo il giorno 10 giugno mentre lasciavano il depuratore aveva detto di non avere neanche lui intenzione di scendere nella vasca. Tuttavia aggiunge che in presenza di un superiore – nella fattispecie Zaccaria – che si fosse assunto la responsabilità dell’operazione, forse avrebbe accettato di compiere quel pericoloso lavoro.
Un altro dipendente del Comune, Sebastiano Russo, racconta che era presente quando Agrippino Amarù era stato intervistato dal Tg1 e aveva ammesso che già in passato erano stati fatti scendere in quella vasca. In quel momento Russo era subito intervenuto per smentire Amarù davanti alla giornalista, perché gli era stato detto da un collega di tacere questa informazione.
Ultimo testimone dell’udienza è Giuseppe Centamori, che per quattro anni ha lavorato come sostituto di Pulici nei periodi di ferie, ruolo analogo a quello poi svolto da Francesco Mandrà. Nel caso si verificassero problemi al funzionamento dell’impianto, Centamori doveva avvisare telefonicamente Pulici che lo avrebbe guidato nelle operazioni da fare.
Rimangono per il controesame nove testimoni, chiamati alla prossima udienza del 13 maggio 2011, ore 10. Le udienze successive del processo sono state fissate al 25 maggio, 15 e 29 giugno, 15 luglio, tutte alle ore 9. Si dovrà procedere con l’esame dei testi chiamati dai difensori.

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