Il “ghetto della solidarietà” deve essere chiuso

di Leone Venticinque
per il Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”

Al punto in cui è arrivato il problema del ghetto creato dal governo di Roma nel territorio di Mineo, si registra il fatto positivo della riconquistata concordia tra i sindaci dei Comuni calatini, finalmente uniti nella protesta. Il diffuso allarme nella cittadinanza ha portato al superamento delle iniziali diversità di vedute anche tra la gente: oggi è difficile trovare qualcuno che neghi l’esistenza del problema e non veda la necessità di risolverlo al più presto. Occorre perciò occuparsi delle possibili soluzioni, scegliere la migliore e definire quali sono i passi da compiere per raggiungere l’obiettivo prescelto.
Migliaia di persone che ogni giorno vagano per le campagne, le strade automobilistiche e i centri abitati del Calatino senza meta né impiego sono un fattore destabilizzante ad alto rischio. L’incremento delle forze dell’ordine non è la risposta che può ridurre il pericolo entro limiti accettabili, dato che il loro intervento il più delle volte avviene solo dopo che un fatto negativo è già accaduto.
La questione va affrontata e risolta alla fonte, senza ulteriori indugi o deviazioni verso aspetti secondari e di minore importanza. Va fermata l’incontrollata dispersione quotidiana di masse sempre più numerose che al mattino si allontanano dal “ghetto della solidarietà”, con la irresponsabile scommessa che al calare della sera tutti senza eccezioni facciano ritorno e che nel frattempo non ci siano stati incidenti o quant’altro. Questo è un gioco d’azzardo dei più pericolosi, una “roulette russa” in cui l’arma ha un solo colpo a salve e tutti gli altri sono mortali per il giocatore.
Dunque, il “ghetto della solidarietà” deve essere chiuso e archiviato quanto prima tra gli infausti provvedimenti di cui abbonda la memoria politica siciliana e del resto della Nazione.
L’obiettivo della chiusura del “ghetto della solidarietà” è oggi perseguibile per via istituzionale attraverso i vari gradi amministrativi fino all’Esecutivo di Roma. Già una parte della strada è stata percorsa, seppure in modo disordinato: al momento si fa notare per la sua imbarazzata assenza il presidente della Provincia di Catania, finora teleguidato per l’appartenenza al Pdl e tuttora vincolato ad essa tanto da non poter compiere il proprio dovere di rappresentante locale. C’è da chiedersi quanto ancora resisterà, pur sapendo della costante emorragia di consensi e voti che questa forzata apatia gli sta costando. In ogni caso, il livello istituzionale superiore – ossia il governo regionale siciliano – ha già espresso attraverso il governatore Lombardo un punto di vista assolutamente critico sugli atti compiuti a Mineo per volontà di Berlusconi e Maroni, dunque anche qui c’è da registrare una alleanza di fatto con le istanze dei sindaci del Calatino.
E allora da tutti una voce si levi ferma, chiara, potente: il “ghetto della solidarietà” non va riformato, va chiuso senza indugio. Al di là di sensazionali apparenze e spettacolari proclami, l’adunanza popolare convocata per il 27 marzo deve portare a questo risultato.

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6 thoughts on “Il “ghetto della solidarietà” deve essere chiuso

  1. Le adunanze si convocano per presentare delle proposte condivise, e dopo aver sentito o avvertito esigenze, comportamenti e progetti di tutte le parti in causa : migranti,residenti dei luoghi,esponenti governo nazionale ed enti locali.” La chiusura senza indugio ” potrebbe realizzarsi se accompagnata da soluzioni ad un problema ineludibile. E’ una marea umana che si sposta da una sponda all’altra del Mediterraneo per sfuggire alla fame e ritrovare una dignità civile, calpestata e bombardata per l’oro nero. Noi abbiamo il dovere di prospettare loro un’alternativa alla fuga.

  2. Le soluzioni sono state in qualche modo proposte al governo: una prima mappatura fu fatta dalla Protezione Civile siciliana individuando tutti i comuni e i siti dove spalmare i rifugiati. Ci sono strutture in tutta Italia in grado di accogliere, in gruppi piccoli, oltre 2000 rifugiati. Ci sono dei progetti SPRAR che lo stesso ministero ha ritenutto accoglibili ma non finanziabili per mancanza di fondi: potrebbero immediatamente essere attivati con costi di almeno un terzo inferiori di quelli previsti per il villaggio. Perchè tutto questo non si è messo subito in movimento?

  3. Assurdo! Caro Leone le tue parole mi fanno rabbrividire.
    Vorrei ricordarti che stiamo parlando di PERSONE! Non di cose.
    Dentro al Ghetto ci stanno le Persone, noto con piacere che utilizzi i nostri stessi termini, ma noi dobbiamo aiutare le Persone ad uscire dal ghetto e nel migliori dei modi.
    Le Persone che vagano per le campagne e le strade automobilistiche le togli mettendo l’autobus!

    Smettiamo di fomentare la Paura e la xenofobia!

    Non copriamoci di ridicolo, vi prego.

  4. Ma ancora con questa sicurezza?? A me sembra che certa gente petenderebbe di rendere veramente il Residence un ghetto, facendo in modo che NESSUNO vi possa minimanete uscire. Solo così si sentirebbe sicura. Ma finitela!! piuttosto, mettiamo degli autobus, togliamo il pericolo della gente in strada e, finalmente, invece di guardare dall’altro in basso PERSONE la cui unica colpa è quella di essere EXTRACOMUNITARIA (omioddio, peggio dell’AIDS) cerchiamo di diventare ESSERI UMANI anche noi. In psicologia sociale si studia che il pregiudizio è sì FISIOLOGICO poichè la mente umana deve pensare per categorie sennò arriva il caos MA anche IMMOTIVATO, PERSISTENTE anche alla luce di nuove conoscenze e PRESENTE fin dai primi anni di età. Quantomeno evitiamo di trasformare il pregiudizio in discriminazione. Ed EVITIAMO, cortesemente EVITIAMO, di alimentare sentimenti negativi che nuocerebbero in primis a noi menenini. ma si sà, il saggio indica la luna e lo stolto guarda il dito!

    Vi consiglio vivamente questo libro: Dal Lago A., Non-persone. L’esclusione dei migranti in una società globale, Milano, Feltrinelli, 1999.

  5. Battezzo il mio primo commento in questo forum concordando in pieno l’analisi di Leone. Anzi rincaro la dose dicendo che chi banalizza la questione ad una mera guerra tra popoli a mio avviso non ha capito niente.
    Qui non si tratta di protestare contro il nord-africano di turno limitando il suo raggio di azione, ma la nostra attenzione credo debba essere rivolta alle politiche nazionali sull’immigrazione.
    E’ evidente che la soluzione del residene/lager degli aranci è tipico della politica italiana di risolvere le questioni in maniera approssimativa, senza un reale progetto di sistemazione dei profughi. Quello che alle luci dell’alba doveva essere una sistemazione temporanea nell’attesa di un trasferimento nelle sedi opportune, rischia di diventare una Lampedusa 2.
    Ritengo che auspicare un’ordinata risoluzione del problema profughi a livello nazionale (se non addirittura Europeo), sia molto meno razzista di limitarsi a concede un pulmino per salire al paese.
    Cordialmente

  6. Mi lascia perplessa sentire, chi più chi meno, parlare di masse, di esodo, di problema sicurezza e mai di persone, di ragazzi disperati che vengono trattati come pacchetti postali: “50 li, 40 qui, no meglio 2000 a Mineo, no ma come? tutti qui da noi no! meglio sparpagliarli un pò qui e un pò là”.

    Dal nostro governo me lo potevo aspettare, insomma maturità e tolleranza non sono mai stati cavalli di battaglia di Berlu e meno che mai della Lega.

    Ma da noi no. Da chi ha vissuto l’emigrazione e l’emarginazione sulla sua stessa pelle no.

    A Mineo ci sono persone che in questo momento fanno invidia a Borghezio (e non è proprio una cosa di cui vantarsi): parlano di picchiare(e non solo) i disperati che hanno ammassato al villaggio, persone che hanno la sola colpa di essere nati sulla sponda sbagliata del mare.

    Se ci si deve arrabbiare con qualcuno meglio farlo con il governo, la regione, la provincia, il prefetto e anche con i rappresentanti dei comuni per la gestione disastrosa del flusso in mare dei migranti prima e dell’accoglienza organizzata “a muzzu” poi.

    Umanamente non posso dire chiudeteli li o rimandateli a casa loro: scappano dalla fame, dalla disperazione, dalla violenza in cerca di un futuro, di pane e di pace.

    Esattamente come molti menenini negli anni ’50 scappavano dalla fame. Esattaemnte come tanti miei coetanei scappati al nord (nord Italia o nord Europa non cambia molto) in cerca di un futuro dignitoso.

    L’emergenza sicurezza è stata creata non dagli immigrati ma dagli italiani: dare a questa gente la possibilità di crescere e di integrarsi è fondamentale, far capire ai menenini(e ai grammichelesi, ai calatini…) che se su 2000 persone ci sono 5 o 6 cretini che creano problemi non vuol dire che siano tutti degli avanzi di galera è ugualmente importante.

    Lasciate 2000 persone giovani in mezzo al nulla a non fare niente e avremo una bella guerretta civile homemade. E’ inevitabile ed è colpa nostra.

    L’emergenza sicurezza può anche far comodo ai politicanti da strapazzo perchè la paura e il finto pugno forte genera consenso.

    Se per primi i cittadini non si mobiliteranno per aiutare questi ragazzi nessuno di coloro che ci governa si prenderà la briga di muovere seriamente un dito per risolvere il problema. Ai politicanti la situazione conviene e questo è meglio non dimenticarlo…

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