Intervento del Comitato Cittadino “Calatino solidale per davvero” al Consiglio Comunale di Mineo

Nel corso della seduta straordinaria del Consiglio Comunale di Mineo lunedì 21 febbraio 2011 è intervenuto Leone Venticinque in rappresentanza del Comitato Cittadino di Mineo “Calatino solidale per davvero”. Qui di seguito il testo integrale dell’intervento.

La raccolta firme è proseguita in questi due o tre giorni così frettolosi, in cui siamo stati un po’ “investiti” da questo flusso di notizie, ma non è finita, perché c’è un appuntamento domani mattina, che non sarà qui su, a qualche metro di altitudine e di distanza da ciò che visto da qui sembra un piccolo problema ma per chi vive ogni giorno sulla Piana e ci lavora è molto più vicino. Io non ho la delega da parte dei firmatari per esprimere il mio punto di vista e non lo farò. Quello che però posso portare ai firmatari stessi e al Consiglio Comunale è una sintesi di ciò che, nel raccogliere una firma alla volta parlando con una persona per volta, in questi giorni è stato il pensiero, il sentimento di cui io mi sono fatto “registratore”, oltre che della firma sulla carta. I pensieri sono due. Uno è stato in qualche modo rappresentato: si dice che c’è la paura, c’è il timore, c’è un’incertezza. Ora, finché il mezzo civile del confronto permette di dare ancora spazio alla parola per esprimere le paure siamo in una condizione buona, direi, perché anche nel nostro Paese altri territori, altre latitudini ci dimostrano come le intolleranze siano prodotte anche dalla paura, non credo da un “piacere dell’intolleranza”. Non credo che ce l’abbia mai nessuno il piacere del razzismo o il piacere dell’intolleranza: sono delle paure che non trovano altro sfogo. Questa paura c’è e forse è di intensità maggiore di quanto il Consiglio Comunale non sia riuscito a esprimere nelle persone che hanno parlato.
Ma con la paura non si costruisce nulla, non si costruisce l’accoglienza, non si costruisce l’inclusione, non si costruisce neanche l’armonia. Il problema è nell’azione, che concretamente dopo la raccolta firme può aspirare a incidere, rispetto a chi dice che i giochi sono stati fatti, che quando arriva un “peso massimo” della politica o dell’economia che parla e fa affari con un altro peso massimo possiamo solo starcene a casa e il discorso è finito lì. Personalmente non sono d’accordo e credo che molti non siano d’accordo. L’appuntamento di domani mattina è al residence, davanti al residence per permettere a tutti di constatare in prima persona. Mentre aspettiamo le risposte, mentre aspettiamo altre informazioni, mentre aspettiamo di saperne di più, concretamente le cose vanno avanti lo stesso perché non c’è stato dialogo fin dall’inizio, signor Sindaco, e non è che c’è da aspettare le risposte – da questo punto di vista – con fiducia. Credo che la Sua fiducia negli interlocutori sia stata un po’ scossa quel martedì mattina quando Lei ha dovuto prendere quest’iniziativa, quasi che un sindaco fosse una figura superflua. Non credo che Le abbia fatto piacere, personalmente e come istituzione.
Questo appuntamento è stato indetto da due partiti, il Movimento per le Autonomie e il partito di Fini, Futuro e Libertà. Non credo che ci sia più di tanto da prendere le distanze o le vicinanze con quanto ognuno di noi poi vota o non vota, pensa, quanto è di sinistra e quanto è di destra. Allo stato dei fatti questo è l’unico appuntamento, è l’unica prospettiva di rappresentanza diretta – democratica, civile – di un dissenso che questo paese ha espresso singolarmente e collettivamente in maniera molto chiara.
C’è un’ultima cosa che vorrei dire, un altro pensiero non mio ma delle persone con cui ho parlato. C’è sempre la necessità di un “piano B” quando le cose non si mettono nel modo migliore. Qual’è il piano B nel caso in cui effettivamente tutto proceda senza tener conto della contrarietà che con vari modi è stata espressa anche qui? Il piano B è “riduzione del danno – massimizzazione del beneficio”, ossia: cosa significa avere un cantiere, un cantiere umanitario, una situazione comunque di nuovo impiego di strutture eccetra, e accoglienza di persone in quel luogo nel territorio del Comune di Mineo? Significa che bisognerà provvedere a tante cose, a tanti bisogni e a tante necessità operative perché il luogo va anche riadattato e ristrutturato. Ora, su questo, come dall’alto possono venire le decisioni, dall’alto possono anche venire tutte le decisioni sul lavoro, su tutto il lavoro che c’è. Chi può lavorare, per portare un po’ di beneficio – quantomeno a livello compensativo – nel territorio? Non credo che con quegli interlocutori noi possiamo aspettarci automaticamente una tranquilla considerazione del fatto che la realtà economica di Mineo ne potrebbe beneficiare con le aziende, con gli operatori sociali, con chi è insegnante e può fare un corso di lingua, con chi è addetto alla sicurezza e può aiutare il pattugliamento dei militari nelle campagne, anche per diminuire quel senso di paura. Non credo che possiamo aspettarci questa considerazione da chi non ha neanche invitato un sindaco.
Quindi, operativamente, credo che come fece il sindaco di Comiso a suo tempo quando ci fu un’altra emergenza di questo tipo, l’esigere – come dato di accettazione o di minor contrarietà a questo progetto – che venga inclusa tutta la forza lavorativa che questo paese ha per dare anche uno sbocco in questo senso alla possibilità di accoglienza che il territorio è chiamato d’ufficio a dare sia – almeno questo – una cosa che nei prossimi giorni dovrà trovare spazio quando il Sindaco e le nostre Autorità faranno sentire la voce del paese a chi di dovere. In ogni caso questo appuntamento di domani mattina è una forma per uscire da Mineo e per far sentire a tutto il Calatino che la prima popolazione coinvolta non si sente vittima ma vuole essere protagonista di una situazione che la chiama soltanto – finora – a subire delle decisioni dall’alto. Cerchiamo di fargli capire che non siamo fatti di questa pasta. Grazie.

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