Arancia sicula 2011 – Rapporto dal convegno di Lentini

di Leone Venticinque

Al convegno di venerdì 17 gennaio 2011 “Agrumicoltura: superamento della crisi e prospettive” sono intervenuti i principali rappresentanti del settore agricolo in Sicilia. Dall’assessore regionale delle risorse agricole e alimentari ai dirigenti di Cia, Coldiretti e Confagricoltori; poi sindaci della Piana, un sindacalista Cgil dei salariati e altre figure di rilievo che hanno animato il dibattito.

L’assessore regionale Elio D’Antrassi inizia il proprio intervento contro alcuni luoghi comuni: la necessità di esportare per gli agrumicoltori non dipende da una sovrapproduzione rispetto al fabbisogno locale, visto che in molti casi non si riesce a essere competitivi neanche nella stessa Sicilia, che negli ultimi dieci anni è diventata un importatore di generi alimentari (80% di carne, tutto il vino in cartone). “C’è una crisi di identità dell’agricoltura regionale, perché? Perché non si riesce a fare sistema, quindi non si arriva neanche al mercato di prossimità.” Secondo D’Antrassi le difficoltà per ciascun produttore sono determinate in misura principale dai suoi limiti individuali, piuttosto che da fattori di contesto esterni: la crisi non è uguale per tutti, è in atto un processo di concentrazione e di professionalizzazione, i piccoli o si ingrandiscono o scompaiono. L’imprenditore agricolo sbaglia nelle scelte di coltivazione, sbaglia nell’organizzazione dell’azienda e nella ricerca degli sbocchi. Sono aspetti sui quali non si può improvvisare. Le scelte vanno fatte alla luce delle analisi della realtà complessa nella quale ci si trova a operare. L’agrumicoltore deve trasformarsi in agricoltore a ampio raggio, deve diversificare la propria produzione, riconvertire quando necessario, arrivare anche a produrre ciliegie se il mercato lo richiede, piuttosto che uscire dal mercato e perdere le proprie posizioni. La crisi è dunque in primo luogo un problema di modernizzazione dell’impresa, perciò l’assessorato regionale si propone di svolgere una funzione di supporto strategico e si impegna a fornire consulenza su progetti di sviluppo, piani industriali, suggerimenti su cosa coltivare, ecc. In effetti una serie di iniziative di comunicazione sono state svolte in passato – anche a Mineo – dall’agenzia “Sole dell’Etna”, della quale D’Antrassi è presidente. Inoltre l’assessore ricorda gli strumenti disponibili: il microcredito Crias, Ircag e per spese di riconversione. Per quanto riguarda i fondi europei, il problema è culturale e consiste nella difficoltà di collegare le direttive europee con le aziende interessate, per questo motivo rimangono ancora da impiegare il 60% dei fondi nel settore dell’agricoltura. Insomma “oggi si può fare reddito in questo settore, facendo le scelte giuste. Di questo messaggio devono farsi portatori anche gli amministratori locali”.
Gli altri interventi al convegno ricordano problemi vecchi e nuovi e fanno alcune proposte. C’è la crescente minaccia della concorrenza estera a basso costo – da Egitto, Marocco, Spagna – che non viene adeguatamente contrastata attraverso una politica di dazi. La concorrenza è però anche interna al territorio nazionale con crescenti importazioni di agrumi e perfino interna alla stessa Sicilia, se è vero che nelle mense scolastiche siciliane si sceglie di distribuire arance e clementine di Calabria. Aggravano il quadro la caduta di investimenti nel settore, la crisi del credito, la crisi dei consumi che ha colpito anche biologico, Dop e Igp in tutto il continente europeo. Gli effetti si vedono: nella provincia di Siracusa è diminuito il numero delle imprese agricole di piccole dimensioni e dal 2000 a oggi i lavoratori agricoli sono passati da 7.000 a 2.500 senza possibilità di cassa integrazione in deroga.
Sono ben note le conseguenze che la “filiera lunga” ha sul divario tra prezzo al dettaglio e ritorno economico per il produttore. La Coldiretti da tempo si è impegnata sul problema con i mercati degli agricoltori – per esempio proprio a Lentini ogni sabato mattina il mercato degli agricoltori si svolge a Santa Mara Vecchia. Inoltre si sta cercando di trasformare i vecchi consorzi agrari nel centro-nord Italia per farne una rete unica di punti vendita, la “Consorzi agrari d’Italia Spa”.
Alle Istituzioni non si chiede di distribuire qualche soldo senza criterio e senza effetti duraturi. Fino a oggi l’agricoltore si è ridotto a sperare nelle calamità per ricavarne qualche soldo… la domanda ricorrente è stata “sono uscite calamità?”. Piuttosto che far aspettare anni per i “venti sciroccali del 2003” o le “gelate del 2008” questi rimborsi per mancato reddito andrebbero trasformati in sgravi fiscali con decorrenza immediata. Altra scelta sbagliata è stata quella di far arrivare più contributi Ocm alle arance da trasformazione invece che a prodotti qualitativamente superiori mentre al contrario certe produzioni scadenti non dovrebbero arrivare sul mercato, perché disaffezionano i consumatori. Altro errore delle Istituzioni è stato il Metafert, il programma informatico per pianificare le concimazioni che, “se applicato alla lettera, porterebbe alla distruzione di un agrumeto”.
E’ il momento di fare un nuovo piano agrumicolo nazionale – l’ultimo risale al 1998 – per orientare al mercato estero i produttori, la filiera. Si deve essere in grado di aggredire tutti i mercati europei, anche con il marketing perché in Europa i nostri prodotti non sono conosciuti a sufficienza. È necessario che la regione faccia una campagna di comunicazione su tutti i media europei oltre che nazionali e nelle scuole. Quando negli anni scorsi si sono fatte pubblicità sui media nazionali ci sono stati significativi incrementi nelle vendite.
Vanno inoltre riformati i criteri di definizione dei redditi dominicali e agrari, perché fanno riferimento a una redditività agricola degli anni ‘50 e sul piano fiscale determinano costi che oggi non si ripagano con i guadagni. Si dovrebbe anche ritornare a una vecchia abitudine, quella di stabilire tutti insieme la data di commercializzazione delle varie qualità di agrumi, invece di partire alla spicciolata.
Per la zona della Piana di Catania circostante il Biviere di Lentini ci sono infine problemi specifici riguardo all’approvigionamento idrico per le irrigazioni. Il Consorzio di Bonifica è da sette mesi senza corrente elettrica, non riesce a fornire il servizio e costringe gli imprenditori a sostenere spese aggiuntive per l’acqua.

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