I tagli economici al settore culturale in Sicilia

Se la Regione siciliana uccide la cultura

di Antonio G. Pesce

2010.12.22 – La Sicilia vuole il suo Tremonti. Non sappiamo se lo abbia trovato. Di certo, neppure l’originale è immune da colpe. E pare che anche quello siculo, così attento – giustamente – sulle tante attività ‘culturali’ dell’Isola, poi diventi miope su alcuni capitoli di spesa e fondi vari, che hanno il sapore di essere la santabarbara dell’allegra brigata lombardiana alle prossime – assai più vicine di quanto non si pensi – elezioni regionali.
Non si sa ancora se l’esercizio provvisorio durerà tre mesi, come vorrebbe Raffaele Lombardo e la sua maggioranza, o un mese, uno e mezzo al massimo come chiedono le opposizioni. Sappiamo che l’assessore all’economia, Gaetano Armao, ha in tasca una lista di tagli che, se dovessimo trascriverla qui, seppur non noiosa – perché ci sarebbe tanto da dire – sarebbe sicuramente troppo lunga. I tagli, in generale, hanno colpito i massimi teatri siciliani, le tante scuole, associazioni, centri studi di cui pare sia popolata la vita culturale nostrana, in apparenza assai meno viva di quanto poi non sia al momento di passare alla cassa.
Se sia giusto o no non è chiaro. Ma è chiaro il fatto che, se tutta l’Italia oggi non ride, la Sicilia da sempre piange. E dato che, tranne in occasioni specifiche, non sempre l’attività dei vari centri studi – perché abbiamo avuto pure la sfortuna di avere tra i nostri conterranei decine di pezzi non irrilevanti della storia culturale e scientifica italiana – è stata evidente, una sfoltita ci può pure stare. Sempre meglio dei preannunciati tagli lineari del 30%. E poi, una volta l’intellettuale era in prima fila nei momenti difficili, proponendo idee di soluzione ed esempi di sacrifici – cosa che oggi ha dimenticato di fare.
Tuttavia, la questione è politica, perché i nostri politici ben si guardano dal dire quel che, per buonsenso, si dovrebbe dire, e che in parte avete letto sopra. Non solo, ma fanno pure la morale al ministro Tremonti, che avendo studiato davvero, sa essere a volte sbrigativo e lapidario in alcuni giudizi. Forse fin troppo, non essendo soltanto un intellettuale ma ricoprendo una carica istituzionale. Però, se il nostro ministro delle Finanze dice che con la cultura non si mangia, si apre il cielo traboccante di improperi contro la barbarie berlusconiana, e in questo caso abbiamo visto spiccare, oltre che la sinistra ormai salottiera, pure il maestro di pensiero finiano, tal Luca Barbareschi – una mente! Mentre non è chiaro cosa diranno oggi Pd e Fli sui tagli proposti: tagliamo in cultura? Si può tagliare in cultura? Non si deve in generale, o si può, ma solo dopo attenta analisi? E questa analisi come è stata condotta?
Un’altra risposta dovrebbe arrivare circa altri tipi di fondi, dei quali pare nessuno si voglia interessare. Ora, capiamoci: che università, centri studi, parchi culturali, teatri eccetera eccetera, abbiano stillato e sprecato danaro pubblico è indubbio. Però, se non si parla per malafede, da Roma a Palermo si dovrebbe ricordare che ogni spreco è proporzionale alla portata della condotta, e i soldi non passano dai rettorati o dai direttivi, ma da comuni, provincie, regioni, ministeri, ecc. Cioè, sono in mano alla politica. E vedere la pagliuzza – che c’è, sia chiaro – nell’occhio delle accademie, e non vedere la trave in quello delle sanguisughe che campano di politica, è un atto – questo sì – di inciviltà, che fa leva sulla propaganda. Tra l’altro foraggiata proprio da chi la usa.
Perché questo è l’altro punto dell’esercizio provvisorio: la propaganda. Dal momento che non lo farà Lombardo – almeno, crediamo -, spieghino Pd e Fli perché, mentre si è accorte massaie sui conti dell’associazionismo isolano, poi si sia scialacquatori quando si tratta di “portare a conoscenza dei cittadini” i (ben pochi, pochissimi) risultati amministrativi. Tanto per intendere di che parliamo: il bilancio prevede 5 milioni di euro da spendere per ‹‹l’informazione a cittadini ed imprese›› sull’attività di governo. E all’inizio erano 10.
Sappiamo come va il mondo, e sappiamo che un’amministrazione pubblica ha delle spese che una famiglia – o un’università – non ha. Tacciamo per questo degli stanziamenti per le consulenze, perché dall’alto del nostro buonsenso (che in Italia rischia di diventare il basso della sprovvedutezza), pensiamo che una pachidermica struttura ne abbia bisogno. Tuttavia, se non Lombardo, qualcuno tra le fila della sua coesa maggioranza, si stacchi dalle ‹‹vecchie logiche››, abbia ‹‹un sussulto di dignità››¸ e sia buon scolaro di se stesso. Palermo, nonostante le strade italiane fatiscenti, non è poi così lontana da Roma, perché l’eco dei bei propositi espressi nella capitale si perda prima di arrivare nel nostro capoluogo. Prima di essere consumati, si potrebbe aspettare qualche giorno, perché di sermoni e di belle parole si tratta, non già di cannoli alla ricotta.

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