Sicilia, report: stagnazione e crollo consumi, ma l’export decolla

[fonte]

Due anni duri per l’economia siciliana. Una previsione di caduta del Pil in Sicilia del 3,5% e una smobilitazione di 40/45mila occupati pari ad un -3% rispetto al 2009 e con un saldo negativo di ben 83mila posti di lavoro perduti rispetto al 2006, anno in cui l’occupazione nell’Isola raggiunse il valore massimo negli ultimi 20 anni. Male anche i consumi, in ripresa solo l’export. Insomma una crisi recessiva, che, alla fine dell’estate 2008, ha assunto proporzioni storiche, incidendo in modo significativo su tutto il 2009.
E’ il dato che emerge dal “XXXIV Report Sicilia”, realizzato dal Diste, Dipartimento studi territoriali, in collaborazione con la Fondazione Curella e il Centro interdipartimentale per la ricerca ed il monitoraggio dell’economia e del territorio dell’Università degli Studi di Palermo.
IMPRESE Molte di esse sono fallite, altre hanno sfiorato la bancarotta. I siciliani infatti hanno dovuto tagliare in modo consistente le spese anche per l’acquisto di vestiti, scarpe, alimentari e bevande. Numerose le chiudure fra le piccole imprese operanti nella distribuzione, nell’artigianato, nell’industria manifatturiera, nelle costruzioni. Va male anche la produzione industriale: il numero degli occupati è sceso per il quarto anno consecutivo, collocandosi al livello più basso degli ultimi dodici anni. Le indagini campionarie Istat condotte presso le famiglie siciliane hanno accertato, con riferimento alla media del 2009, un numero di lavoratori pari a 129,6 mila unità, il 6% in meno rispetto al 2008. Sono cresciuti anche i dati relativi ai fallimenti (nel 2009 in Italia oltre 9 mila, +23% rispetto al 2008; in Sicilia l’aumento si è aggirato attorno al 12 per cento, con undici imprese fallite ogni diecimila registrate) e ai protesti. Ma i dati messi a punto dal Diste evidenziano anche che qualche segnale positivo c’é: infatti, grazie ad un cauto miglioramento del clima di fiducia degli operatori, la fase più acuta della recessione potrebbe essersi arrestata, o quanto meno mitigata, anche se il processo di normalizzazione sembra destinato a protrarsi nel tempo. Dopo che nel 2009 l’export ha registrato un -37% rispetto al 2008, e l’import (-38,6% rispetto al 2008), dai dati del primo trimestre 2010, si registra un miglioramento.
I flussi commerciali dell’Isola con il resto del mondo, infatti, hanno mostrato un consistente rilancio, chiudendo il periodo all’insegna di aumenti in termini monetari del 45,4 per cento le esportazioni e del 67,9 per cento le importazioni.
I consumi delle famiglie siciliane, come è emerso dall’indagine Diste/Fondazione Curella, effettuati con alcuni operatori del credito siciliani, diminuiscono in maniera significativa. I risultati delle inchieste condotte nell’autunno 2009 e a inizio primavera 2010 hanno segnalato flessioni di entità apprezzabile estesi alla maggior parte dei capitoli di spesa, a iniziare dal vestiario e abbigliamento, dai prodotti in pelle e calzature, agli alimentari e bevande, dai servizi di ristorazione e alberghieri a quelli per la cura della persona. Dovrebbero essersi salvati dalla tendenza fortemente riduttiva gli acquisti di beni e servizi per le comunicazioni e quelli per la mobilità

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