Cade il sindaco di Palagonia

Sabato 30 novembre 2010 è stata votata da 15 consiglieri comunali la sfiducia al sindaco di Palagonia avv. Francesco Calanducci.
Tra  quelli che hanno votato l’atto che pone fine al mandato di Calanducci, 10 sono componenti della maggioranza che lo aveva eletto, e fra questi  3 facevano parte dello stesso partito dell’ex primo cittadino: Malgioglio, Fazzino e l’ultimo arrivato ing. Astuti.
L’atto provoca un vero terremoto politico, infatti, 3 consiglieri del MPA e 4 dell’UDC sono stati espulsi dai rispettivi partiti.
Se dovesse essere confermata dagli organi competenti la regolarità del procedimento, (ci sono in tal senso opinioni discordanti), la città verrà amministrata, fino alla prossima tornata elettorale, da un commissario nominato dalla regione Sicilia.
TUTTO CIO’ REALIZZA L’ORIGINARIO PROGETTO FAGONIANO?
La candidatura di Calanducci, e comunque di ogni altro rispettabile cittadino palagonese, doveva essere lo specchietto per le allodole che, volendo contribuire al ricambio politico, non pensavano di votare nè con la destra nè con la sinistra.
L’ex sindaco Fagone, assicuratasi l’elezione al consiglio regionale, aveva bisogno di qualcuno a cui addossare la responsabilità di risanare i conti comunali, che egli e il padre avevano gravemente dissestato lasciando in eredità circa 12 milioni di euro di debiti.
Ciò doveva avvenire con un sindaco di personale riferimento che in silenzio continuasse la sua dissennata azione amministrativa  elargendo prebende e coprendo le precedenti nefandezze.
L’avv. Calanducci resosi conto  di tutto ciò, nonchè della gravità degli atti compiuti dal suo predecessore, ritenne, giustamente, di prendere le distanze da quel progetto.
Ma il consiglio comunale ha dimostrato di essere strumento inutile nelle mani della FAMIGLIA FAGONE: niente moralizzazione, niente programma politico, nessuna attività per risolvere i problemi delle famiglie, dei giovani, del lavoro e del decoro urbano, nessuna etica e nessuna appartenenza politica.
I consiglieri comunali non rispondono al popolo ma al PADRONE consentendo allo stesso di raggiungere i suoi obiettivi: PALAGONIA SENZA DEMOCRAZIA E SENZA SVILUPPO.

Si vedano in proposito i seguenti articoli:

[“La Sicilia”, domenica 31 ottobre 2010, p. 50]

Calanducci silurato all’unanimità – E mentre si svolgevano le operazioni di voto ignoti hanno pure sparato i fuochi d’artificio

Il Consiglio comunale di Palagonia ha approvato, ieri, la mozione di sfiducia nei confronti del sindaco, Francesco Calanducci, esponente del Movimento per le autonomie. Con voti unanimi e per appello nominale, 15 consiglieri (su 15 presenti) hanno sancito la conclusione anticipata dell’attuale esperienza istituzionale, determinando la decadenza del primo cittadino e degli organi collegiali.
Ai 13 firmatari dell’originaria proposta di sfiducia – letta in aula da Fabrizio Brancato, che ha sostituito il presidente del civico consesso, nonchè consigliere dimissionario, Mario Campisi – si sono aggiunti altri due sostenitori, Stefano Toro e il neoconsigliere, ing. Salvatore Astuti, che ha effettuato il giuramento di fedeltà in una sala gremita di cittadini. Alla seduta non hanno partecipato i consiglieri Mario D’Aviri, Giuseppe Milluzzo, Domenico Giustino, Salvatore Astuti e Gaetano Sipala.
Confermando anche ieri la sua assenza dai lavori dell’assise municipale, il sindaco Calanducci è caduto sotto i colpi del «fuoco amico» di tre rappresentanti del suo partito (Francesco Fazzino, Raffaele Malgioglio e Salvatore Astuti), del centrodestra (Carmelo Liggieri, Maurizio Garibaldi e Giovanni Campisi), del gruppo Udc (Bernardo Vaccaro, Giuseppe Astuti, Francesco Curcuruto e Fabrizio Brancato) e di liste civiche (Raffaele Benincasa, Gaetano Costanzo, Febronio Calcagno, Maurizio e Stefano Toro).
Le operazioni di voto e il dibattito sulla sfiducia sono stati temporaneamente interrotti – alle 12,05 – da un lungo applauso e dallo sparo contemporaneo di fuochi d’artificio, che hanno annunciato alla città (per un’iniziativa di ignoti) la cessazione anticipata delle funzioni politico-amministrative e il prossimo insediamento al Municipio di un commissario straordinario della Regione siciliana, che eserciterà i poteri sostitutivi fino alle prossime elezioni comunali.
Dal segretario generale del Comune, dott. Teresa Iocolano, non sono giunti ulteriori chiarimenti sui contenuti di una nota, che avrebbe voluto leggere in sala consiliare: «Non posso rivelare – ha detto dopo lo scioglimento della seduta, rispondendo a un nostro quesito – la provenienza e le determinazioni della missiva, che avrebbero interessato il civico consesso. Posso confermare, comunque, che la seduta è stata regolarmente convocata e che i lavori si sono svolti alla presenza del numero legale».
Il presidente Fabrizio Brancato ha smentito, al termine dei lavori consiliari, qualsiasi notifica o comunicazione tempestiva di dimissioni: «Le comunicazioni urgenti in aula, secondo le norme vigenti, devono essere effettuate all’apertura o prima dello scioglimento della seduta. Dopo gli adempimenti iniziali, il civico consesso ha accertato la sussistenza del numero legale, assistendo alle operazioni di surroga del ventesimo consigliere e al relativo giuramento di fedeltà. Qualcuno avrebbe forse voluto interrompere maldestramente l’esame della mozione di sfiducia, ignorando la regolare composizione del Consiglio».

LUCIO GAMBERA

le reazioni – E il senatore Mpa Enzo Oliva caccia i tre «consiglieri ribelli»

A nulla sono valse le ultime diffide del commissario regionale del Mpa, sen. Enzo Oliva, che ha comunicato, ieri, la definitiva espulsione dal partito dei tre «consiglieri ribelli, che hanno dimostrato di non potersi sottrarre ai condizionamenti ambientali. Pur tra mille difficoltà, il primo cittadino ha garantito un presidio di correttezza e legalità, avendo pure subito, nell’espletamento del mandato istituzionale, diversi attacchi personali e danni patrimoniali».
Con dichiarazioni in aula, tuttavia, la tesi del condizionamento e delle ostilità è stata respinta dai diretti interessati e da referenti del centrodestra, che hanno rivendicato «il diritto a una piena libertà d’azione, nel rispetto delle istanze supreme della comunità palagonese che, da oltre due anni, vive in condizioni inaccettabili di regresso economico e sociale. Il sindaco – si aggiunge nella mozione – si è distinto per diverse inadempienze nell’azione locale di governo, tralasciando il programma votato dal corpo elettorale».
Secondo il Mpa, la seduta consiliare si sarebbe svolta irregolarmente e in difetto di requisiti richiesti dalla legge: «La convocazione – ha sostenuto la direzione regionale del partito – non è stata notificata entro i termini previsti».
Non ha dubbi il Pdl, che esulta per «la fine di due anni e mezzo di immobilismo amministrativo. Finalmente è stata rimossa la cappa che ha soffocato lo sviluppo della città. Adesso si deve rilanciare – hanno concluso il deputato Marco Falcone e il dirigente Gaetano Benincasa – un progetto politico serio, restituendo serenità all’intera comunità».
Immediata la replica di Mario Campisi (Mpa), dimessosi da consigliere comunale, alle dichiarazioni di Falcone: «Non sa di cosa parla. Palagonia è stata messa in ginocchio da un condizionamento ambientale forte che dura da anni: le ripetute intimidazioni nei confronti del sindaco Calanducci e non solo, lo dimostrano. Falcone – ha aggiunto – parla di politica, ma dovrebbe sapere che i cittadini di Palagonia rischiano che venga loro impedito l’esercizio delle funzioni democratiche così come il sindaco Calanducci ha detto al Prefetto».
Con dichiarazioni univoche di voto, infine, si sono espressi Raffaele Benincasa («il mio giudizio è dettato da esclusive ragioni di coscienza»), Raffaele Malgioglio («qualcuno deve chiedere scusa ai cittadini»), Francesco Fazzino («brillano le assenze degli amministratori») e Maurizio Toro («si chiudono finalmente i rubinetti degli stipendi politici»).

LU. GAM.

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