La Confederazione Italiana degli Agricoltori risponde sul falso “made in Sicily”

COMUNICATO

Palermo lì, 12 ottobre 2010

L’ennesimo atto di agropirateria scoperto a Siracusa sui limoni Igp biologici, mette a nudo un fenomeno spesso denunciato ma mai seriamente perseguito. Per la Cia siciliana questo tipo di truffe danneggia i produttori e le produzioni siciliane che con grande fatica hanno ottenuto il riconoscimento del valore e della qualità anche all’estero. La Cia annuncia la costituzione di parte civile e chiede di estendere con urgenza i controlli a tutti mercati e lungo la filiera delle transazioni commerciali

Era già accaduto a Vittoria che il pomodorino tunisino venisse spacciato per siciliano. Ieri è toccato ai limoni di Siracusa. Per la Cia siciliana, quello sventato ieri a Siracusa sui limoni argentini spacciati per Igp Siracusa e per giunta biologici, quando invece realizzati in agricoltura convenzionale, è un atto criminale verso l’agricoltura siciliana e i suoi prodotti di qualità. E che si configura non solo come truffa ai consumatori finali che hanno il diritto di conoscere la provenienza dei prodotti alimentari che portano sulle proprie tavole. I più danneggiati sono gli agricoltori perché vedono vanificato uno sforzo durato decenni per la valorizzazione territoriale delle loro produzioni e l’attenzione verso produzioni ecosostenibili e ecocompatibili, tanto richieste dai consumatori, soprattutto del Nord Europa. “Così si rischia di ledere la credibilità del settore agroalimentare siciliano”, dichiara Carmelo Gurrieri, presidente regionale della Cia, nell’apprezzare l’operato dei Carabinieri di Rosolini e i Nas di Ragusa che hanno portato alla luce quanto denunciato da tempo dagli agricoltori, e cioè il cambio di etichetta su prodotti non locali e dalle tecniche di coltivazione e trattamento post-raccolta diverse da quelle dichiarate.

Contro i tanti impostori che utilizzano la buona immagine dei prodotti agricoli made in Sicily, mettendo in atto tentativi di truffa ai danni dei consumatori causando danni d’immagine incalcolabili per i produttori e le produzioni isolane – dichiara Gurrieri – la Cia è pronta a costituirsi parte civile”.

Il contrasto delle frodi e dell’agropirateria – sottolinea il presidente regionale della Cia – passa per l’estensione dei controlli a tutti i mercati e lungo la filiera della transazione commerciale, per questo da tempo la Cia ha chiesto azioni di tutela dei produttori e dei consumatori e di insediare una cabina di regia che coinvolga tutte le autorità preposte ai controlli nei punti di accesso dell’Isola”.

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