-7000 posti di lavoro in agricoltura nella provincia di Catania

[fonte]

Dal 2007 al 2009 circa 7 mila persone in meno sono state impiegate in agricoltura nella provincia di Catania. Negli elenchi anagrafici infatti gli addetti iscritti sono scesi da 35 mila a 28 mila in due anni, ai quali vanno aggiunti circa 2.000 operai, privi delle giornate lavorative minime, necessarie per percepire l’indennità di disoccupazione agricola. Undicimila lavoratori in meno, inoltre, hanno percepito l’indennità di disoccupazione.
Sono i dati della crisi del settore agrumicolo etneo resi noti dalla Flai Cgil. “Siamo in presenza, quindi – hanno affermato i segretari provinciale e confederale del sindacato degli agricoli Alfio Mannino e Giacomo Rota – di migliaia di lavoratori che non solo hanno perso il lavoro, ma che a causa delle attuali normative in materia previdenziale e assistenziale, che non prevedono, di fatto, nessun ammortizzatore sociale, sono ulteriormente penalizzati. Su questi operai agricoli pesa come un macigno la scelta sbagliata fatta con la modifica della legge sulla calamità”.
“Eppure – sottolineano i sindacalisti – l’anno scorso la produzione, secondo dati Fruttimpresa, ha registrato un aumento del 60% del raccolto; segno che non è la crisi produttiva a interferire negativamente sul destino dei lavoratori agricoli. E c’è dell’altro: il mancato rispetto del contratto di lavoro. L’altro fenomeno in espansione è il dilagare del lavoro nero. Se dagli elenchi provinciali scompaiono gli iscritti è perché nei campi aumentano gli occupati pagati sottobanco e gli enti preposti ai controlli sono senza personale”.
Secondo la Flai Cgil “i 2miliardi di euro per il piano di sviluppo andrebbero spesi per lo sviluppo e non dispersi in mille rivoli” e per questo lancia “un appello al governo nazionale e regionale di accendere finalmente i riflettori sulla condizione dei braccianti agricoli della nostra provincia. Se le risposte non arriveranno sarà inevitabile dare vita a una grande mobilitazione provinciale della categoria. Il rischio che salti la coesione sociale e la possibile tenuta democratica in tanti comuni della nostra provincia è concreto”.

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