La mappa delle nuove discariche in Sicilia

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Cara, vecchia discarica. La Regione è costretta a puntarvi ancora, rivedendo in corsa i suoi programmi, per scacciare il fantasma più evocato, di questi tempi: l´emergenza Campania. I termovalorizzatori? Pressoché bloccati, fra le diatribe con il governo nazionale e gli errori procedurali che hanno determinato la condanna della Corte di giustizia europea. Gli impianti intermedi di selezione e compostaggio? Realizzati solo in parte. La raccolta differenziata? Ferma al 6,7 per cento, primato negativo in Europa. E allora lo scenario non può essere rassicurante. Salvatore Raciti, direttore dell´Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, lo dice chiaramente: «Per ora non corriamo il rischio di una situazione esplosiva come quella campana: ma il 2008 doveva essere l´anno dei termovalorizzatori, e questi invece chissà quando saranno completati. Se non rivediamo la capienza delle discariche, l´emergenza scatterà certamente a fine anno». E allora ecco il cambio di rotta: «Stiamo ripensando il piano – dice Raciti – Amplieremo le discariche esistenti e ne apriremo di nuove».
Paradossi siciliani: l´intero piano rifiuti era “tarato” sulla realizzazione dei termovalorizzatori, e in funzione di quell´obiettivo è partita ed è andata avanti una strategia di riduzione delle discariche: erano 325 a metà degli anni ’90, sono diciotto oggi. Contrordine, adesso. Tornano di moda le vecchie, care, discariche. Il governatore Cuffaro nei giorni scorsi si è rivolto direttamente a Napolitano: «Viviamo anche noi la preoccupazione che anima gli abitanti della Campania. I termovalorizzatori restano l´unica valida soluzione. Com´è possibile che Pecoraro Scanio continui a bloccare tutto con norme e provvedimenti ad hoc?».
Parole pronunciate sabato scorso, che hanno alimentato una lunga polemica con Legambiente: Ermete Realacci, presidente della commissione Ambiente della Camera, si dice favorevole alla realizzazione degli inceneritori («sicuramente in misura molto minore rispetto a quella attualmente prevista») ma aggiunge che «questi impianti, nel piano della Sicilia, non sono una parte del ciclo, ma l´unico anello della catena dello smaltimento». Sulla stessa lunghezza d´onda il deputato della sinistra democratica Angelo Lomaglio: «Cuffaro è stato incapace di predisporre un ciclo integrato dei rifiuti coerente con le norme nazionali ed europee».
In mezzo c´è una guerra dei numeri: perché il governatore ribatte che «molti impianti di selezione e compostaggio sono in fase di realizzazione: erano 40 nel 2000, oggi ne sono in funzione circa 200 e presto arriveremo a 325». Al di là delle cifre, c´è un problema messo a nudo dalla Corte dei conti, nella relazione resa pubblica nell´aprile scorso: la raccolta differenziata ferma al 6,7 per cento, ben lontana da quella soglia del 35 per cento che, secondo lo stesso piano rifiuti, dovrebbe essere raggiunta entro il 2008. «È questo il cuore della questione», dice Paolo Mezzio, segretario regionale della Cisl, che invita il governo a convocare le parti sociali «per accelerare sul fronte di una avanzata politica dei rifiuti». Il rischio, di nuovo, è «che la Sicilia si infiammi come la Campania». Nell´Isola non si sono registrate, sinora, le barricate e le scene di disperazione dell´hinterland napoletano. Ma nella politica siciliana dei rifiuti è stato più marcato il carattere dello spreco: basti pensare agli Ato sorti come funghi, che in pochi anni hanno imbarcato centinaia di neo-assunti e 439 milioni di debiti. La legge per ridurli da 27 a nove è inattuata da un anno. «Nei prossimi giorni incontrerò i sindaci, conto di chiudere entro gennaio questo capitolo doloroso»; dice l´assessore alle Autonomie locali Paolo Colianni, che ammette però che ci sono due nodi non indifferenti da sciogliere: che fare dei neo-assunti, che fare dei debiti? Appunto. In questo clima, la Regione è costretta a rilanciare le discariche. Rischiando però di scatenare un nuovo contenzioso finanziario con i sindaci. «Per riaprire la discarica di Caltanissetta – dice il primo cittadino Salvatore Messana – servirebbero dai 5 ai 7 milioni. Noi, vista l´emergenza, non siamo contrari a questa soluzione. A patto che i costi non ricadano nuovamente sul bilancio del Comune».

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